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24 febbraio 2026
Sanremo oltre l’Ariston: tra Festival, lavoro e sapori, una mappa gastronomica per vivere la città tutto l’anno, non solo a febbraio
Un esercito di appassionati si riversa a Sanremo ogni anno, chi alla ricerca della foto con il proprio cantante preferito, chi per vivere l’emozione del tappeto rosso, chi invece per seguire e partecipare lavorativamente alla kermesse. E in prossimità dell’Ariston le piazze affollate e i locali con le file davanti sembrano pronti ad accogliere le persone che accorrono in Liguria per una settimana. A cornice dell’evento musicale più famoso dell’anno esistono in città percorsi gastronomici, interessanti da scoprire in questi giorni, ma anche da elogiare e frequentare tutto l’anno.
Per selezionare gli indirizzi da mettere sulla mappa in Riviera ci siamo rivolti a chi in città arriva per lavorare: Elisa Teneggi, giornalista culturale per diverse testate, ormai da anni si sposta sulla costa ligure per seguire il Festival con uno sguardo che tiene insieme musica, gastronomia e cultura visiva. La sua mappa personale evita la prossimità immediata con l’Ariston e si concentra sulla qualità. Ecco cinque consigli di chi Sanremo è abituato a viverla:
1. Babeuf
Nei vicoli della città alta è sito un ristorantino contemporaneo costruito su piattini stagionali. Ai fornelli troviamo la supervisione di Tommaso Sorgentone, diviso tra Sanremo e Milano dopo il percorso di formazione con Niko Romito. La formula consente soste brevi o prolungate, adattandosi alle agende variabili della settimana festivaliera, con una frequentazione che mescola addetti ai lavori e pubblico locale.
2. Paolo & Barbara
Indirizzo storico della ristorazione ligure e stella Michelin, legato in modo strutturale all’azienda agricola di proprietà. La figura di Paolo Masieri è stata al centro del documentario “Cuoco e contadino” di Luca Guadagnino, girato negli spazi produttivi che costituiscono l’origine concreta della cucina del ristorante. Gli stessi orti sono poi riapparsi in “Io sono l’amore”, stabilendo un legame diretto tra cinema e paesaggio agrario.
3. Piña Social Club
Nella Pigna, la parte alta della città che durante il Festival lavora come piattaforma parallela alla programmazione ufficiale, si trovano live musicali, bevute essenziali e una densità fisica che riporta la manifestazione a una dimensione di club e di ascolto dal vivo. La programmazione off costruisce un calendario autonomo che intercetta musicisti, operatori culturali e pubblico in cerca di contesti meno regolati.
4. Robespierre
Sul fronte mare troviamo un locale d’angolo pensato per cene informali e aperitivi rinforzati. Una sosta funzionale tra interviste, dirette e spostamenti continui, con una modalità di consumo che non richiede tempi lunghi e che restituisce per qualche ora una dimensione balneare alla città in pieno inverno.
5. La Pignese
Carrello dei dolci, un’ottima cantina, picagge al pesto. Il compianto Maestro Peppe Vessicchio, alla Pignese, mangiava spesso, scegliendo le ore diurne per evitare l’assembramento di curiosi e fotoreporter. Vecchia scuola per star bene e per sentirsi meno turisti e più parte della città.