Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
In Europa un imprenditore su due rinuncia allo stipendio per tenere aperta l’azienda, ma evita di chiedere prestiti. L’Italia va al contrario: solo il 40% degli imprenditori ha tagliato il proprio compenso, ma il 56% utilizza regolarmente il credito per finanziare l’attività. Questi dati emergono dalla ricerca sulle abitudini di microimprese e lavoratori autonomi realizzata da Qonto in collaborazione con Appinio.
Lo studio, che ha coinvolto 1.659 imprenditori tra Italia, Francia, Germania e Spagna nell’aprile 2026, evidenzia una differenza culturale: nel resto d’Europa le difficoltà di cassa si scaricano direttamente sul reddito personale a causa di una forte diffidenza verso l’indebitamento, mentre le piccole imprese italiane utilizzano il credito come normale strumento operativo per tutelare la liquidità e il business.

In Italia solo il 40% dei titolari di pmi ha ridotto o saltato il pagamento del proprio stipendio almeno una volta nell’ultimo anno (valore più basso in Europa), quota che sale al 71% per le realtà nate da 6-12 mesi. Sebbene il 46% del campione indichi la gestione della liquidità come una criticità principale, il 45% non ha mai cercato finanziamenti. In questo gruppo, il 57% dichiara di non averne bisogno e il 36% considera il debito un segnale di fallimento.
Questo approccio frena lo sviluppo. Il 28% delle aziende europee ha perso opportunità di crescita per mancanza di capitali e il 37% non può espandere l’attività perché privo delle risorse necessarie. “Un terzo delle pmi considera il ricorso al debito un segnale di cattiva gestione finanziaria, mentre in realtà si tratta di una leva strategica che le imprese possono utilizzare per sostenere crescita e sviluppo quando necessario”, ha detto Lorenzo Pireddu, managing director Sud Europa di Qonto.
Le barriere non sono solo tecniche, ma psicologiche e culturali. Il 36% degli imprenditori europei associa il debito a una cattiva gestione finanziaria, il 33% teme di perdere il controllo sulle decisioni aziendali e il 35% non accetta l’idea di indebitarsi. Inoltre, il 77% dichiara di essere orgoglioso di gestire l’impresa senza supporto esterno.
L’Italia si distingue invece per una maggiore apertura: il 56% delle pmi ha già utilizzato strumenti di finanziamento, il 49% non riscontra difficoltà di accesso e solo il 21% ha perso opportunità di business per mancanza di credito. Tra chi non si indebita, il 30% rifiuta l’idea in sé e il 20% ne contesta i costi elevati, mentre il 76% rivendica l’orgoglio dell’autonomia gestionale. “I dati della ricerca mostrano come l’Italia sia oggi uno dei mercati più maturi in Europa nell’accesso ai finanziamenti”, dice Pireddu. “In Qonto lavoriamo per eliminare le frizioni nell’accesso al credito, semplificando la gestione della liquidità e rendendola un’attività quotidiana, immediata e integrata nei processi aziendali. Abbiamo sviluppato soluzioni pensate specificamente per le pmi, con strumenti costruiti sui loro cicli di cassa, modelli di crescita ed esigenze operative”.
Per rispondere a questa esigenza, Qonto ha ampliato l’offerta in Italia lanciando la carta di credito e il fido, che completano la suite per il credito a breve termine insieme al servizio Pay Later introdotto nel 2024. Il lancio intercetta un bisogno specifico: secondo indagini interne della società, il 50% dei clienti affronta gap di liquidità a breve termine e l’84% prevede di avere bisogno di finanziamenti nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 45% dei clienti aveva richiesto esplicitamente una carta di credito. Un’esigenza confermata dai comportamenti d’uso: in Italia l’11% di tutte le carte ordinate tramite la piattaforma è una carta di credito, contro appena l’1% registrato in Francia.
Mentre gli strumenti tradizionali in Italia (come factoring e leasing) coprono soprattutto il medio-lungo termine, il segmento del credito a breve e non programmato è poco presidiato dai canali digitali. L’introduzione di questi nuovi prodotti si inserisce nel percorso strategico di Qonto verso l’ottenimento della licenza bancaria, la cui domanda è stata presentata a luglio 2025 presso l’autorità di vigilanza francese (Acpr).
“Il tema del finanziamento emerge spesso dal confronto quotidiano con i nostri clienti in Italia, poiché le imprese devono costantemente bilanciare la gestione delle spese ordinarie con la necessità di assicurare che i pagamenti più critici vengano eseguiti senza intoppi”, spiega Pireddu. “L’introduzione della carta di credito e del fido ci permette di ampliare le soluzioni sia per spese come viaggi o magazzino, sia per garantire pagamenti fondamentali come stipendi e fornitori nei momenti di pressione sulla liquidità. Questi prodotti riflettono la maturità raggiunta nella gestione del rischio di credito, tassello centrale nel nostro percorso verso la licenza di istituto di credito”.