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30 aprile 2026

La storia di Michal Strnad, il nuovo signore delle armi europeo

Il patrimonio dell’uomo più ricco della Repubblica Ceca è raddoppiato dopo una controversa quotazione in borsa
La storia di Michal Strnad, il nuovo signore delle armi europeo

Michal Strnad, il miliardario ceco alla guida di Czechoslovak Group (foto Csg.com)

Matteo Novarini
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Matteo Novarini

Jaroslav Strnad aveva 20 anni quando cominciò ad acquistare e rivendere materiale militare dismesso dall’Unione Sovietica. Molte persone del settore, raccontava qualche anno fa l’edizione americana di Forbes, lo consideravano “un ragazzino” con “un bazar di rottami inutili”. Ma Strnad aveva trovato un mercato per quei “rottami”: li ricondizionava e li vendeva all’estero. Per esempio in Africa, ha scritto Bloomberg. Nel 1995 istituì una società chiamata Excalibur, con un capitale iniziale di 100mila corone ceche (circa 12mila euro di oggi). Nel gennaio 2018 l’ha ceduta al figlio Michal, all’epoca venticinquenne, che l’ha ribattezzata Czechoslovak Group, o Csg.

Oggi Michal Strnad ha 33 anni ed è uno dei più ricchi industriali delle armi al mondo, con un patrimonio di 30,9 miliardi di dollari. Una fortuna pressoché raddoppiata a gennaio, quando l’azienda di famiglia è sbarcata alla Borsa di Amsterdam, con la più grande quotazione nella storia del settore. Un’operazione che ora è al centro di un’inchiesta giornalistica.

Che cos’è Csg

Oggi Csg è la seconda società ceca per capitalizzazione di mercato, con una valutazione di 23 miliardi di dollari. Mette assieme più di 100 aziende, ha oltre 30 siti produttivi e 14mila dipendenti. Negli anni ha comprato diverse aziende, tra cui alcuni marchi storici: dall’italiana Fiocchi alla divisione munizioni della Remington, storico produttore americano fallito nel 2020. E ha allargato l’attività al di là di armi e munizioni: attrezzature per soldati e soccorritori, radar, sistemi di controllo del traffico aereo. Nel 2014 ha comprato anche Tatra, storica casa automobilistica ceca sull’orlo della bancarotta, e l’ha rilanciata.

Nel 2025 i ricavi del gruppo sono saliti a 6,7 miliardi di euro: il 71,7% in più del 2024 e 12 volte quelli del 2021. Non è un caso, ha rilevato l’Economist, che il fatturato abbia cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: Csg è uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga e finanziato da diversi paesi occidentali che ha fornito a Kiev proiettili e munizioni d’artiglieria.

Secondo un’analisi dello Stockholm International Peace Research Institute, nel 2024 Csg era la 46esima azienda di armi al mondo e la 15esima in Europa per ricavi. Cresceva però a un tasso del 192,7% annuo: il più alto mai registrato dall’istituto. Già oggi, ha scritto l’Economist, è il secondo gruppo europeo nel mercato delle munizioni, dietro alla tedesca Rheinmetall. Ha margini enormi, intorno al 24%. La ragione l’ha spiegata un articolo di Internazionale: le munizioni scarseggiano, la domanda è alta e chi le produce può imporre più o meno qualsiasi prezzo.

Grandi industriali o ‘war dogs’?

Per qualcuno, raccontava sette anni fa il giornalista David Dawkins su Forbes, gli Strnad sono grandi capitani d’industria. Per altri sono solo ‘war dogs’, magnati che si arricchiscono sui campi di battaglia. Negli anni sono stati al centro di controversie e inchieste giornalistiche.

Nel 2018, per esempio, il consorzio di giornalisti investigativi Organized Crime and Corruption Reporting Project scrisse che due aziende ceche, tra cui una degli Strnad, avevano acquistato milioni di vecchi proiettili cinesi dall’Albania fra il 2010 e il 2015. Le munizioni, sostenevano gli autori, erano “decrepite e inaffidabili”, difficili da vendere sul mercato internazionale perché “non usate dagli eserciti degli stati della Nato, inclusa la Repubblica Ceca”. Potevano però finire “sui campi di battaglia dell’Africa e del Medio Oriente”. Tramite un portavoce, il gruppo replicò che era prassi comprare munizioni in eccesso da vari paesi europei, che la maggior parte era stata venduta a clienti europei e che l’operazione rispettava le norme nazionali e internazionali.

Nello stesso periodo si parlò molto anche dell’improvviso passaggio generazionale. Un membro dell’organizzazione non governativa anti-corruzione Transparency International disse a Forbes che Jaroslav rimaneva attivo nella holding e che il trasferimento della proprietà era “un gesto simbolico”. Michal negò e definì “completamente priva di senso” l’idea che il padre avesse ceduto il controllo per evitare problemi con le autorizzazioni a operare nel settore della difesa.

