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26 febbraio 2026

Professioni ordinistiche in crisi? Ecco la ricetta per il rilancio

Per i fondatori dello studio Eptalex, la risposta è nella capacità di cavalcare le opportunità offerte dall’AI
Professioni ordinistiche in crisi? Ecco la ricetta per il rilancio

Andrea Iannaccone e Carlo Garzia

Luigi Dell'Olio
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Luigi Dell'Olio

Per i fondatori dello studio Eptalex, la risposta è nella capacità di cavalcare le opportunità offerte dall’AI, accettando di dover mettere in discussione le certezze acquisite

“La professione per come l’abbiamo conosciuta praticata a lungo è finita. Tra qualche anno l’intelligenza artificiale gestirà l’adempimento formale e la dichiarazione dei redditi con un click e senza errori”. Così Andrea Iannaccone, equity partner Eptalex – Garzia Gasperi Iannaccone & Partners, commenta l’evoluzione delle attività legali, in una conversazione che coinvolge anche il founding partner Carlo Garzia.

L’Italia resta abbondantemente sopra la media europea per numero di avvocati, ma nelle ultime sedute vi è stato un drastico calo degli iscritti all’esame di abilitazione. Come lo spiega?

CG: Il crollo verticale delle domande per l’esame di Stato è dovuto ad un mix di fattori strutturali che rendono la professione meno attrattiva.
La riforma universitaria ha introdotto una barriera di fatto: l’accesso resta riservato ai soli laureati magistrali, spingendo chi consegue la triennale verso l’ingresso immediato in azienda o master specialistici più dinamici. L’iter abilitativo alla professione è percepito come un’odissea dal ritorno economico iniziale spesso non incoraggiante e, in chiave prospettica, è venuta meno la storica “rendita di posizione” dei professionisti “maturi” in ragione di un mercato iper-competitivo dove il rapporto tra responsabilità e compensi appare spesso sbilanciato.

Il calo di vocazione è generalizzato? Coinvolge anche altre professioni?

AI: Assolutamente sì, è una crisi d’identità che investe tutto il mondo ordinistico, avvocatura in primis. Il modello tradizionale del professionista “solitario” o dello studio familiare sta saltando. Le cause sono comuni: percorsi formativi infiniti, redditi d’ingresso che non permettono l’autonomia e una concorrenza spietata. C’è poi un tema demografico: i “senior” restano in piena attività molto a lungo, rallentando un ricambio generazionale che servirebbe a portare nuove energie e visioni. Non è solo un calo di vocazione, è un problema di sostenibilità economica del vecchio modo di intendere la libera professione.

Cosa possono fare studi, ordini e politica per rivitalizzare la professione?

CG: Aumentare l’attrattività non è semplice. Gli studi si trovano ad esempio in una situazione di difficoltà con la gestione dello smart working soprattutto nei primi anni di carriera: osteggiarlo è un approccio anacronistico che perde il confronto con la flessibilità offerta dalle aziende; allo stesso tempo, la professione non può essere insegnata a distanza.

È inoltre fondamentale superare l’isolamento puntando su aggregazione, digitale e consulenza strategica (finanza straordinaria e crisi d’impresa). Questo cambio di passo, oltre a rispondere al mercato, renderebbe la carriera decisamente più accattivante e stimolante per i giovani in cerca di ruoli d’impatto. Gli Ordini hanno il compito di allineare la formazione alle reali esigenze del mercato e di promuovere una nuova immagine della categoria: non più semplici esperti fiscali, ma partner strategici dello sviluppo aziendale.

Infine, la politica deve garantire stabilità normativa e semplificazioni concrete per liberare i professionisti dagli oneri formali. Incentivando l’innovazione e le reti tra studi, si riconosce al commercialista il ruolo di infrastruttura vitale per la crescita delle PMI e dell’intero sistema Paese.

Concludendo, quale modello vedete per il commercialista del futuro?

AI: La professione per come la conoscevamo quando ho iniziato la mia carriera è finita. Tra meno di dieci anni, forse cinque, l’intelligenza artificiale gestirà l’adempimento formale e la dichiarazione dei redditi con un click e senza errori. L’innovazione tecnologia consentirà di compensare il calo di vocazioni fornendo servizi che oggi sono svolti dalle figure più junior. Il valore aggiunto si sposterà totalmente sulla capacità di interpretare i dati e trasformarli in decisioni.

Il commercialista di domani dovrà essere un “architetto delle scelte economiche”: dovrà saper parlare di budget, di negoziazione e di gestione del rischio, e soprattutto dovrà padroneggiare l’uso dell’AI come suo potente alleato e non temerla come una minaccia esistenziale. Il software ci darà il calcolo e le risposte, ma solo la sensibilità umana potrà pesare il contesto e gli obiettivi di vita di un imprenditore. In breve: chi resta ancorato alla pura esecuzione tecnica verrà travolto; chi saprà posizionarsi sulla consulenza di alto livello resterà centrale.

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