
Andrea Stella, team principal della McLaren in F1.
Quando reclutava neolaureati per la Ferrari, l’ingegner Luigi Mazzola organizzava spesso i colloqui sul circuito di Fiorano, di proprietà della scuderia. Quasi mai poneva domande tecniche. “Mi interessava capire se ci fosse la passione, volevo vedere gli occhi delle persone quando entravano in pista. In Formula 1 non esistono giorno e notte, si è a disposizione della squadra 24 ore al giorno, si è sempre lontani da casa. Se non la si ha dentro, è meglio lasciar perdere”. Nel 2000 Mazzola incontrò un giovane ingegnere umbro di nome Andrea Stella. “Me lo segnalò un professore della Sapienza, mio caro amico, che lo aveva avuto come studente. Dopo il primo colloquio, per me era già assunto. Mi colpì la sua capacità di esprimere e usare le emozioni”.
Oggi Stella è il team principal della McLaren, cioè il vertice sportivo della scuderia che ha dominato l’ultimo Campionato del mondo. Il 13 dicembre 2022 ha ereditato una squadra che aveva chiuso la stagione al quinto posto nella classifica costruttori e conquistato un solo podio. Il 7 dicembre 2025 ha festeggiato il titolo piloti di Lando Norris, che mancava alla McLaren dal 2008. Nel mezzo due titoli costruttori, i primi dal 1998. “Non sono sicuro di quale sia stato il mio contributo, perché non disegno la macchina, non la progetto, non la produco”, ha detto all’Ansa alla fine della stagione 2024. “In realtà credo che il mio ruolo sia stato aiutare le persone in McLaren a riconoscere il proprio contributo”.
Stella è nato il 22 febbraio 1971 e viene da Sferracavallo, frazione di Orvieto. La madre faceva la fioraia, il padre aveva una ditta di impianti elettrici di cui ora si occupa l’altro figlio. Lo sport di famiglia era il calcio — da ragazzino Stella giocava trequartista —, ma alle medie si è innamorato dell’automobilismo. “Andavo sempre a vedere la Cronoscalata della Castellana, a pochi chilometri da Orvieto”, racconta a Forbes Italia. Leggeva Autosprint tutte le settimane. “Però non ho mai sognato di fare il pilota: a me piaceva disegnare le macchine sulla carta millimetrata”. Dopo il liceo si iscrisse a ingegneria alla Sapienza. “In particolare aeronautica e dei materiali, anche perché avevo letto che quelle erano le specializzazioni scelte da grandi progettisti come Adrian Newey e avevo capito che esistevano molti aspetti in comune tra l’aeronautica e la parte tecnica della Formula 1”.
Ottenne un dottorato ed entrò in Ferrari proprio mentre la scuderia apriva uno dei più grandi cicli vincenti nella storia della F1. “Ho lavorato con Jean Todt, Luca di Montezemolo, Ross Brawn, Rory Byrne, Stefano Domenicali, Michael Schumacher”, ha ricordato nel podcast Beyond the Grid della F1. “C’erano così tante cose che potevi assorbire per diventare una versione migliore di te stesso”. Lavorò per due anni nella squadra test, poi divenne veicolista di Schumacher, quindi di Kimi Raikkonen. Nel 2009 diventò ingegnere di pista del pilota finlandese, tra il 2010 e il 2014 ebbe lo stesso ruolo con Fernando Alonso. Nel 2015 lasciò la Ferrari per la McLaren assieme allo stesso Alonso.
In Inghilterra le sue responsabilità sono cresciute fino alla nomina a team principal. In questo ruolo gestisce circa mille persone, in buona parte specialisti di campi molto diversi tra loro. È lui a dover prendere decisioni in un contesto di pressione estrema e tempi strettissimi, sulla base di un’enorme mole di dati. E sempre lui deve capire quando quei numeri vanno ignorati. Lo ha imparato soprattutto nel pomeriggio peggiore della sua carriera: il 14 novembre 2010, ad Abu Dhabi, i computer suggerirono alla Ferrari una mossa tattica che costò il Mondiale ad Alonso. Avrebbe dovuto aspettare a lungo per riscattarsi, conquistando sulla stessa pista il titolo costruttori del 2024 e quello piloti del 2025.
Stella ha attraversato anche gli anni più bui di una delle scuderie storiche della F1 — attiva dal 1963 e vincitrice di 23 mondiali tra piloti e costruttori — e un rilancio economico che non può essere scisso da quello sportivo. Nel 2018 la McLaren registrava 137 milioni di dollari di perdite, a fronte di ricavi per 165. Nel 2020 fu vicina al fallimento: per salvarsi chiese un prestito da 150 milioni di sterline alla banca nazionale del Bahrein, cedette una quota di minoranza, tagliò 1.200 persone, vendette lo storico stabilimento di Woking, nel Surrey, con un accordo di sale-and-lease-back (in sostanza, lo cedette per poi riprenderlo in affitto). Nel 2021 lanciò un bond da oltre 600 milioni.