Questioni di stato

Un’altra questione è il rapporto del gruppo con alcuni dei più importanti politici della Repubblica Ceca. Per esempio con Miloš Zeman, presidente tra il 2013 e il 2023, spesso accusato di essere troppo vicino a Russia e Cina. Lo scorso anno la testata ceca Seznam Zprávy ha scritto che nel 2018 Michal Strnad avrebbe fatto arrivare “di nascosto” 950mila corone ceche (59mila euro di oggi) alla campagna per la rielezione di Zeman attraverso la società Car Service Group Cz, che prestava denaro accettando automobili come garanzia. “A noi di Miloš Zeman non importava assolutamente nulla”, ha detto una fonte che ha chiesto di restare anonima. “Stavamo eseguendo i desideri di Michal Strnad”.

All’epoca, si legge nell’articolo, Strnad negava rapporti con Car Service Group Cz. Ora dice di avere “cofinanziato” la società, “un tempo di proprietà e gestita da un amico”. Un suo portavoce, però, ha affermato che le 950mila corone erano un prestito senza scopi specifici e che l’eventuale “donazione trasparente” alla campagna di Zeman è avvenuta “per decisione dell’allora amministratore delegato”. L’ad dell’epoca, Marek Zurian, ha rifiutato di commentare.

Il 28 ottobre 2018, nel giorno della festa nazionale che ricorda l’indipendenza della Cecoslovacchia, Zeman ha consegnato un’importante onorificenza a Jaroslav Strnad “per meriti verso lo stato in ambito economico”. Negli anni, sottolineava Forbes nel 2019, l’ex presidente ha espresso diverse posizioni favorevoli all’industria delle armi: ha criticato i controlli del suo stesso paese sulle esportazioni di armi, ha attaccato gli “anonimi pacifisti” che avrebbero danneggiato l’industria delle armi e causato “alta disoccupazione”, ha lamentato che la politica “limita le esportazioni con il pretesto del pericolo di riesportazione”.

Il triangolo

Proprio una triangolazione tra paesi era la chiave del caso più noto — almeno fino a qualche settimana fa — con al centro gli Strnad. Nel 2017 alcune armi di Csg comparvero in una parata militare in Azerbaigian, all’epoca sotto embargo perché in guerra con l’Armenia per il controllo della regione del Nagorno Karabakh. Il gruppo aveva venduto armi all’israeliana Elbit, che le aveva rivendute a Baku. Allora negò di avere violato qualsiasi norma e definì “molto discutibile” l’embargo sulle esportazioni in Azerbaigian, citando accordi sottoscritti dal produttore francese di armi Naval Group e da Rheinmetall.

Csg e Elbit sono unite anche da un altro caso. Poche settimane fa la piattaforma di giornalismo investigativo Follow the Money ha rivelato che Elbit e una controllata spagnola di Csg, la Fábrica de Municiones de Granada, sono state sospese dalla Nato Support and Procurement Agency (Nspa), l’agenzia della Nato responsabile della logistica e degli approvvigionamenti, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione. I giornalisti sottolineano soprattutto che il gruppo non ha citato la sospensione nel prospetto di 728 pagine presentato agli investitori alla vigilia della quotazione. Un rappresentante del gruppo ha definito la sospensione da parte della Nspa “infondata” e ha aggiunto che l’agenzia non ha mai risposto alle richieste di spiegazione inviate da Csg.

Una quotazione discussa

Non è questa omissione, però, la principale controversia legata alla quotazione che ha permesso a Michal Strnad di guadagnare più di chiunque altro al mondo nelle prime settimane del 2026, a eccezione di Elon Musk. Perché l’organizzazione no profit Investigative Centre of Ján Kuciak (Icjk) sospetta che il ministro della Difesa della Slovacchia, dove gli Strnad hanno molti stabilimenti produttivi, abbia firmato un enorme contratto con Csg poche settimane prima dell’approdo in Borsa per farne salire la valutazione.

Tra le premesse dell’inchiesta ci sono i rapporti quasi ventennali tra Csg e il ministro della Difesa di Bratislava, Robert Kaliňák. Bloomberg ha scritto che Kaliňák “lavora con gli Strnad più o meno dal 2008”, quando era ministro dell’Interno e la famiglia iniziò a investire nella produzione di armi in Slovacchia. L’Icjk ha rivelato in passato che Peter Šimko, ex sottoposto e partner in affari di Kaliňák, suo vicino di casa sull’isola croata di Pago, attraverso una società austriaca possiede il 49% di Kaumy Group, un’impresa di Jaroslav Strnad.

Da quando Kaliňák è diventato ministro della Difesa del governo di Robert Fico, si legge nell’inchiesta, il ministero ha siglato contratti con Csg per 60,357 miliardi di euro, cioè circa 400 volte quelli firmati dai precedenti cinque esecutivi messi assieme. Tra questi c’è un accordo quadro da 58 miliardi in sette anni con Zvs Holding, società al 50% di Csg e al 50% dello stato slovacco. Secondo un portavoce del ministro, gli accordi esistono perché “è cominciata la modernizzazione delle parti più obsolete dell’esercito, la difesa e la logistica”. I giornalisti si domandano se il maxi-contratto non sia servito ad alimentare la fiducia degli investitori in vista della quotazione.

