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29 luglio 2026

Perché lo spazio sta avvicinando Europa e Cina

Il lanciatore Vega-C ha portato in orbita Smile, progetto dell’Agenzia spaziale europea e dell’Accademia cinese delle scienze
Perché lo spazio sta avvicinando Europa e Cina

Il lancio di Vega-C che ha portato in orbita il satellite Smile

Emilio Cozzi e Matteo Marini
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Emilio Cozzi e Matteo Marini

Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

C’è di che sorridere all’alba di un giorno nuovo e di tante prime volte. In particolare perché l’alba era europea — le 5.52 in Italia — quando, il 19 maggio, il lanciatore dal cuore italiano Vega-C si è staccato da terra e ha squarciato il cielo ancora buio di Kourou, nella Guyana Francese. Portava in orbita Smile, un satellite progettato per osservare le interazioni tra il vento solare e la magnetosfera terrestre.

A terra, accanto ai colleghi europei, osservava l’ascesa uno stuolo di ingegneri e scienziati cinesi, arrivati apposta nel centro spaziale da dove decollano tutte le missioni in testa a vettori made in Europe, civili e militari. Era da almeno quattro anni che lì non si incontrava una simile concentrazione di esperti da un blocco geopolitico distante dal nostro. Fino al 2022 c’erano i russi, con le Soyuz pronte al decollo. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il Centre Spatial Guyanais è diventato uno spazioporto occidentale.

Era la prima volta per Avio, l’azienda italiana che costruisce il Vega-C, nel ruolo di fornitore dei servizi di lancio del proprio razzo — prima, i voli erano commercializzati da Arianespace — con un’esecuzione perfetta che per l’amministratore delegato, Giulio Ranzo, fresco di rinomina, significa “piena maturità di chi fa questo mestiere da 14 anni. Gestire le operazioni di lancio significa assumersi una responsabilità anche maggiore nel rispetto della sicurezza del volo spaziale, una di particolare difficoltà”.

L’asse euro-cinese

Non era mai accaduto che Europa e Cina sviluppassero un’intera missione spaziale insieme, da zero. Smile, acronimo di Solar wind magnetosphere ionosphere link explorer, è un progetto dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e dell’Accademia cinese delle scienze, approvato nel 2015, che ci aiuterà a comprendere, e si spera a prevedere, il meteo spaziale: le tempeste solari e geomagnetiche che possono danneggiare i satelliti in orbita e sovraccaricare le reti elettriche. Le radici della cooperazione risalgono al 1980. Di recente, l’Esa ha contribuito alla missione Chang’e 6 — che ha riportato sulla Terra campioni dalla faccia nascosta della Luna — e alla sonda spaziale Einstein, il cui strumento principale è di costruzione europea.

Una parola è tornata spesso nelle dichiarazioni dei vertici: fiducia. Come quella “che si è creata grazie al nostro obiettivo condiviso e comune”, ha detto Carol Mundell, direttrice scientifica dell’Esa, subito dopo il successo del lancio. “Realizzare una missione scientifica unica e all’avanguardia a livello mondiale è un’impresa di immensa complessità. E poi lo spirito, che mi fa venire la pelle d’oca: ciò che stiamo facendo insieme avrà un’importanza fondamentale per il mondo, non solo per l’Europa e per la Cina. I modelli che potremmo ottenere dalle indagini di Smile aiuteranno tutti a orchestrare meglio le loro reazioni agli eventi meteorologici spaziali”.

Wang Chi, direttore del National space science center dell’Accademia cinese delle scienze, ha fatto un passo in più: “Il fondamento della cooperazione internazionale è la fiducia reciproca, seguita dall’amicizia e dalla parità di capacità tra le parti. Speriamo di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità nello spazio; Smile realizza questa visione”.

Nuovi compagni di viaggio

È l’opposto di ciò che succede tra le due sponde dell’Atlantico. Gli Stati Uniti non concedono fiducia a chi non considerino un alleato: nessuna missione con Pechino, nessuna tecnologia strategica oltre confine, niente delegazioni cinesi nei propri centri spaziali. A gennaio, per la prima volta in quasi dieci anni, l’Esa ha ospitato una delegazione cinese guidata dal capo dell’agenzia spaziale, Shan Zhongde. Prima ci fu la storica foto di Samantha Cristoforetti nella tuta con la patch della bandiera rossa — era il 2017 — poi il veto americano e un decennio di freddezza. Durante il quale, però, Smile maturava.

Quella stessa fiducia inizia a mancare nelle prospettive con l’America. Il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher, ha affidato ai social un avvertimento: la decisione statunitense di “sospendere il Gateway (la base in orbita lunare per cui l’Esa e le industrie europee hanno grosse commesse, ndr) e cancellare il Mars Sample Return mettono in evidenza una realtà più ampia: l’Europa è diventata troppo esposta a decisioni che vanno oltre il suo controllo”. Siamo ancora passeggeri.

L’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, ha detto di aspettarsi un equipaggio cinese attorno alla Luna entro la fine del 2027. A 24 ore dall’assegnazione, dalla Nasa a Blue Origin, di 188 milioni di dollari per la realizzazione di veicoli di esplorazione lunare, un vettore della compagnia di Jeff Bezos è esploso sulla rampa durante un test. Un mese prima, la missione Ng-3 aveva perso in orbita il satellite BlueBird 7 di Ast SpaceMobile. Tutto ricorda un fatto: oggi gli Stati Uniti non hanno il veicolo per tornare sulla Luna. E l’Europa assiste, spettatrice di un destino in mano altrui. Sempre che, nel frattempo, non cominci a scegliersi nuovi compagni di viaggio.