Se Stella è stato il regista del rilancio tecnico, quello del rilancio economico si chiama Zak Brown. È americano, è nato anche lui nel 1971 e da giovane sognava di diventare pilota. Quando si rese conto di non avere abbastanza talento, virò sul marketing nel mondo dei motori. Nel 1995 fondò la società Just Marketing International, che vendette nel 2013 per 76 milioni di dollari. Divenne executive director di McLaren Technology Group nel 2016 e amministratore delegato di McLaren Racing nel 2018. Per risanare i conti ha ribaltato il modello di business della F1. In passato, l’idea era che il modo migliore per fare soldi fosse vincere e attrarre così più sponsor. Come ha spiegato Ricky Paugh, fondatore della società di consulenza 1440Sports, Brown “ha detto: ‘Rendiamoci davvero visibili, guadagniamo sponsor e trattiamoli molto bene. Poi reinvestiremo quei soldi negli ingegneri e nelle persone, e così vinceremo le gare’”. La valutazione della scuderia è passata dai 620 milioni di dollari del 2019 ai 4,4 miliardi attuali. Nel 2024 McLaren ha registrato 614 milioni di ricavi e 61 di utile. Oggi, a differenza di altre squadre di F1, è un’entità distinta rispetto all’automotive: due anni fa Mumtalakat, il fondo sovrano del Bahrein, proprietario di McLaren Group, ha venduto McLaren Automotive agli emiratini di Cyvn. In sostanza, McLaren Racing è un’azienda a sé che ha come core business le corse.
È stato Brown a scegliere Stella come team principal. Gli offrì il ruolo già nel 2018, ma ricevette un rifiuto. “All’epoca”, ha spiegato Stella ai canali ufficiali della F1, “pensai che la mia attenzione dovesse essere rivolta agli aspetti tecnici e a risolvere le difficoltà di prestazione”. Disse di sì, dopo qualche giorno di riflessione, alla seconda proposta. Brown ha descritto Stella come una persona che “guida con l’esempio”, “non politica”, a cui “non interessa niente a parte la prestazione. Perciò non è distratto da tante altre attività, come magari accade ad altri capi delle scuderie. Vuole essere in ogni singola riunione”. Per Mazzola, “Brown e Stella si integrano perfettamente. Sono l’uomo di marketing e l’ingegnere, il leader d’azienda e il pistaiolo”.
Anche la ripresa sportiva è passata per scelte radicali. Stella ne compì una già poche settimane dopo la nomina a team principal: a inizio stagione, quando tutti professano ottimismo, ammise che lo sviluppo dell’auto era stato deludente e che ci sarebbero voluti mesi per diventare competitivi. “La trasparenza implica la costruzione di un rapporto di fiducia con le persone, e la condivisione delle informazioni genera un’ulteriore spinta nella circolazione delle idee e nella prevenzione di ulteriori problemi”, dice. “È un circolo virtuoso, che richiede impegno ed energia per essere alimentato, ma che produce un effetto positivo. Sia in termini concreti — ad esempio, più idee sul tavolo significano più possibilità di trovare le soluzioni giuste a un problema —, sia in termini più intangibili: fidarsi del prossimo, condividere idee ed emozioni rende l’atmosfera sul luogo di lavoro più piacevole e feconda. Questo è, in definitiva, un modo di generare performance e ottenere il massimo dal potenziale umano, quello che fa la vera differenza”.
Anche le vittorie della scorsa stagione sono state il frutto di una decisione coraggiosa: cambiare in modo drastico l’auto che aveva vinto il titolo costruttori nel 2024. “Alcuni elementi hanno messo alla prova le nostre conoscenze”, ha detto Stella. “Ora posso dire che durante l’inverno non ero del tutto sicuro che non ci fossimo spinti troppo in là in termini di innovazione. Non l’ho mai detto a Zak. Lo rassicuravo sempre: ‘Non preoccuparti, è tutto sotto controllo’”.
La scelta più discussa è stata forse nella gestione dei piloti, Lando Norris e Oscar Piastri. La McLaren ha rifiutato di designare una prima e una seconda guida, e nel 2025 ha permesso a entrambi di giocarsi le loro possibilità di titolo fino all’ultima gara. Una politica — opposta a quella della Red Bull di Max Verstappen e della Ferrari dell’era Schumacher — di cui Stella conosce bene i rischi: nel 2007, quando era al fianco di Raikkonen, vinse il Mondiale anche approfittando della competizione interna tra i piloti McLaren, Hamilton e Alonso.
