La mossa riapre il dossier successorio tra i numerosi eredi e riaccende il confronto sugli equilibri della holding
Nuovo capitolo nella complessa partita sull’eredità del fondatore di Luxottica, scomparso nel 2022, che coinvolge gli otto figli e la governance della holding di famiglia. Secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni di stampa, Leonardo Maria Del Vecchio, l’unico dei figli ad avere al momento un ruolo operativo nel gruppo, avrebbe comunicato agli altri soci l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione sulle quote del 12,5% ciascuna detenute dai fratelli Luca e Paola. Le partecipazioni fanno capo alla holding lussemburghese Delfin, la cassaforte che controlla asset strategici, prima fra tutti il 32% di EssilorLuxottica, per un valore complessivo stimato intorno ai 55 miliardi di euro.
La mossa riapre il dossier sulla successione, rimasto bloccato tra contenziosi e ricorsi in Lussemburgo. Sempre secondo quanto emerso, la sorella Marisa avrebbe chiesto alla stessa Delfin di valutare l’esercizio del diritto di riscatto sulle medesime quote, aprendo uno scenario alternativo che potrebbe ridefinire gli equilibri interni.
I fatti chiave
- Leonardo Maria Del Vecchio intende esercitare il diritto di prelazione sulle quote del 12,5% detenute dai fratelli Luca e Paola nella holding lussemburghese Delfin.
- Il 25% oggetto del possibile riassetto vale, ai prezzi teorici di mercato, circa 14 miliardi di euro, cifra che rende complessa qualsiasi operazione.
- La mossa si inserisce in una vicenda più ampia iniziata nell’autunno 2025, quando due eredi avevano chiesto di rendere le proprie partecipazioni trasferibili, aprendo un contenzioso.
- In parallelo, la sorella Marisa ha chiesto alla stessa Delfin di valutare l’esercizio del diritto di riscatto sulle medesime quote.
- Sullo sfondo resta la richiesta di proroga dei termini per l’esercizio dei diritti e la futura determinazione giudiziale del valore delle partecipazioni.
Il nodo della trasferibilità
La vicenda affonda le radici nell’autunno 2025, quando Luca e Paola Del Vecchio avevano chiesto l’autorizzazione a conferire le rispettive quote in un veicolo separato per renderle negoziabili e potenzialmente finanziabili dal sistema bancario. L’assemblea dei soci non aveva però raggiunto la maggioranza qualificata richiesta.
Da qui il ricorso al giudice in Lussemburgo, chiamato a determinare un valore di riferimento per consentire l’eventuale trasferimento, alla luce della normativa locale che limita i vincoli permanenti all’uscita da una società.
Il valore della partita
A valori teorici, il 25% di Delfin oggetto del possibile riassetto è stimato attorno ai 14 miliardi di euro. Una cifra che rende complesso immaginare un’operazione sostenuta solo con leva finanziaria, sia nel caso di un acquisto diretto da parte di Leonardo Maria sia in quello di un intervento della holding stessa.
Delfin, che negli ultimi esercizi ha registrato utili superiori al miliardo ma anche un indebitamento nell’ordine dei 3 miliardi, dovrebbe sostenere un esborso straordinario per procedere a un eventuale riscatto.
La richiesta di proroga
Nel frattempo, è stata richiesta al tribunale lussemburghese una proroga di almeno 90 giorni rispetto alla scadenza per l’esercizio dei diritti di prelazione e riscatto. Un differimento che, se concesso, rinvierebbe anche la determinazione giudiziale del prezzo, elemento cruciale perché fisserebbe un valore valido per tutti i soci.
La partita resta dunque aperta. Non si tratta solo di un passaggio generazionale, ma di un riassetto che potrebbe incidere sulla governance di una delle principali holding europee e, indirettamente, sugli equilibri dell’azionariato di EssilorLuxottica.