Per anni l’Europa è rimasta ai margini della corsa globale all’intelligenza artificiale: ottimi centri di ricerca, talenti riconosciuti a livello internazionale, ma pochi capitali e una cronica fuga verso gli Stati Uniti. Oggi però lo scenario è cambiato.
Secondo l’AI Funding Tracker, nel 2025 le startup europee dell’AI hanno raccolto oltre 21 miliardi di dollari e, per la prima volta, l’intelligenza artificiale ha rappresentato più della metà di tutti gli investimenti venture capital nel continente nei primi mesi del 2026.
Non si tratta più soltanto di inseguire Silicon Valley e Cina: in Francia, Regno Unito, Germania e Nord Europa stanno emergendo aziende capaci di competere su infrastrutture, modelli linguistici, robotica, difesa e software enterprise. E mentre governi e imprese europee cercano alternative locali ai colossi americani dell’intelligenza artificiale, aumentano anche le valutazioni miliardarie e l’interesse dei grandi investitori globali.
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Le startup in testa per finanziamenti
A guidare la nuova ondata europea c’è Mistral AI, la startup francese considerata la risposta europea a OpenAI. Fondata nel 2023 dagli ex ricercatori di DeepMind e Meta Arthur Mensch, Guillaume Lample e Timothée Lacroix, sviluppa modelli linguistici open-weight per governi e grandi imprese. In meno di tre anni ha raccolto oltre 3 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di circa 13,7 miliardi, con investitori come Nvidia, Andreessen Horowitz e ASML.
L’ultimo finanziamento da 830 milioni è arrivato da un pool di grandi banche internazionali, segnale di quanto l’AI sia ormai considerata infrastruttura strategica. Sul fronte infrastrutturale spicca Nscale, società londinese che sviluppa data center dedicati all’intelligenza artificiale.
Nel 2026 ha chiuso un round record da 2 miliardi di dollari, il più grande in Europa nel settore AI infrastructure, raggiungendo una valutazione di 14,6 miliardi. Tra gli investitori figurano Nvidia, Dell Technologies e Nokia, mentre nel board sono entrati anche Sheryl Sandberg e Nick Clegg.
Infine Wayve, startup di Cambridge specializzata in guida autonoma basata su AI embodied, in cui i sistemi imparano attraverso l’esperienza anziché seguire regole pre-programmate. Nel 2026 ha raccolto oltre 1,2 miliardi di dollari con il sostegno, tra gli altri, di SoftBank, Microsoft, Nvidia e Uber. La società vale oggi circa 8,6 miliardi di dollari e punta a lanciare i primi test commerciali di robotaxi a Londra entro fine anno.
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Le altre realtà da osservare
La svedese Legora, specializzata in AI per il settore legale, ha raggiunto una valutazione di 5,6 miliardi di dollari dopo un round da 600 milioni e lavora già con studi internazionali come Linklaters e White & Case. Nel campo dell’audio generativo spicca ElevenLabs, fondata dai polacchi Mati Staniszewski e Piotr Dabkowski: l’azienda sviluppa tecnologie vocali basate su AI e nel 2026 ha raggiunto una valutazione di 11 miliardi di dollari con il sostegno di Sequoia Capital.
Più sperimentale Ami Labs, il laboratorio fondato dal premio Turing Yann LeCun, che ha raccolto oltre un miliardo di dollari per sviluppare modelli di AI capaci di comprendere il mondo fisico, pur contando appena 12 dipendenti al momento del round.
Infine Helsing, società tedesca specializzata in AI per la difesa e droni autonomi, sarebbe vicina a un nuovo finanziamento da 1,2 miliardi di dollari che potrebbe portarne la valutazione a 18 miliardi, rendendola la startup più preziosa della Germania. L’impressione è che l’Europa abbia smesso di rincorrere: la partita globale dell’AI resta dominata dagli Stati Uniti, ma il Vecchio Continente sta costruendo un proprio modello industriale, più orientato a infrastrutture, sovranità tecnologica e applicazioni verticali.