Il contratto

Sia l’azienda che il ministro hanno negato una correlazione tra il contratto e lo sbarco di Csg in Borsa. Kaliňák, tramite un portavoce, ha sostenuto di non essere stato nemmeno a conoscenza della quotazione imminente all’epoca della firma, nonostante Csg ne avesse parlato in una presentazione agli investitori del 2 settembre e testate come Forbes e Bloomberg l’avessero anticipata. Inoltre, secondo il portavoce, “accordi quadro senza contenuti specifici non possono aiutare un’offerta pubblica iniziale, perché non possono essere considerati come ricavi futuri, visto che non comportano alcun reale impegno del cliente”.

Un rappresentante di Csg ha aggiunto che “poiché l’adempimento dell’accordo quadro è condizionato a specifici ordini futuri, l’accordo non ha alcun impatto sui risultati economici di Csg prima della quotazione. Sebbene i nuovi progetti di Csg possano inviare un segnale positivo agli investitori, i criteri chiave rimangono dati finanziari verificabili: i risultati raggiunti e il portafoglio di ordini confermati”.

L’Icjk rileva però che il prospetto per gli investitori diffuso da Csg prima della quotazione cita questo accordo tra i “contratti significativi che dovrebbero sostenere la crescita futura e rafforzare la posizione di Csg”. Il documento, sottolineano i giornalisti, include gli accordi quadro nel portafoglio ordini: “Nel portafoglio ordini il gruppo considera ordini risultanti da contratti firmati ed effettivi, accordi quadro a lungo termine e contratti non ancora del tutto finalizzati, ma inclusi nelle previsioni come quasi certi sulla base delle esperienze precedenti e della natura delle negoziazioni”.

L’Icjk solleva anche dubbi sulla capacità degli impianti di Zvs di produrre gli enormi volumi necessari a soddisfare l’accordo quadro, anche qualora realizzassero solo munizioni per la Slovacchia per sette anni consecutivi.

Un affare europeo

Kaliňák ha dichiarato al quotidiano Pravda che “il contratto da 58 miliardi di euro non significa che la Slovacchia comprerà tutte le munizioni. Altri paesi vogliono unirsi: Croazia, Grecia, Romania, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Belgio e Paesi Bassi”. In questo modo, gli acquisti potrebbero essere finanziati tramite prestiti del programma Safe dell’Unione europea, che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro per incentivare gli stati membri ad aumentare gli investimenti nella difesa.

L’Icjk riferisce però di avere contattato i ministri competenti degli otto stati e di altri membri dell’Unione europea e di non avere ricevuto conferme sui piani di acquisto di munizioni. Belgio e Olanda hanno fatto sapere di avere rifiutato, la Repubblica Ceca che il suo Ufficio per la protezione della concorrenza ha bloccato l’operazione in assenza di un appalto competitivo. La Romania ha detto di non averne ancora discusso, la Croazia di non avere ancora deciso e che la scelta dipenderà da alcune caratteristiche delle munizioni. Polonia e Grecia hanno dato risposte vaghe, l’Italia non ha risposto.

Il portavoce di Kaliňák ha ribadito l’interesse da parte di diversi paesi europei. Ha aggiunto che “negoziare un contratto non è una cosa che avviene dalla sera alla mattina” e ha invitato a “riconsiderare la questione a un anno dall’entrata in vigore dell’accordo”.

Addio al basso profilo

Nel frattempo Strnad punta, come ha detto a Bloomberg, a rendere Csg “la più grande azienda europea della difesa”. Per riuscirci, conta soprattutto sulla diversificazione dei mercati: il gruppo vende in più di 70 paesi, e dunque non dipende dalle fluttuazioni della politica internazionale o dai cambiamenti di indirizzo di singoli governi. “Nessuno dei nostri concorrenti è così diversificato, così orientato all’export e non dipendente, per i contratti, dalle forze armate del suo paese”, ha detto Strnad.

Strnad è oggi la 76esima persona più ricca del mondo e la terza fra quelle con meno di 40 anni, dietro all’erede di Walmart Lukas Walton e a quello di Red Bull Mark Mateschitz. Della sua sfera personale si sa poco. È originario di Chrudim, nella Boemia orientale, è sposato e ha figli. Il Financial Times riporta che ama le auto sportive e le considera un investimento. Gli articoli sul suo conto si soffermano soprattutto sulla sua precocità professionale. La Reuters scrive che cominciò a lavorare nell’azienda di famiglia a 13 anni in un magazzino, assieme alla nonna, durante le vacanze estive. “Finii la scuola quando avevo 18 anni”, ha detto. “All’una del pomeriggio presi la macchina e andai in fabbrica a lavorare”. Nel 2013 era amministratore delegato, nel 2015 presidente del consiglio di amministrazione.

A dispetto delle polemiche, l’Economist sottolinea che di recente Strnad sembra avere abbandonato il basso profilo che lo ha sempre contraddistinto. Nel 2025 ha chiuso l’accordo che ha reso Csg il principale sponsor della squadra olimpica della Repubblica Ceca. E sempre l’anno scorso ha comprato il Viktoria Plzen, una delle squadre di calcio più importanti del paese.

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