
Forbes Small Giants Venezia
Nella splendida cornice di Villa Valier sulla Riviera del Brenta si è tenuta la tappa veneziana di Forbes Small Giants, il format itinerante che da cinque anni racconta le storie delle piccole e medie imprese italiane.
Moderato da Edoardo Prallini, giornalista di Forbes Italia, l’evento ha riunito imprenditori, professionisti ed esperti per esplorare i temi dell’internazionalizzazione, del diritto del lavoro e dei modelli organizzativi delle Pmi del territorio.
Ad accogliere gli ospiti è stato Maurizio Corò, proprietario di Villa Valier, dimora del Cinquecento restaurata con passione e rigore nel corso di quindici anni di lavori, dal 1998 al 2013. Un restauro che ha riportato alla luce affreschi di Zerotti e pitture del Maganza, nascosti per secoli sotto strati di malta. “Ho aperto la casa di tutti,” ha dichiarato Maurizio Corò, spiegando come un bene storico appartenga alla comunità ben prima che ai suoi proprietari. Con il figlio Riccardo, la famiglia Corò ha trasformato Villa Valier in uno spazio vivo – location per eventi aziendali, shooting fotografici e cerimonie civili, l’unica villa della Riviera del Brenta autorizzata ai matrimoni civili – restituendo così alla villa quella funzione di luogo d’incontro culturale e sociale che aveva già secoli fa, quando i Dogi vi portavano ospiti per la musica e le conversazioni.
Il contesto territoriale è stato tracciato da Massimo Gatti, referente del territorio miranese e della Riviera del Brenta per Confindustria Veneto Est. Il sistema produttivo che raggruppa le province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo conta circa 5.200 aziende e 270.000 addetti, e rappresenta, nelle parole di Gatti, “uno dei motori macro-regionali più dinamici d’Europa”. Meccanica, meccatronica, agroalimentare d’eccellenza, sistema moda e calzaturiero di alta gamma: queste le specializzazioni che definiscono il distretto. Le imprese del Veneto Est mostrano redditività superiori alla media nazionale e un grado di indebitamento contenuto, ma scontano ancora un ritardo dimensionale che frena l’adozione delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale. “Le piccole aziende in questo momento non credono molto, non vogliono molto investire nell’intelligenza artificiale e quindi hanno una visione strategica un po’ limitata,” ha osservato Gatti, indicando nella sfida culturale, più che economica, il vero nodo da sciogliere. Altro tema cruciale: il capitale umano. Il calo demografico, il disallineamento tra formazione tecnica e domanda delle imprese e la difficoltà ad attrarre talenti giovani rimangono problemi strutturali che le Pmi devono affrontare con urgenza.
Tra le storie più emblematiche della serata quella di Gianandrea Seguso, titolare di Seguso, maison vetraria muranense con radici documentate dal 1397 – 23 generazioni consecutive di produzione artigianale. Per Seguso, la tensione tra tradizione e innovazione è un equilibrio quotidiano: “La tradizione è il modo in cui lavoriamo il vetro, gli strumenti che utilizziamo in fornace sono gli stessi di due o trecento anni fa. L’innovazione è come lo interpretiamo, un po’ come se fosse musica”. Una musica che porta la firma di Seguso fino al Rubin Museum of Art di New York, con progetti considerati impossibili dai competitor. L’export vale l’85% del fatturato, con showroom e uffici a New York da trent’anni e una clientela che spazia dagli architetti iracheni al mercato cinese, da quello francese a quello americano.
Il segreto della longevità? Gianandrea Seguso lo ha ricevuto direttamente dal nonno: “Il nostro segreto è tutto quello che loro non sanno”. Un insegnamento che tradotto significa: preserva il valore che hai dentro, non per chiuderti ma per non svendere ciò che sei. Sul passaggio generazionale, Seguso è stato chiaro: “Mio papà non ci ha mai costretti ma ha condiviso la passione. E quando condividi una passione, quando vedi che il lavoro è sacrificio ma anche motivo di orgoglio, questo ha un valore”.
Il tema dell’internazionalizzazione è stato al centro della prima tavola rotonda, moderata da Edoardo Prallini e composta da tre voci molto diverse tra loro.
Giovanni Montanaro, avvocato partner di Rödl & Partner, ha aperto con una riflessione di sistema: l’internazionalizzazione è già stata, in questi decenni, un grande successo per il territorio veneto, e il vero errore oggi sarebbe fermarsi o pensare di non essere più all’altezza delle sfide globali. “L’errore più grande che possiamo fare è vedere le cose nuove come un problema,” ha detto Montanaro, richiamando la vocazione storica di queste terre: “Io sono veneziano e mi viene in mente Marco Polo – forse è una vocazione ancora più lontana, andare per il mondo a cercare e portare le cose belle.”
Francesco Pettenon, amministratore delegato di Fila Solutions, ha raccontato l’avventura internazionale di un’azienda nata nel 1943 come Fabbrica Italiana Lucida Fini – prima con le cere per pavimenti in legno, poi reinventatasi nel trattamento del cotto grazie all’intuizione del padre, che nel 1993 aprì la prima filiale in Germania, nel 1996 in Spagna, nel 1998 negli Stati Uniti a Miami. Oggi Fila Solutions serve 90 paesi con 7 sedi estere e un fatturato intorno ai 30 milioni di euro. L’innovazione più recente è stata l’acquisizione di un’impresa artigiana padovana con un caso emblematico: la conquista di un cantiere da 240.000 euro all’interno di Euro Disney – World of Frozen, 24.000 m² trattati da maestranze italiane – vincendo contro competitor americani, europei e cinesi: “È la dimostrazione che un’azienda italiana artigiana con le spalle di una piccola multinazionale riesce a entrare in cantieri così importanti”, ha commentato Pettenon.
