Mercato del lavoro sotto analisi: l’incontro con Marcello Albergoni, country manager italiano di LinkedIn
Abbiamo incontrato Marcello Albergoni, country manager Italiano di LinkedIn dal 2011, per parlare di imprenditorialità, pmi, AI literacy e del paradosso tutto italiano tra più candidati e meno mobilità
Il mercato del lavoro italiano si trova a un bivio. Da un lato, un’ondata di imprenditorialità senza precedenti, dall’altro, una produttività strutturalmente bassa e una mobilità professionale bloccata. In mezzo, l’intelligenza artificiale: strumento abilitatore, ma per qualcuno motivo di preoccupazione. In questo contesto, LinkedIn, la piattaforma da oltre un miliardo e 200 milioni di utenti, si posiziona come un osservatorio unico su come le persone lavorano, si connettono e ridisegnano le proprie carriere. Abbiamo incontrato Marcello Albergoni, country manager italiano di LinkedIn dal 2011, per parlare di imprenditorialità, pmi, AI literacy e del paradosso tutto italiano tra più candidati e meno mobilità.
https://www.youtube.com/watch?v=gBA6WwBMldc&t=3s
I dati di LinkedIn mostrano una spinta all’imprenditorialità significativa. Da cosa è determinato questo fenomeno?
Stiamo notando un cambiamento profondo nell’approccio delle persone alla propria carriera. Il modello lineare classico è sempre meno l’unico orizzonte immaginato. Le persone sono più aperte a percorsi di tipo imprenditoriale: il tag ‘founder’ è cresciuto tantissimo nell’ultimo periodo. C’è anche un fattore abilitante: l’intelligenza artificiale ti permette di pensare in modo più espansivo, di esplorare opportunità, di avere più informazioni per ragionare sul tuo futuro professionale.
Nel LinkedIn Work Change Special Report, l’intelligenza artificiale viene definita “il grande livellatore”. Dobbiamo preoccuparci, come con la livella di Totò?
Il livellatore, nel senso che usiamo nel report, è un sistema che sta democratizzando l’accesso a soluzioni che fino a qualche anno fa erano disponibili solo per grandi imprese con grandi capitali. Quegli strumenti sono adesso alla portata di tutti: l’85% delle piccole imprese utilizza già l’intelligenza artificiale in qualche forma, il che dimostra che non è più un oggetto sperimentale, ma qualcosa che può aumentare concretamente la competitività.
Secondo l’Istat, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media solo dello 0,3% l’anno, contro l’1,1% nell’Unione Europea. L’intelligenza artificiale può essere l’occasione per le pmi italiane di colmare questo divario?
Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale della nostra economia, e la cosa interessante è che per la prima volta strumenti avanzati di analisi, marketing e gestione delle operations sono accessibili in modo semplice anche alle realtà più piccole. Questo potrebbe diventare un grande motore di competitività. Parlare di sostituire i lavoratori con l’IA, in questo contesto, sarebbe sbagliato. Il gap di produttività riflette anche ore lavorate in eccesso rispetto al beneficio generato: automatizzare le attività ripetitive significa liberare tempo per ciò che crea davvero valore.
Acquistare licenze senza saperle usare, però, è controproducente. Come si stanno muovendo le pmi in questo campo?
Vediamo segnali chiari di crescita. Nelle aziende tra 11 e 50 dipendenti le competenze legate all’intelligenza artificiale sono cresciute del 43% anno su anno; nelle aziende tra 51 e 200 dipendenti del 57%. La cosa importante è che molte pmi stanno investendo nella formazione interna: la sfida non è soltanto tecnologica, è anche culturale.
I contenuti generati con l’IA hanno inondato le piattaforme digitali. Come si rimane autentici?
È un tema centrale. Osserviamo che i contenuti pensati dall’autore hanno un reach e una risposta molto più alta rispetto a contenuti generati e pubblicati meccanicamente. C’è un concetto di credibilità che entra in gioco, legato alla relazionalità: in un mondo sempre più governato dall’automazione, le persone scelgono sulla base della fiducia. E c’è un effetto paradossale: più aumentano i contenuti e le informazioni che un sistema IA può generare, più cresce la confusione nel dover prendere una decisione. E quindi le persone fanno cosa? Si rivolgono a qualcuno di cui si fidano.
Le piccole imprese fanno crescere la propria rete su LinkedIn più lentamente delle grandi. Quali opportunità hanno a disposizione per accelerare?
Negli anni abbiamo capito che una grande organizzazione con team hr e marketing dedicati ha esigenze diverse da una pmi dove il decision maker fa tutto: è l’imprenditore, l’hr e il responsabile finance insieme. Per questo stiamo rilasciando soluzioni integrate nel prodotto premium, pensate proprio per queste realtà più piccole: un sistema che permette di fare tutto in un unico ambiente, senza richiedere strutture dedicate. L’obiettivo è che anche le aziende più piccole abbiano lo stesso beneficio di quelle grandi.
Il mercato del lavoro italiano mostra un paradosso: più candidati per ogni posizione, ma meno mobilità reale. Perché si blocca questa mobilità?
C’è meno mobilità perché c’è incertezza che alimenta il fenomeno del cosiddetto job hugging: mi tengo il mio lavoro, anche se non è perfetto, piuttosto che rischiare in un momento instabile. I recruiter, dall’altro lato, fanno più fatica a trovare candidati non solo per la minore disponibilità, ma anche perché non tutti sanno utilizzare a fondo le funzionalità disponibili per intercettare quei profili che non stanno attivamente cercando lavoro, ma che un messaggio calibrato potrebbe raggiungere nel momento giusto.
L’IA può avere un ruolo concreto nello scoprire questi talenti nascosti?
Esattamente. Abbiamo rilasciato da qualche mese LinkedIn Hiring Assistant, uno strumento che aiuta a trovare candidati in una frazione del tempo eliminando tutta la parte ripetitiva del processo. Identifica profili, raggiunge le persone con il messaggio giusto e riduce il tempo di reperimento di diversi giorni per ogni singolo candidato. Lato candidati, invece, ci sono sistemi che aiutano a valorizzare il profilo, a sistemarlo, a connettersi con aziende che magari non si seguivano, generando opportunità che diversamente non sarebbero emerse.