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20 febbraio 2026

Andrea Pignataro supera Giovanni Ferrero: è la nuova persona più ricca d'Italia

Il fondatore di Ion Group, società di software e dati finanziari, ha adesso un patrimonio di 42,8 miliardi di dollari
Andrea Pignataro supera Giovanni Ferrero: è la nuova persona più ricca d'Italia

Andrea Pignataro (foto Hollie Adams/Bloomberg)

Matteo Novarini
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Matteo Novarini

Andrea Pignataro, fondatore della società di software e dati finanziari Ion Group, è diventato la persona più ricca d’Italia. Secondo la classifica in tempo reale di Forbes, il suo patrimonio è salito a 42,8 miliardi di dollari: mezzo miliardo in più di quello di Giovanni Ferrero.

Erano più di quattro anni che Ferrero occupava ininterrottamente la testa della classifica. L’ultimo a scavalcarlo, per un breve periodo, era stato Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica.

Chi è Andrea Pignataro

Pignataro è nato nel 1970 a Bologna, dove si è laureato in economia. Ha ottenuto un dottorato in matematica all’Imperial College di Londra, poi ha lavorato in Salomon Brothers, storica banca d’affari di Wall Street, confluita in Citigroup alla fine degli anni ’90. Ha fondato Ion nel 1999.

È uno dei più riservati tra i miliardari italiani. Non parla quasi mai con i giornali e circolano poche sue foto, perlopiù datate. Si sa che ama la vela e che negli anni ha investito nell’immobiliare tra Sankt Moritz, Londra, Milano, Pisa e Sardegna. Ha speso anche 300 milioni per Canouan Estate, una proprietà di 1.280 acri con ville e hotel di lusso a Saint Vincent e Grenadine, nei Caraibi. A titolo personale ha fatto anche una puntata fuori dal mondo della finanza e dei dati quando ha investito in Macron, un marchio di abbigliamento sportivo della sua città.

Che cosa fa Ion Group

In una delle sue poche interviste, rilasciata nel 2023 al Sole 24 Ore, Pignataro ha raccontato come è nata l’idea di Ion Group: “Venivo dal mondo della ricerca ed ero esterrefatto da quanto tempo fosse sprecato quotidianamente da persone sofisticate – molte con PhD – nel prendere decisioni in modo algoritmico: non c’era né automazione, né software. Questa ‘sorpresa’ mi ha permesso di individuare un’esigenza di mercato allora non soddisfatta”. Nacque così, si legge nell’articolo, l’idea di una ‘algo-azienda’, cioè un’azienda basata sugli algoritmi.

Pignataro ha detto di avere costruito un “ibrido” che unisce “la disciplina, la velocità e la capacità di esecuzione dei grandi fondi” a “un orizzonte temporale permanente, da holding industriale. Ion ha sempre una ‘entrance strategy’, ma non ha una ‘exit strategy’, una strategia di vendita”.

Negli anni Pignataro ha aggregato aziende – tutte non quotate – che vanno da Dealogic, una piattaforma di analisi e contenuti finanziari, a Fidessa, una società di software per il trading. Nel complesso, il valore degli asset è stimato in circa 30 miliardi di dollari. Tra i suoi clienti ci sono aziende come Amazon e Microsoft e circa il 30% delle banche centrali del mondo.

Il salto di qualità, ha scritto Vittorio Malagutti sull’Espresso, è avvenuto quando Ion ha cominciato a collaborare con Mts, il mercato telematico dei titoli di stato italiani ed europei. Mts era presieduto all’epoca da Giorgio Basevi, di cui Pignataro era stato allievo a Bologna. Il ruolo di Ion in Mts, ha scritto Malagutti, permise a Pignataro di consolidare rapporti con colossi finanziari quali Deutsche Bank, Barclays e JpMorgan.

Il “Bloomberg italiano”

Pignataro è stato definito spesso “il Bloomberg italiano”. Con Michael Bloomberg – oggi la 17esima persona più ricca del mondo, con un patrimonio di 109,4 miliardi di dollari – condivide (in parte) il settore d’affari e i trascorsi in Salomon Brothers. “Facciamo un lavoro simile e a volte in competizione”, ha detto Pignataro al Sole nel 2023. “Bloomberg è principalmente una media company. Ion si occupa di automazione e digitalizzazione dell’industria fintech. Dieci anni fa Bloomberg era 30 volte più grande di noi, oggi è scesa a tre volte. Forse nel 2030 saremo alla pari”.

La cassaforte di Pignataro si chiama Bessel Capital e ha sede in Lussemburgo. Secondo l’ultimo bilancio, ha scritto il Corriere della Sera, lo scorso anno ha registrato utili per 151 milioni di euro, con un incremento del 146% sull’anno precedente.

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Pignataro in Italia

Negli ultimi anni Pignataro ha investito molto in Italia: 5,7 miliardi di euro dal 2021 al 2024. Ha comprato Cerved, agenzia di informazioni commerciali, e Cedacri, che fornisce servizi informatici alle banche. È stato azionista di Mps e della Banca Illimity di Corrado Passera ed è azionista della Cassa di Risparmio di Volterra. Nel 2024 ha rilevato Prelios – l’ex Pirelli Real Estate, che dai servizi immobiliari si è allargata ai crediti deteriorati – per 1,35 miliardi.

Nel giugno 2025 ha chiuso un contenzioso con il fisco italiano pagando 280 milioni, a fronte di una contestazione iniziale da 1,2 miliardi, senza ammettere responsabilità.

La minaccia dell’intelligenza artificiale

Oggi la crescita di Ion Group, secondo alcuni osservatori, è minacciata da quella dell’intelligenza artificiale. Pochi giorni fa il Financial Times ha spiegato che l’avvento di nuovi strumenti di programmazione, come quelli rilasciati da Anthropic nelle ultime settimane, potrebbero stravolgere il settore dei software e dei dati finanziari. Il risultato, ha raccontato sempre il Ft, è che i mercati hanno messo sotto forte pressione le obbligazioni di Ion, che con le tante acquisizioni compiute negli anni ha portato i propri debiti a circa 10 miliardi di dollari e ha visto salire il rapporto tra debito e margine operativo lordo a otto volte.

Pignataro ha risposto ai timori legati all’intelligenza artificiale in un intervento sui canali ufficiali dell’azienda, intitolato The Wrong Apocalypse, ‘L’Apocalisse sbagliata’. “Il mercato si comporta come se ‘L’IA può svolgere il compito’ equivalesse a ‘L’IA può rimpiazzare il sistema’”, ha scritto tra l’altro. “È una fallacia logica di sostituzione. Il software aziendale non è, in primo luogo, uno strumento per svolgere lavori intellettuali. È uno strumento per coordinare il lavoro cognitivo nei confini organizzativi, in condizioni di fiducia non totale”.

Secondo Pignataro, “il mercato sta andando nel panico per la ragione sbagliata. La cosa di cui avere paura non è se l’intelligenza artificiale possa sostituire singoli strumenti di software. È ciò che avviene quando le istituzioni che invitano l’IA a partecipare ai loro ‘giochi linguistici’ (l’insieme di regole e convenzioni che governano le interazioni aziendali, ndr) scoprono di averle insegnato a giocare senza di loro. Questa domanda troverà risposta nel prossimo decennio, attraverso l’insieme delle scelte di milioni di aziende che prenderanno la decisione – razionale a livello individuale e catastrofica a livello collettivo – di addestrare i loro sostituti”.

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