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4 agosto 2026

La sanità entra in una nuova era: IA e dati trasformano il modo di costruire salute

Invecchiamento della popolazione e frammentazione dei dati spingono a ridisegnare l’ecosistema della sanità. Stefano Novaresi, ceo di Knapp Italia: “La tecnologia da sola non è la soluzione”
La sanità entra in una nuova era: IA e dati trasformano il modo di costruire salute

Stefano Novaresi, ceo di Knapp Italia

Lavinia Desi
Scritto da:
Lavinia Desi

Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Nel settore sanitario si sta vivendo una profonda trasformazione: pressioni demografiche, vincoli di bilancio e accelerazione tecnologica impongono di ripensare radicalmente il modello di creazione del valore. Non è più sufficiente ottimizzare i singoli processi; è necessario ridisegnare l’intero ecosistema.

Come evidenzia Stefano Novaresi, ceo di Knapp Italia e adjunct professor all’Università Cattolica di Milano, “la prima vera discontinuità è di natura demografica. L’invecchiamento della popolazione e l’impennata delle patologie croniche stanno generando una crescita strutturale della domanda di cure. Di conseguenza, un sistema originariamente progettato per gestire la fase acuta si trova oggi a dover rispondere a bisogni continuativi, complessi e a lungo termine”.

In questo scenario, la prevenzione resta decisiva, ma ancora sottofinanziata e poco integrata nei modelli organizzativi. Secondo Novaresi, ancora troppo spesso si interviene tardi, quando le patologie sono già avanzate, con costi economici e sociali più elevati. A ciò si aggiunge una crescente pressione finanziaria: aumento dei costi, necessità di investire in tecnologie e infrastrutture, vincoli di spesa pubblica. La sostenibilità richiede quindi scelte strutturali e nuove priorità, non semplici aggiustamenti incrementali.

“La trasformazione digitale può essere una leva decisiva”, continua Novaresi. “Tecnologie come telemedicina e intelligenza artificiale hanno raggiunto una buona maturità, ma la loro adozione resta disomogenea e spesso superficiale. Il rischio è una sanità digitalizzata solo in apparenza, senza vera integrazione nei percorsi di cura. L’intelligenza artificiale, in particolare, può migliorare efficienza, personalizzazione delle cure e capacità predittiva. Ma velocità e accessibilità non coincidono automaticamente con qualità decisionale: senza governance chiara, dati affidabili e modelli solidi, rischia di amplificare inefficienze già esistenti”.

Il nodo dei dati resta centrale: frammentazione informativa e scarsa interoperabilità limitano l’uso efficace delle informazioni cliniche. E, oltre alla tecnologia, pesano competenze, governance e capacità di gestire il cambiamento. “Il futuro della sanità dipenderà dalla capacità di integrare demografia, prevenzione, finanza e innovazione in un nuovo paradigma. La salute non potrà più essere semplicemente erogata: dovrà essere costruita. E l’IA, più che una soluzione in sé, sarà il vero test di maturità del sistema”.

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