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22 luglio 2026

Moonshot rilancia l’IA open source: la sfida cinese ai modelli proprietari entra nel vivo

Kimi K3 riapre il confronto tra IA open source e proprietaria, con costi e accessibilità al centro della sfida
Moonshot rilancia l’IA open source: la sfida cinese ai modelli proprietari entra nel vivo

Yang Zhiilin, ceo di Moonshot

Gabriele Di Matteo
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Gabriele Di Matteo

“Qui in Cina anche i modelli di IA si fondano sui pilastri dell’ingegneria e del confucianesimo”, spiega il collega giornalista di Pechino commentando l’annuncio del giovane ceo di Moonshot Yang Zhiilin, 33 anni, ingegnere che ha lavorato per Google Brain e Meta AI. Confucianesimo significa che anche le tecnologie devono essere in armonia con la società, aperte, disponibili per tutti e non devono concentrare ricchezza in un ristretto numero di aziende o in un solo spregiudicato miliardario.

Va letto con questa chiave l’improvviso hype della startup pechinese Moonshot e del suo modello open source Kimi K3 (il termine Kimi in cinese sta a significare esplorare il lato oscuro della luna, un riferimento all’esplorare nuovi territori). Il modello, di cui si molto è parlato sui media, vanta 2,8 trilioni di parametri e questo lo posizionerebbe ai piani alti dell’IA con performance simili ai modelli di Anthropic o Open AI. Si attendono le valutazioni di analisti indipendenti per verificare le promesse della startup, ma i primi risultati sono esaltanti.

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La scossa si terremoto partita dal Waic (World AI Conference) di Shanghai, sotto forma di annuncio di Moonnshot, ha attraversato l’oceano e i titoli del comparto tech, Nvidia in testa, hanno avuto una flessione del 2% presto recuperata. Impatto morbido, se pensiamo all’annuncio di DeepSeek iR1 che, all’inizio del 2025, scalò le classifiche diventando l’app gratuita più scaricata negli Usa. Il mercato azionario bruciò 1000 miliardi di dollari. Ora il mercato ha messo a punto i dovuti anticorpi e la reazione è stata molto più pacata.

Le domande che si affollano sul futuro di Moonshot sono tante. Nel frattempo l’adozione di questi modelli low cost cresce in maniera esponenziale anche nelle aziende americane. “La quota di token utilizzati dalle aziende Usa tramite OpenRouter, piattaforma che permette agli sviluppatori di accedere a una vasta gamma di modelli AI open source, ha raggiunto picchi del 46% negli ultimi mesi”, dice a Cnbc un analista americano. I costi per adottare agenti di IA come quelli distribuiti da Anthropic e OpenAI sono diventati molto elevati e, a parità di prestazioni, molte aziende stanno scegliendo “strade senza pedaggio”.

Nel caso dell’Italia, il problema dei costi è ancora più acuto. Con una economia presidiata dalle pmi, che assorbono il 70% della forza lavoro, è impensabile che, oltre ai costi in crescita dell’energia, le aziende medio piccole possano sopportare un fee alto per l’IA. Di qui la soluzione confuciana che mette a disposizione di tutti questo acceleratore di business. Resta inteso che per una valutazione accurata di Kimi K3 bisogna aspettare test indipendenti come Epoch AI, Lmsys Org, Scale AI per fare qualche nome.

“Modelli open source solidi e all’avanguardia comprimeranno i margini e faranno scendere i prezzi delle aziende leader del settore IA ma questo non significa che l’adozione di AI diminuirà”, ha dichiarato a Techcrunch Braden Hancock, co fondatore di Snorkel AI e partner di ricerca del Laude Institute.

E David Sacks, venture capitalist e consigliere della Casa Bianca, ha citato a Techcrunck casi di aziende Usa che si sono rivolte a modelli di sicurezza informatica cinesi per colmare lacune di sicurezza quando i modelli americani all’avanguardia si rifiutavano di svolgere tali compiti. Certo, Trump potrebbe adottare misure di contenimento per la diffusione di AI open source ma non sarebbero facilmente giustificabili e impedirebbero una diffusione olistica dell’IA nell’economia mondiale.

La comunità internazionale degli sviluppatori e degli accademici non vuole che il mercato dell’IA resti nelle mani di poche big tech che possono adottare una posizione dominante e imporre i costi dei loro modelli. Luciano Floridi, professore alla Yale University, in un’intervista ha ricordato: “Se nel mio quartiere esiste un solo bar potrà imporre il costo del suo caffè, ma se posso rivolgermi a decine di bar per la mia colazione il prezzo tenderà a scendere”.

Si chiariscono adesso i due grandi fronti del mercato IA. Il primo è quello che spinge Anthropic ad una quotazione valutata 965 miliardi di dollari, il secondo è quello che diffonde la scalabilità dei modelli open source capaci di offrire a tutti la possibilità di migliorare profitti e ottimizzare tempi e processi di lavorazione. Il mercato chiede che questi due mondi possano coesistere a beneficio dell’economia.

E anche un’azienda simbolo come Nvidia, leader dei chipset per IA, potrebbe trarre beneficio dalla diffusione capillare della tecnologia, invece di avere come interlocutori pochi e possenti giganti del settore. In questo sviluppo planetario a due facce, e su diverse geografie, è scioccante l’assenza dell’Europa. C’è Mistral AI, azienda che opera con un certo successo a Parigi, i Rue des Halles, ma tutto intorno appare un vasto deserto.