Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
“Argenx è un’azienda giovane: nata in Belgio nel 2008, in poco più di 15 anni è passata dalla pura ricerca scientifica a diventare una delle realtà più rilevanti del settore biotech a livello globale. Quotata al Nasdaq e su Euronext, oggi ha una capitalizzazione di mercato di circa 47 miliardi di dollari — cifra che l’ha resa la prima biotech a entrare nell’indice Euro Stoxx 50 — e ha appena chiuso il diciassettesimo semestre consecutivo di crescita”. La sintesi è di Fabrizio Celia, general manager per l’Italia. Un posizionamento che, nelle strategie aziendali, si traduce anche in una visione di lungo periodo sui mercati finanziari e industriali globali.
Il punto di partenza è la specializzazione. Argenx ha scelto di concentrarsi sulle patologie autoimmuni, un’area spesso trascurata perché complessa, frammentata e ancora segnata da bisogni clinici insoddisfatti. “È una scelta di forte focalizzazione, destinata a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi tre anni”, aggiunge Celia.
Ma il cuore del modello argenx non è la crescita: è il metodo. L’azienda lo chiama ‘co-creazione’. Ricerca accademica, ingegneria farmaceutica e sviluppo industriale non procedono in fasi separate, ma insieme, dentro lo stesso processo. “Molte aziende lavorano in modo lineare, noi no”, spiega Celia. “Con il nostro Immunology Innovation Program i ricercatori accademici restano accanto agli ingegneri in tutte le fasi dello sviluppo delle molecole. Non è uno slogan: è così che nascono le nostre terapie inovative”.
Lo stesso approccio si riflette nella piattaforma scientifica, che poggia su una fonte biologica inconsueta per il settore: il sistema immunitario dei lama, i cui anticorpi — stabili e adattabili — diventano la base delle nuove terapie. Un tratto ormai quasi identitario nel racconto dell’azienda.
Se la dimensione industriale appare ormai consolidata, la visione si spinge oltre il perimetro aziendale. Celia individua tre forze che stanno ridisegnando la salute a livello globale: la frammentazione geopolitica, l’impatto dell’intelligenza artificiale e il divario crescente tra i sistemi sanitari di Stati Uniti, Cina ed Europa. “Stiamo entrando in una fase in cui queste tre forze si sovrappongono, e questo impone un cambio di paradigma”, osserva Celia. “Rinnovare il sistema sanitario non è più un’opzione, bisogna reinventarlo”.
Nel ragionamento del manager entra anche una lettura più ampia che richiama il dibattito europeo sulla competitività industriale. Il riferimento implicito è alle analisi di Mario Draghi sulla frammentazione del mercato europeo e sulla necessità di una maggiore integrazione negli investimenti.
“Gli investimenti, così come i cervelli, non sono mai in fuga: sono in movimento”, sostiene Celia. “Bisogna solo capire dove e perché si spostano. E oggi si spostano dove trovano stabilità e visione, mentre in Europa si fatica ancora a costruire questa cornice. È il vero nodo: l’innovazione corre a 300 all’ora, ma i sistemi viaggiano spesso su binari vecchi, e quando la velocità è così diversa i binari finiscono per cedere. Servirebbe una sorta di piano Marshall per il settore della salute, capace di ricostruire quei binari mentre il treno è già in corsa. Perché la vera domanda non è quanto possiamo investire nell’innovazione, ma quanto ci costerebbe perderla”.
Il tema della competitività si intreccia così con quello della governance della salute. Per argenx la sfida non è solo sviluppare nuovi farmaci, ma garantire un ecosistema capace di assorbirli e valorizzarli. È qui che entra il caso italiano. Celia riconosce al nostro Paese un patrimonio solido di competenze cliniche e di ricerca, ma individua un nodo strutturale: la mancanza di una visione di lungo periodo nell’adozione delle terapie innovative. “La grande sfida è costruire un sistema sanitario coerente con il valore delle terapie innovative”, sottolinea. “Oggi si ragiona su logiche annuali, mentre questi farmaci generano valore su orizzonti di dieci, vent’anni. Serve un cambio di paradigma: uscire dalla valutazione di breve periodo e adottare una pianificazione di lungo termine, in cui sostenere l’accesso alle terapie innovative diventa un investimento della società per la società”.
Un nodo nella lettura del management, prima ancora che economico, sistemico. La sostenibilità delle terapie innovative dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di stare al passo con un ciclo dell’innovazione sempre più rapido, in cui ricerca, sperimentazione e accesso non possono più procedere separati. Un treno che corre, ancora una volta, su binari da ricostruire in corsa.
In questo scenario argenx si colloca alla frontiera tra scienza, industria e finanza: una realtà che ha fatto della specializzazione verticale e della co-creazione il proprio modello, ma che guarda oltre. Perché le sfide della salute, oggi, non sono più soltanto scientifiche: sono geopolitiche, economiche e industriali. Ed è proprio lì, in quell’intersezione, che, secondo Celia, “si gioca la partita decisiva dei prossimi anni”.