
BEVERLY HILLS, CALIFORNIA – FEBRUARY 10: Timothée Chalamet attends the 98th Oscar Nominees Luncheon at The Beverly Hilton on February 10, 2026 in Beverly Hills, California. (Photo by Kevin Winter/Getty Images)
Da bambino sognava di diventare calciatore, eppure Timothée Chalamet ha iniziato a recitare a soli nove anni, pur con qualche dubbio sul fare della recitazione la sua professione. Oggi, dopo ruoli memorabili in Chiamami col tuo nome, Dune e A Complete Unknown nei panni di Bob Dylan, corre per l’Oscar con Marty Supreme, in cui interpreta un aspirante campione di tennis da tavolo disposto a tutto per vincere. Con due Golden Globe già conquistati, Chalamet racconta: “Amo essere attore adesso, perché dedico a ogni personaggio la stessa missione. All’inizio avevo dubbi per la forte competizione, ma sono sempre stato circondato dalle arti: la scelta è stata naturale”.
Nato il 7 dicembre 1995 a Manhattan, Chalamet cresce nell’edificio Manhattan Plaza a Hell’s Kitchen, tra cultura americana ed europea, trascorrendo estati in Francia dai nonni paterni. La madre, ballerina a Broadway, oggi agente immobiliare, e il padre, corrispondente francese per Le Parisien, lo hanno cresciuto in un ambiente creativo. La sorella Pauline è anch’essa attrice. Da tre anni è legato alla modella e imprenditrice Kylie Jenner, condividendo con lei la passione per la moda: icona contemporanea, collabora con Louis Vuitton, Prada e Haider Ackermann, ed è ambassador di Cartier e Chanel.
Di persona, Timothée è noto per gentilezza, generosità e spontaneità, un mix di ambizione e etica lavorativa con uno spirito giocoso e positivo che conquista chi lo incontra.
Come ha deciso di diventare un attore professionista?
Fui ispirato dalla recitazione di Heath Ledger come Joker in Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan. Altri attori che mi hanno poi davvero ispirato sono stati Leonardo DiCaprio e Joaquin Phoenix, mentre nel campo musicale il rapper Kid Cudi. Mi piace la musica hip hop. Le scuole mi hanno insegnato la disciplina, perché solo il talento non basta per farcela. Ho frequentato la Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts e fu qui che notarono che avevo delle potenzialità. Prima avevo girato alcuni spot pubblicitari, che sono stati interessanti per imparare a improvvisare nelle situazioni più improbabili. Lavorare poi con Greta Gerwig in Lady Bird e riuscire ad avere una parte in Interstellar di Christopher Nolan, hanno consolidato le mie convinzioni, perché hanno entrambi uno spirito geniale e innovativo. Così, alla fine, lasciai sia gli studi all’universitá Nyu che alla Columbia University, per focalizzare totalmente sulla recitazione.
È vero che, in principio, sognava di essere una star d’azione?
Mi avevano affascinato film come Divergent e Maze Runner, e sono sempre stato un appassionato degli sport. Oltre che al calcio (è amico d’infanzia del giocatore professionista Alex Muyl, n.d.r.) e alla squadra francese Saint-Étienne, che seguo da una vita, mi piacciono la pallacanestro e i New York Knicks. Mi interessano pure il football e il wrestling professionale. Ma poi, vedendo la recitazione come un impegno profondo, che mira alla qualità del mio lavoro e non alla fama, mi sono dedicato a ruoli che fossero onesti emozionalmente, che lasciassero un’impronta forte e che portassero a riflettere, che fossero per sempre e non solo per il momento, che non temessero di mostrare le vulnerabilità umane, oltre che la forza. Perché l’esistenza vera è fatta di alti e bassi.
Questo si vede nel suo nuovo film Marty Supreme..
Mi sono immerso nel ruolo di Marty Mauser, un carismatico giocatore di tennis da tavolo, con una grande parlantina, in una suggestiva, e avventurosa, New York anni ’50, travolta dall’ossessione del sogno americano. Come venditore di scarpe, Marty se la cava davvero bene, ma lui mira a molto di più. E, a realizzare il sogno di diventare un grande campione, dato che ha un talento incredibile nel ping pong. Il film è diretto da Josh Safdie ed è un omaggio al professionista Marty Reisman. È incentrato sul mondo duro e rischioso del tennis da tavolo agonistico, ma anche sull’evoluzione personale del mio protagonista, un uomo piuttosto egoista ed egocentrico, disposto a tutto, perfino a scendere a compromessi, per riuscire a vincere. E, ottenere fama e fortuna.
