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Trending 3 aprile, 2019 @ 9:00

Il punto, in breve, sulla telenovela Brexit e i suoi prossimi scenari

di Forbes.it

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theresa may a downing street
Il primo ministro britannico Theresa May durante il discorso alla nazione di ieri da Downing Street (Jack Taylor/Getty Images)

di Sharon Whitehouse e Nicola Dolci (Studio legale Withers)

Nonostante i lunghi mesi di negoziati, riunioni e proposte avanzate dal Regno Unito in merito alla sua imminente fuoriuscita dall’Unione Europea, all’indomani della nuova bocciatura da parte del parlamento britannico di tutte quattro le opzioni di piano B già presentate mercoledì scorso (unione doganale, modello norvegese, referendum di conferma del withdrawal agreement e revoca dell’articolo 50), continua a perdurare un clima di incertezza circa il tenore dei futuri rapporti tra l’isola e il continente.

Gli eventi si stanno susseguendo con estrema rapidità e le istituzioni politiche d’oltremanica non riescono, nonostante i numerosi tentativi, a definire una linea di azione comune.

 

Brexit no-deal o Brexit deal? Verso una soluzione definitiva

Dopo il voto dell’altro ieri, lo spettro delle alternative ancora percorribili su come verrà gestita la Brexit sembra ormai essersi ridotto ad un secco DEAL o NO-DEAL, anche se non si può ancora escludere che le soluzioni alternative possano essere nuovamente rivotate già nei prossimi giorni in alternativa, o congiuntamente, ad un quarto voto sul withdrawal agreement (il fatto che si tratti di “indicative votes” lo rende ancora possibile).

 

Brexit: l’ultima chance per Theresa May

La partita è ora dunque in mano alla classe politica britannica. La prossima riunione del Consiglio Europeo, convocata da Donald Tusk per il 10 aprile, potrebbe essere l’ultima chance per Theresa May per proporre una soluzione credibile e scongiurare il materializzarsi di un’uscita senza accordo il prossimo 12 aprile, che ora appare sempre più vicina.

 

Brexit: possibili scenari futuri

Come noto, nel caso in cui venisse approvato il withdrawal agreement, lo scenario DEAL prevede che BREXIT sia innanzitutto posticipata al 22 maggio. Inizierà poi un periodo di transizione che durerà fino al 31 dicembre 2020 durante il quale tutto rimarrà invariato e si continuerà ad applicare la normativa europea, mentre Regno Unito e UE negozieranno i termini della loro futura ed ambiziosa cooperazione – ma le cui implicazioni pratiche risultano tuttora ancora incerte.

In caso invece di uno scenario NO-DEAL, il prossimo 13 aprile il Regno Unito cesserà immediatamente di essere membro dell’UE diventando uno stato terzo. Ciò significa che perderà la possibilità di poter commerciare liberamente con gli altri paesi dell’Unione e che le merci dirette o provenienti dal Regno Unito saranno sottoposte a dazi e controlli doganali. Le certificazioni ottenute per i prodotti oltremanica non avranno più valore all’interno dell’Unione e le merci britanniche potranno accedere al mercato unico solo se autorizzate e certificate dalle istituzioni europee competenti.

Nonostante gli sforzi del governo May affinché, anche in caso di NO-DEAL, nei prossimi mesi continui ad applicarsi sul suolo britannico la legislazione europea, la separazione dei due sistemi normativi è comunque destinata a realizzarsi nel breve-medio periodo. Tale diversità di leggi sarà tale da costringere la politica britannica a presentarsi compatta per poterne discutere le relative implicazioni con le rispettive controparti europee e definire il quadro delle loro future relazioni.

 

 

 

Business 14 marzo, 2019 @ 12:56

Una Brexit no deal lascerebbe il segno anche sul lusso britannico

di Simona Politini

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tre look modelli
(burberry.com)

Il 29 marzo è sempre più vicino e, malgrado i tentativi della Premier Theresa May di trovare la soluzione per un divorzio dall’Unione Europea meno traumatico e l’emendamento votato dal Parlamento che esclude un’uscita senza accordo, l’economia britannica sta già facendo i conti con i possibili scenari che dovrà affrontare qualora il Regno Unito mettesse in atto una Brexit no deal.

Brexit no deal: conseguenze nel settore del lusso

L’ipotesi di una Brexit senza accordo semina incertezza su tutti i mercati compreso il mercato del lusso che potrebbe perdere circa il 20% del valore attuale delle esportazioni, pari a circa 7 miliardi di sterline. A rivelarlo è la ricerca commissionata da Walpole, l’organismo ufficiale dell’industria del lusso britannica, alla società di consulenza internazionale Frontier Economics.

A generare questa ingente perdita economica sarebbero i cambiamenti nell’accesso al mercato relativi a barriere tariffarie e non tariffarie. Le misure non tariffarie comprenderebbero norme in materia di salute e sicurezza o norme ambientali. Nei casi in cui il Regno Unito e i mercati di esportazione avessero regole diverse, i marchi britannici dovrebbero spendere tempo e denaro per dimostrare di essere conformi.

Nel dettaglio, secondo Walpole, con una Brexit no deal i 250 marchi di lusso britannici, come per esempio Burberry, Alexander McQueen e Bentley, potrebbero vedere una perdita di circa 6 miliardi di sterline all’anno nelle esportazioni verso l’UE (l’industria del lusso del Regno Unito esporta circa l’80% di ciò che produce principalmente in Europa) e un’ulteriore perdita di circa 800 milioni di sterline nella regione Asia-Pacifico, perdendo l’accesso agli accordi di libero scambio negoziati dall’UE in paesi come Giappone, Corea e Singapore.

L’ipotesi di una Brexit no deal soffoca le imprese nel Regno Unito

Le imprese di lusso britanniche si sono impegnate a rimanere in Gran Bretagna, ma stiamo perdendo la pazienza con il governo che ci ha portati al limite del no deal. Il governo deve categoricamente evitare una Brexit no deal per prevenire ulteriori danni a questo importante settore, oltre a porre fine all’incertezza che continua a soffocare le imprese in tutto il Regno Unito” ha dichiarato la ceo di Walpole, Helen Brocklebank.