
Lo chef Michael Mina ha cucinato per tre presidenti degli Stati Uniti — Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama. I suoi ristoranti sono frequentati da celebrity del calibro di Jennifer Aniston, Jessica Alba, Amanda Seyfried, Michelle Pfeiffer, Demi Moore e Hilary Duff. Nel suo percorso spicca anche una partnership con Marc Benioff, fondatore di Salesforce, che nel 2018 ha portato all’apertura, a San Francisco, della Trailblazer Tavern: un progetto sviluppato insieme agli chef Wade Ueoka e Michelle Karr-Ueoka, pensato come un ristorante hawaiano moderno ed elegante.
Sempre a San Francisco, The Eight Rule — bourbon bar del suo Mina Group specializzato in cocktail — è nato invece in collaborazione con la star Nba Stephen Curry, che ne ha firmato il concept di design.
Tra i locali oggi più in voga figura Bourbon Steak, recentemente riaperto all’interno del Westin St. Francis Hotel. Il ristorante è frequentato anche dal nuovo sindaco e filantropo Daniel Lurie, erede della famiglia Levi Strauss, che ha come missione quella di rivitalizzare San Francisco e la Bay Area, promuovendo un vero Rinascimento non solo tecnologico, ma anche culturale e artistico. Non a caso, nella zona si concentrano importanti poli di business, tech e cultura: dalla Salesforce Tower con il Salesforce Park, sede di numerosi eventi, al Sfmoma e al Contemporary Jewish Museum, la cui riapertura è prevista nel 2026.
Nelle vicinanze si trova anche l’Hyatt Regency San Francisco Downtown Soma, punto di incontro per dirigenti tech, imprenditori, banchieri e avvocati, adiacente al Moscone Center, uno dei principali centri fieristici della città, che nel 2026 ospiterà eventi come Google Cloud Next (22-24 aprile), la Rsa Conference a maggio e Dreamforce in autunno.
Ma l’evento più atteso del momento è il Super Bowl, in programma l’8 febbraio alle 15.30 al Levi’s Stadium di Santa Clara, dove si trova anche il Bourbon Steak & Bourbon Pub del gruppo MINA. Le celebrazioni sono iniziate in tutta San Francisco e nella Bay Area già dal 2 febbraio: fino al 7 febbraio si svolge la Super Bowl Experience al Moscone Center e agli Yerba Buena Gardens e YBCA Forum.
Il calendario include anche il concerto dei Fall Out Boy al Regency Ballroom e il party di Sports Illustrated con le star dello sport George Kittle e Travis Kelce (fidanzato di Taylor Swift), in programma il 5 febbraio a Public Works. Non mancano concerti e feste al Pier 80, eventi al Bill Graham Civic Auditorium, al Gold Bar Distillery e al Palace of Fine Arts, che ospiterà persino un concerto di Sting il 6 febbraio. A chiudere la settimana, come da tradizione, la Super Bowl Breakfast: il 7 febbraio alle 8 del mattino al Marriott Marquis, appuntamento dedicato al Bart Starr Award, con la partecipazione delle star della Nfl. Forbes Italia lo ha intervistato.
È un momento speciale per essere a San Francisco, tra il Super Bowl e tanti altri eventi speciali. Lei è molto legato a questa città…
Tornare a San Francisco è per me un momento di svolta. Questa città mi ha formato come chef. Ho aperto il mio primo ristorante qui, Aqua con George Marrone. E, ho ottenuto la mia prima stella Michelin qui a The Westin St. Francis da Michael Mina, dove ora stiamo aprendo un nuovo capitolo con la Bourbon Steak San Francisco.
Infatti, ha da poco riaperto Bourbon Steak a San Francisco. Perché questa decisione?
Bourbon Steak è una lettera d’amore alle classiche steakhouse americane, portate a nuovi livelli di raffinatezza, sempre guidate dai miei tre principi: prodotto, tecnica e innovazione. La nuova versione di Bourbon Steak San Francisco fonde la tradizione intramontabile delle steakhouse con la stagionalità californiana, pensata per unire le persone.