Per i critici, la mancanza di gerarchie ha portato Norris e Piastri a togliersi punti a vicenda, ha causato contatti in pista tra i due ed è stata la ragione per cui la McLaren ha vinto il titolo piloti solo all’ultima gara. Per la squadra, ha contribuito a tenere entrambi motivati e ha permesso di creare una superiorità numerica nella battaglia con Verstappen, carta tattica decisiva nell’ultimo gran premio del 2025. “Quando si hanno due piloti che danno il meglio e si studiano anche nelle telemetrie, il risultato complessivo sarà migliore”, ha detto Stella alla Gazzetta dello Sport. “McLaren è veloce anche grazie a Norris e Piastri, che si spingono a migliorarsi”.
La questione, in ogni caso, è filosofica oltre che sportiva. Brown ha detto che avrebbe preferito un epilogo come quello del 2007 piuttosto che sacrificare uno dei due piloti quando entrambi potevano vincere. “Ne ho parlato con alcune persone del team”, ha dichiarato Stella. “Dicevo: ‘Non stiamo solo cercando di vincere, ma stiamo anche cercando di ricordare a noi stessi qual è lo scopo di quello che facciamo’”. L’obiettivo è “non essere solo chi vuole vincere, ma anche chi, all’interno di uno sport così competitivo, comunque pensa che alcuni valori siano importanti e vuole portare avanti un certo tipo di cultura”.
La cultura è un tema su cui Stella, che lavora nello stesso open space di ingegneri aerodinamici in cui lavorava prima di diventare team principal, insiste spesso. Pochi mesi fa, dopo che un errore della squadra ha prodotto la squalifica di entrambe le vetture a Las Vegas, ha parlato di “no blame culture”, cioè della necessità di non attaccarsi a vicenda nelle difficoltà e di non vivere nel rimpianto. Gli piacerebbe replicare, nella sede della McLaren, il ‘museo degli errori’ dove Enzo Ferrari raccoglieva i pezzi di macchina che si erano rotti in gara. Non per rinfacciare gli sbagli, ma per non ripeterli. Nell’intervista alla Gazzetta ha citato un verso di Niccolò Fabi: ‘Costruire significa rinunciare alla perfezione’. “La perfezione è un concetto statico, astratto, spesso paralizzante”, dice. “E un ingegnere — ancora di più in un ambiente che si evolve a una velocità estrema come la Formula 1 — ama costruire, progettare, sviluppare, progredire. Certo, lo fa con l’obiettivo di vincere — l’essenza dello sport è la spinta verso la vittoria — ma anche con lo spirito di costruire e di crescere. Mentre la perfezione implica, una volta raggiunta, la staticità, ma soprattutto può richiedere tempi che non sono disponibili in una competizione con dei rivali”.
All’orizzonte c’è una stagione caratterizzata da un cambio di regolamento che Stella, come altri, ha descritto come il più radicale degli ultimi anni, tale da costringere le squadre a ripensare le auto da zero. La McLaren lo affronterà con un gruppo molto collaudato. Perché la scelta più audace del suo team principal, al momento della nomina, è stata forse quella di confermare gran parte della squadra degli anni più bui. Come ha spiegato Norris al Guardian nel 2024, “il 95% delle persone che progettano la macchina sono le stesse” delle stagioni di crisi. La McLaren ha ingaggiato pochi tecnici, ma di spessore e provenienti da team vincenti, chiamati a portare esperienza e tendenza a osare. Per il resto, ha compiuto quello che Stella ha definito “un investimento sulle persone”. Un’operazione fondata anche sulla semplicità e la chiarezza, parole ricorrenti nel suo vocabolario: “La semplicità e la chiarezza aiutano a evitare la confusione. In un ambiente in cui obiettivi e ruoli sono definiti con semplicità, le persone operano nella maniera migliore e, di conseguenza, riescono a esprimere il loro talento e il loro potenziale. L’ambiguità degli obiettivi e il disallineamento tra i membri di una squadra sono tra i motivi principali che portano a non rendere al massimo del potenziale”.
Per Stella, il “periodo molto difficile” vissuto in McLaren è stato anche “un periodo molto fecondo in termini di conoscenza delle persone” ed “evoluzione personale. Nelle difficoltà emergono molto di più le caratteristiche di ognuno, e ho potuto apprezzare che avevamo tutte le competenze necessarie, ma non c’erano le condizioni per esprimerlo pienamente. È stato un processo lungo, faticoso, ma affascinante”.
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