
Nel lusso contemporaneo esiste una parola che fino a pochi anni fa sembrava quasi impronunciabile: chiudere. Fermarsi quando tutto funziona, interrompere il flusso di clienti, prenotazioni e fatturati per ripensare spazi e funzioni. Vale per gli hotel, per i ristoranti con mesi di lista d’attesa, per i caffè storici che vivono di rituali immutati da generazioni. Eppure è esattamente ciò che hanno scelto di fare tre indirizzi italiani molto diversi tra loro: Imàgo all’Hassler di Roma, Villa San Michele, A Belmond Hotel, a Firenze e il Caffè Gilli di Firenze. Tre realtà già consolidate, che hanno affrontato lunghi mesi di chiusura e cantieri per ridefinire il proprio rapporto con spazio, ospitalità e contemporaneità.
A Roma il cambiamento più radicale riguarda Imàgo, il ristorante stellato dell’Hotel Hassler. Vent’anni dopo la nascita del progetto voluto da Roberto E. Wirth, la famiglia Wirth e lo chef Andrea Antonini hanno scelto di affrontare un restyling profondo che ridefinisce insieme architettura, cucina e costruzione dell’esperienza gastronomica.
Il nuovo concept firmato dall’architetto Marini Leandri lavora soprattutto sull’idea di fluidità. Cucina, area di impiattamento e sala convivono senza separazioni rigide, in uno spazio continuo dove il gesto tecnico entra direttamente nella narrazione del ristorante. Anche la vista panoramica su Roma cambia funzione: non più immediatamente esibita, ma introdotta progressivamente attraverso un percorso costruito per generare attesa.
Travertino, Marmo Grigio Imperiale e Dekton costruiscono una nuova identità materica essenziale e contemporanea. Il nuovo chef’s table, collocato accanto al pass, permette agli ospiti di osservare direttamente il lavoro della brigata e il ritmo operativo della cucina. Una scelta che riflette una tendenza sempre più evidente nell’alta ristorazione internazionale: trasformare il processo creativo e operativo in parte integrante dell’esperienza.
Ma la centralità assoluta del nuovo Imàgo è Andrea Antonini. Lo chef romano rappresenta oggi uno dei profili più osservati della nuova cucina italiana: lui è sempre più il simbolo di una generazione capace di mantenere il rapporto con il territorio e la memoria gastronomica senza rinunciare a una costruzione contemporanea del gusto. Negli ultimi anni Antonini ha progressivamente abbandonato il modello classico della degustazione organizzata in semplici successioni di portate. I suoi menu vengono costruiti come “atti” teatrali, con un ritmo narrativo più fluido e immersivo.
Il nuovo percorso “Error 15”, inaugurato insieme alla riapertura, ruota attorno all’idea dell’errore come elemento necessario della creazione. Da qui nasce una cucina che lavora su continue tensioni tra eleganza e profondità aromatica. Piatti come “Fagiolini alla romana” reinterpretano riferimenti capitolini in chiave contemporanea, mentre preparazioni come “Spaghetto, peperone, limone e senape” o “Maiale, arachidi e lime” mostrano una ricerca costruita su acidità, spezie e contrasti.
La sensazione è che Imàgo stia progressivamente diventando sempre più importante e ambizioso nel panorama gastronomico italiano, e che questa riapertura possa essere il passo per la definitiva consacrazione.
Sulle colline di Fiesole, Villa San Michele ha riaperto il 28 aprile 2026 dopo diciotto mesi di lavori. L’antico convento rinascimentale, oggi parte della collezione Belmond, ha ripensato quasi integralmente la propria esperienza di soggiorno: 39 camere e suite rinnovate, una nuova Spa by Guerlain, giardini terrazzati restaurati e un nuovo progetto gastronomico guidato dallo chef Alessandro Cozzolino.
L’intervento firmato Luigi Fragola Architects lavora soprattutto sul rapporto tra patrimonio storico e identità toscana. I materiali utilizzati raccontano una precisa volontà di radicamento territoriale: pavimenti in cotto di Impruneta, marmo cipollino di Carrara, falegnameria artigianale, affreschi restaurati e arredi costruiti su misura. La struttura prova a mantenere la dimensione contemplativa dell’antico convento evitando la standardizzazione tipica di molte realtà internazionali di fascia alta.
Il lavoro più interessante riguarda però il paesaggio. I giardini terrazzati di oltre diecimila metri quadrati sono stati ridisegnati da Luca Ghezzi Garden Design con nuovi percorsi, pergolati, orti aromatici e un rapporto molto più organico tra architettura e natura. Il bosco del Monte Ceceri viene trasformato in parte integrante dell’esperienza dell’hotel attraverso sentieri, aree contemplative e spazi dedicati ad attività rigenerative.

La nuova direzione della struttura emerge chiaramente anche dal programma sviluppato insieme a La DoubleJ: yoga deck immerse nel bosco, spazi dedicati alla meditazione, gong room e rituali legati al benessere energetico.
Parallelamente cambia anche la proposta gastronomica. Antesi, il nuovo ristorante guidato dallo chef Alessandro Cozzolino, occupa il loggiato rinascimentale con soli otto tavoli e una cucina costruita attorno alla stagionalità assoluta degli ingredienti. I menu degustazione — Attesa, Ora e Traccia — lavorano sul rapporto tra tempo, territorio e materia prima, in una ricerca coerente con l’identità contemplativa della struttura.
Nel centro di Firenze, il Caffè Gilli ha affrontato una sfida completamente diversa. Fondato nel 1733, è uno dei luoghi simbolo della città e la pasticceria più longeva d’Italia. Qui il problema non era ridefinire il linguaggio del luogo, ma intervenire su funzionalità, flussi e comfort senza compromettere un equilibrio costruito in quasi tre secoli.
La ristrutturazione ha coinvolto l’intero locale: nuova scala di collegamento con il piano inferiore, riqualificazione completa dei servizi, aggiornamento delle cucine, revisione degli impianti e restauro del bancone storico. Sala e area bar sono state unificate attraverso un unico pavimento in mosaico di marmo, scelta che migliora continuità visiva e leggibilità dello spazio.

Particolarmente significativo il lavoro sui dettagli materici. Il marmo giallo Siena viene ripreso nei rivestimenti del bancone, nei tavoli, nelle vetrine e nell’area pasticceria, creando un filo visivo coerente tra i diversi ambienti. Anche illuminazione e sistemi refrigeranti sono stati completamente sostituiti con l’obiettivo di rendere il locale più uniforme, leggibile e funzionale.
È interessante notare come il progetto non abbia cercato la spettacolarizzazione del restyling. Il valore di Gilli sta infatti proprio nella sua permanenza simbolica dentro Firenze. Durante i lavori la produzione di pasticceria non si è mai fermata, continuando a servire anche Paszkowski e Giacosa. Una continuità operativa che racconta bene il ruolo quasi infrastrutturale che questi caffè storici mantengono ancora oggi dentro il tessuto cittadino.






