Il gruppo Caltagirone ha incrementato la sua partecipazione in Mps, salendo dal 5% all’8%. Con questa mossa, Caltagirone e Delfin della famiglia Del Vecchio, che detiene il 9,7%, controllano complessivamente circa il 17% di Mps. Questo rafforza la loro posizione, distanziandosi dalla quota dell’11,731% ancora in mano al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che rimane il maggiore azionista. Banco Bpm e Anima, invece, possiedono insieme l’8% della banca.
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La mossa di Caltagirone arriva a poche settimane dall’assemblea degli azionisti di Mps, prevista per il 17 aprile, durante la quale si dovrà decidere sulla delega per l’aumento di capitale legato all’offerta pubblica di scambio (ops) su Mediobanca. A gennaio, infatti, Mps ha lanciato un’ops su Mediobanca del valore di 13,3 miliardi di euro, una mossa che è stata definita “contraria agli interessi della società e non concordata”.
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Gli altri investitori privati di Mps
A novembre, Caltagirone ha acquisito una partecipazione del 3,5% in Mps, in occasione della cessione del 15% dell’istituto da parte del Mef per un valore di 1,1 miliardi di euro. Durante questa operazione, Banco Bpm ha acquistato il 5% di Mps per circa 370 milioni di euro, mentre Anima ha acquisito il 3% per un importo di 219 milioni di euro. Anche Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha acquistato una quota del 3,5%. Caltagirone detiene inoltre una partecipazione del 5,3% in Anima Holding e del 2% in Banco Bpm.
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Il contesto
Caltagirone – gruppo presieduto da Francesco Gaetano Caltagirone, che secondo le stime di Forbes ha un patrimonio netto di 6,4 miliardi di dollari – ha aumentato la sua partecipazione in Mps per avere un maggiore peso nell’assemblea del 17 aprile. L’incremento della sua quota gli garantirebbe non solo più influenza, ma lo rafforzerebbe nel caso di un’eventuale fusione tra Mps e Mediobanca, di cui detiene il 7,6% del capitale.
In base a indiscrezioni, Caltagirone avrebbe già aumentato la sua quota in Mediobanca. L’obiettivo finale sarebbe ottenere adesioni di almeno il 40% del capitale di Mediobanca, per avere una posizione più forte nella battaglia su Generali. Infatti, a fine aprile, i soci di Generali saranno chiamati a rinnovare il consiglio di amministrazione, con una convocazione anticipata rispetto alla data prevista dell’8 maggio.
Da una parte ci sarà Mediobanca, il principale azionista di Generali con il 13% del capitale, che sosterrà la conferma di Philippe Donnet come amministratore delegato e di Andrea Sironi come presidente. Dall’altra parte ci sarà la lista proposta da Caltagirone e Delfin, che cercheranno di ottenere il supporto necessario per cambiare la leadership di Generali.
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