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2 febbraio 2026

Solo il 26,5% degli studenti è iscritto a percorsi Stem. Ma la domanda sul mercato cresce

Lo rivela uno studio di Deloitte. E c'è un altro fattore allarmante: in Europa il dato è sostanzialmente fermo da oltre un decennio
Solo il 26,5% degli studenti è iscritto a percorsi Stem. Ma la domanda sul mercato cresce

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Mentre la domanda di competenze tecniche e scientifiche cresce sempre di più, solo il 26,5% degli studenti universitari europei è iscritto a percorsi di formazione terziaria in quest’ambito: è quello che risulta dai dati dell’Osservatorio STEM di Deloitte. La cosa più allarmante è che in Europa il dato è sostanzialmente fermo da oltre un decennio.

Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, ha spiegato l’importanza di istituire una Settimana delle STEM: “è un promemoria strategico: la capacità di un Paese di innovare, industrializzare nuove tecnologie e competere sulle catene del valore dipende in modo diretto dalla disponibilità di competenze scientifiche e tecnologiche”. Borsani parla di disallineamento strutturale: “più di un’azienda su due segnala difficoltà nel reperire profili con competenze adeguate. Non è un dato congiunturale: è un vincolo di crescita, che si traduce in ritardi nella realizzazione di progetti, costi di ricerca e selezione più elevati, e minore capacità di scalare l’innovazione”.

L’economia corre sempre più veloce, così come la competenza tecnologica; proprio la pressione competitiva globale è un fattore che rende complesso trattenere all’interno dell’azienda personale qualificato: secondo i dati, otto aziende su dieci chiedono interventi pubblici mirati a rafforzare l’offerta formativa nazionale e a potenziare gli scambi tra università e mondo del lavoro.

L’Osservatorio STEM di Deloitte sottolinea l’importanza per l’Ue di accelerare sulla diffusione di competenze STEM: “In una fase storica in cui intelligenza artificiale, automazione e transizione digitale ridisegnano mercati e produttività, le STEM diventano una vera e propria infrastruttura strategica per la competitività. E come tutte le infrastrutture, richiede investimenti continui, governance e una logica di sistema”.

Il divario di genere pesa sulla crescita di un continente

Un problema che riguarda anche il genere: infatti, le donne iscritte a facoltà STEM sono meno rispetto agli uomini. Nel 2023, si parla solo di 32,2% donne iscritte a ingegneria e ICT, con una crescita di appena 0,3% rispetto al 2022. L’unico ambito in cui si è raggiunta la parità è quello di scienze naturali, matematica e statistica, con il 50,6% di iscritte.

“Quando le donne restano ai margini dei settori a più alto valore aggiunto, si consolida una segmentazione del mercato del lavoro in cui l’accesso alle professioni meglio retribuite, più dinamiche e con maggiori prospettive di leadership rimane sbilanciato. In parallelo, la mancanza di diversità nei team che progettano tecnologie e servizi digitali incide sulla dimensione civile dell’innovazione: sistemi e prodotti rischiano più facilmente di incorporare bias, di non rispecchiare bisogni differenti e di amplificare le disuguaglianze anziché ridurle”, continua Borsani. In questo modo, spiega il presidente della Fondazione Deloitte, “un continente che non riesce ad attivare pienamente il proprio potenziale femminile nelle aree tecnologiche, riduce ulteriormente la propria capacità di crescita”.

Rappresentazioni culturali e sociali incidono sulla scelta delle materie

Oggi, il 51% degli studenti di materie tecniche e scientifiche indica la famiglia come fattore decisivo per fare la scelta sul proprio futuro: tra i giovani intervistati da Deloitte, sei studenti non STEM su dieci dichiarano di aver considerato un percorso scientifico, ma molti vi hanno rinunciato perché lo hanno ritenuto “troppo difficile” (33%) o perché convinti di “non essere portati” (30%).

Una dinamica ancora più marcata per le ragazze: oltre sette su dieci tra studentesse e giovani lavoratrici STEM dichiarano di aver assistito a episodi discriminatori e il 48% delle studentesse afferma di averli subiti in prima persona. La conseguenza è doppia: si riduce l’ingresso nei percorsi e aumenta la dispersione lungo i percorsi formativi e professionali.

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