Oltre alle carni, offre un’ampia scelta di pesce e altri prodotti…
Ci sono alcuni classici della steakhouse nel menu, come le nostre patatine fritte al grasso d’anatra, la Crab Cake Pop-Tart e, uno dei preferiti da tutti, il nostro Caviar Parfait. Consiglio, prima di tutto, la Crab Cake Pop-Tart, che è un “must” per il tavolo: con il suo granchio al burro, il curry al cocco e la soffice pasta sfoglia… Da non perdere il nostro parfait con salmone affumicato e crème fraîche all’uovo. È uno dei modi migliori per iniziare il pasto.
È nato al Cairo, in Egitto. Cosa ricorda della sua infanzia e come le sue origini hanno influenzato la sua gastronomia?
I miei primi ricordi sono legati al cibo e alla famiglia, in particolare, ai sapori che provenivano dalla cucina di mia madre e riflettevano le influenze mediterranee e greche dell’Egitto. Piatti come il falafel, le insalate alle erbe e la pasta al forno hanno plasmato il mio palato molto prima che diventassi uno chef. Quei sapori mi sono rimasti impressi e hanno influenzato la mia cucina. Con l’evolversi della mia carriera, ho sentito il bisogno di esplorare più a fondo le mie origini ed esprimerle in una prospettiva moderna attraverso il mio concetto, Orla, il mio ristorante a Santa Monica. Questo viaggio mi ha portato al libro “My Egypt: Cooking from My Roots”, che documenta la mia profonda immersione nella cucina egiziana attraverso diversi viaggi in Egitto.
Quando è emigrato negli Stati Uniti? E, come e quando ha deciso di voler diventare uno chef?
Sono arrivato in America da bambino e sono cresciuto nello Stato di Washington. Il mio interesse per la gastronomia è diventato piuttosto serio da adolescente, quando ho iniziato a lavorare in un piccolo ristorante francese e ho scoperto la disciplina e la creatività di una cucina professionale. Lavorare a quelle ore e far parte di una squadra mi ha mostrato quanto il cibo possa essere impegnativo e profondamente gratificante. Sapevo di voler diventare uno chef e di voler intraprendere questa strada professionalmente.
Chi l’ha ispirata maggiormente?
La mia prima ispirazione è stata mia madre, la cui gastronomia ha plasmato i miei primi ricordi. Crescendo professionalmente, i mentori e gli chef con cui ho lavorato, come George Marrone, mi hanno portato a rafforzare l’importanza della disciplina, della creatività e dell’ospitalità.
Qual è la sua visione?
Come chef, il mio obiettivo è creare una cucina che bilanci tecniche raffinate e ingredienti genuini. Ma, in definitiva, voglio che il mio cibo favorisca la connessione.
Con che prodotti preferisce cucinare?
Sono sempre stato attratto dall’utilizzare ingredienti di altissima qualità, che si tratti di un pesce fresco o di erbe aromatiche e agrumi freschi provenienti da mercati contadini. Nella cucina egiziana e mediterranea, la qualità conta più della complessità, e quando gli ingredienti sono freschi, esaltano davvero l’intero piatto prima ancora di iniziare a cucinare.
Quali sono alcuni dei suoi piatti preferiti?
Adoro preparare pesce cucinato in modo semplice, dove la freschezza e la provenienza sono al centro dell’attenzione. Ad esempio, il nostro branzino mediterraneo che arriva in tavola con vinaigrette all’origano e ai capperi.
È anche un imprenditore con il Mina Group.
Abbiamo ideato il Mina Group per creare una collezione di ristoranti guidati da chef in grado di offrire atmosfere coinvolgenti e un’ospitalità impeccabile in una varietà di mercati. In quasi tre decenni, siamo cresciuti fino a oltre 30 concetti, tra cui Orla, un progetto egiziano-mediterraneo profondamente ispirato alle mie origini; Taleed, che combina l’eleganza mediterranea con la ricca tradizione della cucina Hijazi, e PABU Izakaya, ristorante giapponese proprio qui a San Francisco con Pabu-Chan e la sua sala dedicata alla degustazione di sakè.
Come ha trovato l’equilibrio tra l’imprenditoria e la professione dello chef?
Trovo che le due cose vadano di pari passo! Sia nel business che in cucina, è importante innovare continuamente e circondarsi del team giusto.
Qual è il segreto per avere successo per lei?
Curiosità e disciplina sono vitali. Quando sei in cucina, devi continuare a coltivare la passione per l’apprendimento, l’evoluzione, la sperimentazione e il rinnovamento, rispettando, al contempo, il tuo team e i tuoi ospiti. Un buon cibo è fatto anche di persone ed esperienza.
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