Marty Supreme è una miscela di passione per uno sport, commedia dark, sesso e dramma romantico e, addirittura, spietata criminalità…
Marty vuole andare ai campionati mondiali di Tokyo, ma gli servono soldi e farà di tutto per procurarseli, ferendo anche persone che lo amano davvero e coinvolgendole nei suoi traffici loschi. È uno che non segue le regole, ma si crea le sue, perfino con imbrogli e bugie, pur di arrivare al suo scopo. Ma, non voglio svelare troppo, perché il film è imprevedibile, con colpi di scena e risvolti inaspettati.
Trova di avere qualcosa in comune con il suo personaggio di Marty?
Sono ambizioso come lui, cosa che non ritengo un difetto. Ho una grande passione per il mio lavoro e per voler emergere. Sono un perfezionista e lavoro moltissimo, sono duro con me stesso, perché voglio dare sempre il meglio. E, io come lui, abbiamo alla fine un buon cuore, seppur se siamo ossessionati di raggiungere i nostri obiettivi. Inoltre, come lui, ho sempre trovato difficile essere totalmente cool per tutti, preferisco essere autentico e diretto. Ho un’energia feroce e contagiosa, che mi fa parlare e agire velocemente, come lui, che corre per tutto il film.
Cosa vi differenzia?
Non sono manipolatore, narcisista e egomaniacale come sa essere lui. Ma il gioco della recitazione sta proprio nel calarsi in emozioni nuove che non ci appartengono, ma che, come artisti, siamo felici di esplorare.
Marty Supreme ha fatto parlare molto anche per le scene di sesso tra lei e Gwyneth Paltrow, di oltre 20 anni più grande di lei…
Lei interpreta una famosa attrice di Hollywood, che ha sposato un uomo ricco, e ora sta provando a tornare alla fama con un’opera teatrale. Io sono, naturalmente, molto affascinato da lei e cerco di fare di tutto per conquistarla… Ma, si tratta quasi di un gioco delle parti tra di noi. Non è solo attrazione fisica. E ho imparato moltissimo da Gwyneth, perché lei è una maestra della recitazione ed è una donna incredibile che sa farsi rispettare.
L’hanno scorso ha perso l’Oscar per la sua straordinaria interpretazione di Bob Dylan per A Complete Unknown che, come Marty Supreme, ha anche prodotto.
Mi piaceva che la trama fosse ambientata nella New York degli anni ’60, che era un fulcro di grande creatività artistica e musicale. Ho studiato molto per vestire i panni di Bob Dylan e il suo spirito mi ha dato tanto, lo considero ancora come una luce che mi guida tuttora nel mio percorso artistico. Se mi è dispiaciuto perdere l’Oscar? Naturalmente, sono rimasto molto dispiaciuto, ma so che fa parte del gioco. Non sempre si può vincere. E, mi ha spronato a impegnarmi ancora di più nei miei ruoli successivi e a ottenere un’altra nomination.
A dicembre ha in uscita il film Dune: Part Three, ispirato a Dune Messiah, con il ritorno dei personaggi di Zendaya e Florence Pugh e di tanti altri. Anche questo è stato una grande avventura…
Tutti i film Dune, diretti da Denis Villeneuve, che è un incredibile regista e visionario, sono delle esperienze che cambiano la vita. Hanno una produzione immensa, che spesso impressiona, in confronto soprattutto ai film indipendenti che mi appassionano altrettanto. Ma trovo sia interessante per crescere come artista e professionista, alternare le esperienze. Nel primo film mi pareva di trovarmi in un’esperienza surreale.
Cosa l’appasiona di più di questo grandioso progetto?
I temi di Frank Herbert, lo scrittore di questi libri di fantascienza, dai cui sono tratti i film, sono molto rilevanti e attuali. Sono focalizzati sulla lotta per ciò che è giusto, per l’ambiente, e si oppongono al colonialismo, schierandosi a favore dei gruppi oppressi. Il prossimo Dune: Part Three farà un salto temporale significativo, presentando una versione molto più matura del carattere di Paul Atreides, che ha sempre cercato di sopravvivere inseguendo il suo destino e ideali elevati. Girare nel deserto per tre o quattro anni è stato incredibile, un’esperienza che ti cambia la vita. Grandi attori come Javier Bardem e Josh Brolin mi hanno ispirato profondamente.
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