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27 luglio 2026

Il patto tra agricoltura e sanità: così Campagna Amica porta la prevenzione negli ospedali (e guarda all’Europa)

Quasi 100mila cittadini coinvolti e oltre mille aziende agricole per promuovere alimentazione consapevole e filiera corta
Il patto tra agricoltura e sanità: così Campagna Amica porta la prevenzione negli ospedali (e guarda all’Europa)

Luca Sessa
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Luca Sessa

La prevenzione sanitaria non inizia in ambulatorio, ma nel carrello della spesa. È su questo cambio di paradigma che si fonda “Campagna Amica per la Salute”, progetto promosso da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia che ha trasformato gli spazi di 71 ospedali italiani in veri e propri presidi di educazione alimentare.

Un’iniziativa su scala nazionale capace di mobilitare quasi 100mila cittadini e oltre mille aziende agricole, siglando un’inedita alleanza strategica tra il settore primario e il mondo medico. L’obiettivo è avvicinare pazienti, medici e operatori sanitari ai prodotti a filiera corta, opponendo il modello della Dieta Mediterranea all’avanzata globale dei cibi ultra-processati, oggi co-responsabili di numerose patologie croniche. Restituire all’agricoltura la funzione di infrastruttura sociale ed economica significa rendere la qualità agroalimentare il primo decisivo tassello della salute pubblica.

Un’alleanza tra agricoltura e sanità

“È una vera e propria rivoluzione, un patto tra mondo medico e agricolo per la salute dei cittadini”, spiega Dominga Cotarella, presidente della Fondazione Campagna Amica. “Abbiamo messo al centro l’importanza della prevenzione e il cibo sano, di cui si conoscono origine e tracciabilità. Il primo evento al Gemelli di Roma è stato un banco di prova, tutte le regioni hanno risposto con entusiasmo. È importante dare all’agricoltore un ruolo di maggiore responsabilità, perché in questo progetto ognuno porta la propria competenza per assicurare la produzione di cibo sano che permette la prevenzione”.

Il successo italiano rappresenta, tuttavia, solo la fase pilota. Il progetto guarda al mercato estero, con l’ambizione di esportare questo format per diffondere una cultura della salute legata a doppio filo alla trasparenza agroalimentare. Una mossa che lega il posizionamento e l’export del Made in Italy a una solida e innovativa visione di business etico.

Dall’Italia all’Europa: il prossimo obiettivo

“Il prossimo passo è ripetere questa esperienza in maniera regolare”, prosegue Cotarella, delineando la road map dell’iniziativa. “Successivamente, il nostro sguardo verrebbe rivolto all’Europa. Sarebbe un sogno allargare oltre confine una delle nostre battaglie, quella sull’origine del prodotto. In Italia oggi abbiamo quasi l’85% del paniere alimentare costituito da prodotti di cui è riportata l’origine in etichetta, ma siamo ancora indietro a livello europeo. Questo potrebbe essere un modo per richiamare l’attenzione di Bruxelles”.

Competere a livello internazionale esige però di affrontare con pragmatismo l’impatto dei cambiamenti climatici. Mantenere l’eccellenza agricola italiana all’estero impone l’adozione di modelli di sviluppo fortemente resilienti, capaci di tutelare le imprese e le loro produzioni.

Clima, innovazione e resilienza per il futuro dell’agricoltura

“Il cambiamento climatico è evidente”, precisa Cotarella. “La mia famiglia è da sempre impegnata nel mondo del vino, una realtà nella quale si sta andando verso la delocalizzazione della viticoltura in zone fino a pochi anni fa non vocate. Innovazione, tecnologia e droni aiutano, ma serve un atteggiamento non di risposta all’emergenza bensì di pianificazione, come per la raccolta dell’acqua piovana. Ogni azione va accompagnata da un approccio consapevole e cosciente che permetta di rispettare l’ambiente, le persone e il cibo”.

L’internazionalizzazione di Campagna Amica si candida così a diventare una leva nevralgica per il Sistema Paese. Un modello in cui l’impresa agricola di prossimità traina l’economia e si afferma come strumento di “diplomazia sanitaria”, a dimostrazione, per usare le parole della presidente Cotarella, che “il valore di un Paese si determina dal valore che attribuisce al cibo”.