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16 febbraio 2026

Pepe apre a Milano: Luca Fantin guida il nuovo hub gastronomico di Palazzo Fendi

Tre piani di cucina e cocktail segnano il passaggio del brand a una piattaforma multi-concept
Pepe apre a Milano: Luca Fantin guida il nuovo hub gastronomico di Palazzo Fendi

Federico Silvio Bellanca
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Federico Silvio Bellanca

Qualità ed eleganza senza eccessivi formalismi, questa la formula con cui Langosteria ha costruito negli ultimi diciotto anni un posizionamento riconoscibile, centrato su una cucina di mare e un servizio strutturato, inserito ambienti coerenti con un’idea di lusso urbano di matrice milanese.

Passo dopo passo il ristorante ha prima conquistato la città e poi si è espanso anche fuori dai confini meneghini. Ora il gruppo guidato da Enrico Buonocore apre una fase nuova, che va oltre l’espansione geografica, e si muove verso la diversificazione del format.

È proprio di queste ore la notizia dell’apertura del nuovo progetto si chiama Pepe – Barra Italiana, che aprirà al quarto piano di Palazzo Fendi, in via Montenapoleone, all’interno di un vero e proprio hub gastronomico su tre livelli che comprende al quinto piano Langosteria Montenapoleone e al sesto Langosteria Ally’s Bar, il primo cocktail bar del gruppo. La vera notizia per gli appassionati è che la supervisione della proposta culinaria è affidata a Luca Fantin, corporate executive chef con un passato alla guida della cucina Bulgari. È il primo tassello di un percorso che segna il passaggio da brand mono-specialistico a piattaforma multi-concept.

Dal pesce alla “barra”: una scelta strategica

Langosteria nasce nel marzo 2007 in via Savona 10, con un menu incentrato sull’eccellenza del pesce e una cantina costruita per sostenere un posizionamento alto di gamma. Nel tempo il gruppo ha ampliato il perimetro: Langosteria Bistrot (2012), il temporary restaurant a Expo 2015, Langosteria Café (2016), l’approdo a Paraggi nel 2017 – con l’acquisizione dei Bagni Fiore nel 2021 e la gestione diretta dal 2024 – fino all’ingresso di Archive, controllata da Ruffini Partecipazioni Holding, che nel 2018 ha acquisito il 40% del capitale.

L’iniezione di capitale e governance ha sostenuto l’espansione internazionale: Parigi nel 2021 al Cheval Blanc, St. Moritz nel 2023, con ulteriori aperture previste a Londra e Porto Cervo nel 2026. Nel 2024 Langosteria è entrata in Fondazione Altagamma, primo brand della ristorazione a farne parte.

Finora, tuttavia, la crescita è rimasta coerente con un asse identitario forte: il pesce come centro dell’esperienza. Pepe introduce un cambio di paradigma, portando fuori la proposta dal concept seafood e passando a un ristorante di cucina italiana che amplia l’offerta merceologica e il target potenziale, senza dubbio con un occhio puntato verso l’estero.

Il format: 36 coperti, tre banconi, cucina a vista

Pepe si sviluppa attorno a tre banconi che accolgono 36 ospiti, con cucina completamente a vista. Il modello è quello del bancone come luogo di relazione diretta tra brigata e cliente, con un’impostazione che privilegia condivisione e convivialità. All’ingresso un bar con carta dedicata ai classici della mixology italiana e una selezione mirata di amari rafforza l’identità nazionale del progetto.

In menu, una selezione di formaggi e salumi, paste fresche del giorno, specialità di pesce, carne e verdure legate alla stagionalità. Il focus si sposta dunque dall’ingrediente iconico – il pesce di alta gamma – a un repertorio più ampio della cucina italiana. Dal punto di vista economico, questo comporta una maggiore elasticità sui costi delle materie prime e una gestione meno esposta alla volatilità del mercato ittico.

La scelta di una capienza limitata (36 coperti) indica un posizionamento premium, coerente con il contesto di Palazzo Fendi e con la clientela internazionale di via Montenapoleone. Allo stesso tempo, il modello del servizio al bancone consente un’elevata rotazione e un’esperienza più informale rispetto al ristorante fine dining classico, ampliando le occasioni di consumo.

Diversificazione e gestione del rischio

Dal punto di vista imprenditoriale, Pepe rappresenta un’operazione di diversificazione correlata: il gruppo rimane nell’alta ristorazione, ma amplia il perimetro gastronomico e il linguaggio di marca. È una mossa che riduce la dipendenza da un unico concept e consente di testare un nuovo brand in un contesto controllato – lo stesso edificio che ospita Langosteria Montenapoleone e Ally’s Bar.

Il fatto che l’apertura avvenga all’interno di un palazzo che ospita più insegne del gruppo crea sinergie operative e al tempo stesso differenzia l’offerta. In termini di portafoglio, Langosteria si avvicina al modello delle grandi hospitality company internazionali, capaci di presidiare segmenti diversi sotto un’unica regia.

Il passaggio successivo sarà verificare se Pepe rimarrà un laboratorio milanese o diventerà un format esportabile, come è accaduto per Langosteria a Parigi e St. Moritz. In entrambi i casi, l’operazione segnala che il gruppo non punta soltanto all’espansione geografica, ma alla costruzione di un ecosistema di marchi. Un’evoluzione coerente con l’obiettivo dichiarato da Buonocore: trasformare Langosteria in un brand globale della ristorazione di lusso.

 

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