Ha poi preso la parola Leonardo Berlingieri, commercial director di InPost Italy, che ha introdotto una prospettiva inedita: quella della logistica come infrastruttura competitiva per le Pmi nell’e-commerce. InPost è nata in Polonia, dove il 70% degli acquisti online viene consegnato fuori casa, in locker e punti di ritiro. In Europa la penetrazione della delivery fuori casa si avvicina al 50%, mentre l’Italia sconta un ritardo strutturale. “La logistica rappresenta l’unica soluzione fisica a un’esperienza digitale,” ha spiegato Berlingieri, sottolineando come costi ottimizzati e qualità del servizio siano decisive specialmente per le piccole aziende che esportano. Il suo monito finale: “Il consumatore è centrale. Nel momento dell’acquisto sale la dopamina, nel momento della consegna sale l’ansia – il nostro lavoro è mantenere quella dopamina fino all’arrivo del prodotto”.
La seconda tavola rotonda ha messo a fuoco le sfide interne alle Pmi: governance, modelli organizzativi, mercato del lavoro e proiezione futura. Andrea Di Francesco, avvocato di Bdl Studio, ha affrontato il tema della complessità normativa nelle Pmi con una premessa importante: “Le problematiche non fanno il numero – possono uscire sia se siete in 5 come se siete in 500, anzi nelle piccole imprese ci sono ancora più problematiche complesse da risolvere”. Ha sottolineato la necessità di coniugare l’innovazione tecnologica – e in particolare l’intelligenza artificiale – con il principio europeo dell’antropocentrismo, avvertendo che la corsa all’industrializzazione a scapito delle persone non è percorribile né legalmente né culturalmente. Tra i temi urgenti: la mappatura delle competenze per attrarre talenti, la scelta del contratto collettivo più adeguato – con la recente approvazione parlamentare della legge sul salario giusto – , la flessibilità intesa come smart working e welfare, e la trasparenza retributiva, che riguarderà presto anche le imprese più piccole. “I costi di oggi sono i guadagni di domani”, ha sintetizzato Di Francesco, invitando gli imprenditori a considerare i professionisti del diritto del lavoro non come un costo ma come un investimento strategico.
Ad intervenire in seguito è stato Umberto Fontana, titolare di Pole Beer, che ha portato la testimonianza più giovane della serata. Pole Beer è un birrificio artigianale dei Colli Euganei fondato nel 2022 – il nome è acronimo di Promotion of Local Environment – con due soci e collaboratori a contratto a chiamata. L’azienda ha scelto di radicarsi nel territorio in modo assoluto: il luppolo viene coltivato direttamente nella sede sui Colli Euganei, le etichette usano una lega di cellulosa che simula la plastica (prodotta da un’azienda veneziana), i materiali di comunicazione cartacea sono realizzati in alga-carta ricavata dal riciclo delle alghe lagunari. Nonostante sia entrata in un mercato in fase calante, Pole Beer ha trovato la sua strada puntando su esperienze dirette: un giardino estivo nel Lupoleto, una birra analcolica tra le più vendute già dall’estate scorsa, e persino un run club con 1.800 iscritti che ha generato network e visibilità sul territorio. Fontana ha anche accennato a una distribuzione in corso a Miami, ancora da perfezionare sul fronte del partner distributivo. “Non è solo il prodotto,” ha detto Fontana: “È guardare qualcosa oltre l’alcolico, è lavorare sul B2C direttamente con la persona”.
Sofia Campagnolo, head of sales and marketing de L’Ottocento, ha chiuso la tavola rotonda raccontando un’azienda che produce cucine in legno su misura, con oltre il 60% dell’export distribuito in 57 paesi. “L’altissima fluttuabilità dei mercati non ci permette di avere sicurezza nel mercato americano, russo o arabo”, ha spiegato Campagnolo: per questo la diversificazione geografica è diventata una scelta strategica di sopravvivenza. Il prodotto resta fortemente identitario – “il cliente che cerca il Made in Italy veste italiano, mangia italiano e vuole una casa italiana” – pur lasciando ampio spazio alla personalizzazione: dal portaspezie indiano alla distribuzione delle bacchette per il cliente cinese. Sul futuro del settore, Campagnolo ha descritto la cucina come il fulcro architetturale della casa contemporanea: “È diventata il primo punto da cui si parte per lavorare l’architettura di una casa, deve fungere da spazio abitativo poliedrico, da luogo per ricevere ospiti, talvolta anche da spazio per lo smart working”. L’Ottocento risponde progettando sistemi integrabili in tutto l’ambiente domestico, a partire dall’anta.
Al termine di una serata ricca di storie, numeri e visioni, Edoardo Prallini ha salutato i presenti con una riflessione che attraversa ogni intervento della serata: “Le cose che emergono più di tutto sono l’amore e la passione per quello che queste persone fanno”: dal vetro di Murano alle cucine in legno, dalla logistica dell’ultimo miglio alla birra artigianale lagunare, Forbes Small Giants a Venezia ha confermato ancora una volta che il modello delle Pmi italiane – radicato nel territorio, aperto al mondo, fondato sulla qualità e sull’identità – non è un retaggio del passato ma una strategia vincente per il futuro.
L’evento si è tenuto con il patrocinio di Villa Valier e con la partnership di Confindustria Veneto Est. Un ringraziamento speciale va agli sponsor che hanno reso possibile la serata: Acqua Chiara Collection, CogitAI, InPost, Rödl & Partner e Fiuggi.
Le interviste ai protagonisti:






