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Business 16 Ottobre, 2019 @ 1:00

Così Mimoto ha portato un sibilo giallo in città

di Matteo Rigamonti

Staff

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MiMoto
Alessandro Vincenti, Vittorio Muratore, Gianluca Iorio: i fondatori di MiMoto

È un sibilo, a tratti acuto in altri ovattato, che attraversa la città. È l’identità sonora di un nuovo mezzo in condivisione che ha rivoluzionato, con i suoi 45 km/h di velocità di punta, la mobilità urbana affiancandosi al car sharing e alle biciclette del Comune. Tra le startup che si sono gettate fin da subito in questo business c’è MiMoto di cui è ceo Gianluca Iorio, nonché fondatore insieme ad Alessandro Vincenti e Vittorio Muratore. Un “servizio pubblico offerto da privati”, spiega a Forbes Italia illustrando i prossimi passi della società dopo il recente sbarco a Genova, in partnership strategica con IrenGo, la linea di business del Gruppo Iren dedicata alla e-mobility, annunciato dalla prestigiosa cornice del Salone di rappresentanza di Banca Carige.

Quando sono partiti, nell’ottobre 2017, i fondatori erano tre giovani lavoratori fuori sede, arrivati a Milano durante il boom del car sharing: “Abbiamo dovuto fare i conti fin da subito con la scarsità di parcheggio, il traffico, l’inquinamento urbano” prosegue Iorio, “così abbiamo cominciato a immaginare un modello di sharing elettrico e sostenibile”. Oggi MiMoto muove ben cinquecento scooter tra Milano, Torino e Genova. “Ma il nostro programma è più ambizioso”, rilancia il fondatore, “abbiamo un piano al 2022 per raggiungere otto città nel Centro-Nord Italia e dieci nell’Europa meridionale”. E aggiunge: “il nostro motto è ‘We move people’; fino ad oggi abbiamo spostato persone con lo scooter elettrico ma non ci poniamo limiti per il futuro”.

Giovani lavoratori, per lo più liberi professionisti, tra 18 e 45 anni, di cui il 20% è donna. Questo il profilo dell’utenza di MiMoto. Gente che viaggia per spostarsi mentre lavora, in pausa pranzo e anche nel week-end durante il tempo libero. “C’è persino chi noleggia i nostri scooter semplicemente per provare a guidare per la prima volta un veicolo elettrico”, confida Iorio. Il tempo medio trascorso in sella è di venti minuti per circa 5 chilometri, ma di recente sono state lanciate nuove tariffe più aggressive con prezzi che scendono all’aumentare del tempo di utilizzo (4,90 euro per 1 ora o 19,90 per 24 ore). “Margini per crescere ancora ci sono”, secondo Iorio, anche nelle città in cui MiMoto è già presente. È il motivo per cui il team di esperti della startup ha studiato una presenza del brand nella gdo sul territorio a lato del digitale: acquistando una card ricaricabile prepagata è ora possibile caricare sulla app un bonus da spendere per noleggiare lo scooter.

Scooter MiMoto

Da quando siamo partiti, nell’ottobre 2017, abbiamo percorso 2 milioni di chilometri contribuendo a far risparmiare 350mila chilogrammi di Co2 emessa”, dice con orgoglio Iorio. “Purtroppo constatiamo che l’attenzione nell’uso degli scooter non è sempre allo stesso livello di quella riservata ai motorini di proprietà”. Ma questo non spaventa MiMoto. “La scelta di un modello estremamente essenziale, infatti, ci permette di garantire sicurezza e manutenzione che, va detto, è limitata”. Lo scooter elettrico, del resto, non ha olio né candele da cambiare. E attenzione anche all’igiene: i caschi di MiMoto, rigorosamente made in Italy, adottano cuffiette usa e getta e un prodotto apposito per l’igienizzazione della calotta interna, che rilascia un buon profumo e viene sostituito almeno una volta ogni due mesi. Gli operatori di MiMoto, inoltre, vigilano regolarmente sul mantenimento delle migliori condizioni.

Per il servizio di trasporto pubblico, a maggior ragione quando ad erogarlo è un privato, i costi sono fattore assai rilevante. Quello della manutenzione dello scooter elettrico “non è poi così elevato”, puntualizza il ceo di MiMoto, “ma affinché i costi di un servizio di mobilità in sharing siano sostenibili occorre avere, come nel nostro caso, community di utenti ampie e attive che consentano di percepire il bisogno dell’utenza in tempo reale”. Ad ascoltarli per far crescere il business c’è un team di circa venticinque persone che supporta la vision del management (i tre fondatori) e si compone di quattro aree: customer relationship management (crm), tech, marketing & communication e service (formata da fleet manager e tecnici).

Gli scooter sono dell’italiana Askoll, specializzata in mobilità elettrica che, grazie anche alla visibilità offerta da MiMoto, ora può puntare con forza non solo sulle vendite b2b ma anche al consumatore diretto, sia nelle città dove è presente il vehicle sharing sia nei piccoli comuni dove invece non arriva. Come in tutti i servizi di mobilità in sharing l’utente risponde come stesse guidando un mezzo proprio, eppure MiMoto, conclude Iorio, “promuove corsi di guida sicura, anche in collaborazione con la Polizia Municipale. Con particolare attenzione all’accelerazione”, che nei veicoli elettrici è più impetuosa di quelli tradizionali.

Business 4 Settembre, 2019 @ 2:00

Il furgone entra in modalità elettrica se nell’aria c’è troppo smog

di Matteo Rigamonti

Staff

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Ups Hybrid Electric Vehicle
Ups Hybrid Electric Vehicle (Courtesy: Tevva)

Quindici nuovi furgoni Ups ibridi ad autonomia potenziata e intelligenti hanno fatto il loro debutto nel Regno Unito. Veicoli commerciali in grado di passare in modalità completamente elettrica nei pressi dei centri urbani o dove l’inquinamento atmosferico è maggiore. A svilupparli il colosso della logistica in collaborazione con Tevva Motors. Dieci esemplari viaggiano già sulle strade di Birmingham e cinque a Southampton.

Inalterata la capacità di carico (23 metri cubi) rispetto ai loro fratelli alimentati interamente a diesel. Quadruplicata, invece, l’autonomia da 100 a 400 kilometri se confrontati ai furgoni elettrici di prima generazione. Tevva, che ha sede a Chelmsford, una sessantina di kilometri a est di Londra, ha realizzato e installato i motori elettrici e i computer di bordo. Perché, come spiega un comunicato, grazie al software di Tevva, la geolocalizzazione consente al mezzo di passare alla modalità totalmente elettrica quando l’autista si avvicina ai centri urbani, a strade particolarmente trafficate oppure a zone dove il traffico è limitato.

Ups – che negli Stati Uniti sta testando anche i camion a guida autonoma – è impegnata ad abbattere le emissioni in Europa dove i veicoli commerciali pesano per il 27% della Co2 attribuibile al trasporto e il 5% dei gas serra, ricorda il comunicato. In attesa di comprendere le conseguenze che causerà la Brexit, infatti, la legislazione dell’Unione europea – che ad oggi vale anche per il Regno Unito – prevede di tagliare del 15% le emissioni entro il 2025, del 30% entro il 2030 fino a raggiungere lo zero nel 2050.

Investimenti 16 Luglio, 2019 @ 2:23

Mobilità elettrica: ecco le aziende che offrono opportunità di investimento

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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(Photo by Spencer Platt/Getty Images)

di Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Unconstrained di Martin Currie (affiliata Legg Mason)

È raro che un mercato ben consolidato subisca una trasformazione radicale nel giro di pochi anni. Ma sembra proprio questo il destino dell’industria automobilistica: i veicoli elettrici diventeranno la norma mentre gradualmente il motore a combustione interna verrà abbandonato. Secondo le nostre previsioni da qui al 2030 il mercato dei veicoli elettrici dovrebbe espandersi ad un tasso di crescita annuo cumulato superiore al 30%, spinto principalmente dalle regolamentazioni più restrittive e dalla crescita della domanda da parte dei consumatori”.

Le opportunità di crescita
La Cina è al momento il più grande mercato di veicoli elettrici al mondo, e il governo sta spingendo con forza per un’ulteriore crescita. Le aspirazioni ‘green’ del paese fanno sì che alle case automobilistiche siano ora imposti stringenti requisiti minimi riguardo la produzione di veicoli alimentati con nuove energie (inclusi ibridi ricaricabili, veicoli esclusivamente elettrici e auto alimentate a celle a combustibile). Nel frattempo, in Europa un nuovo pacchetto di norme sulla mobilità pulita, approvato dal Parlamento Europeo, ha previsto nuovi standard sulle emissioni di CO2 delle automobili e dei veicoli commerciali leggeri, così come incentivi per i veicoli a zero emissioni.

Inoltre, se finora i consumatori sono stati lenti nel convertirsi ai veicoli elettrici (in un sondaggio condotto dall’American Automobile Association, solo il 16% degli automobilisti Usa ha dichiarato di star considerando un’auto elettrica come prossimo acquisto), ci sono segnali di un crescente supporto per forme di trasporto più sostenibili.

La strada più ovvia non sempre è la migliore
Tesla è probabilmente il marchio di veicoli elettrici più noto al mondo, grazie anche alla Model 3, il suo modello più venduto nel 2018. Ma l’azienda di Elon Musk ha motivo di preoccuparsi, perché ormai molte altre case automobilistiche hanno sviluppato modelli elettrici, come BAIC (azienda di proprietà del governo cinese), Nissan, Toyota, Renault, BMW. La cosa più evidente, a nostro parere, è che questa parte della catena del valore sia molto in vista, ma non rappresenti un bacino opportunità così ricco per gli investitori.

Questo per due motivi. Innanzitutto, per il rischio rappresentato dall’esporsi alle scelte dei consumatori. Essendo le decisioni riguardo ai brand strettamente legate ai gusti, spesso mutevoli, della clientela, tentare di prevedere se gli automobilisti preferiranno una Tesla, una Porsche o una Renault – o qualsiasi altro marchio – appare un rischio non necessario per gli investitori.

In secondo luogo, trovarsi in prima linea sul mercato dei consumatori finali espone gli investitori a un segmento ad alta intensità di competizione, cosa che – come investitori – in genere vorremmo evitare. Il fatto che le case automobilistiche stiano pianificando di incrementare il capex e le risorse destinate alle divisioni di R&D (ricerca e sviluppo) ci dice che la capacità di produzione è destinata a impennarsi, portando una crescente pressione competitiva in questa parte della catena del valore. Proprio queste pressioni potrebbero essere il motivo per cui Tesla ha recentemente annunciato una riduzione significativa dei suoi prezzi.

Analizzare accuratamente la catena del valore
Come Martin Currie, preferiamo analizzare l’intero ecosistema dei veicoli elettrici e trovare opportunità, lungo la catena del valore, in aree a valore aggiunto con pricing attraente, e che dispongano di un maggior potere di determinazione dei prezzi. L’azienda olandese ASML, ad esempio, gode di una posizione invidiabile, essendo il fornitore chiave di un’industria in espansione come quella dei semiconduttori. ASML realizza sistemi fotolitografici di precisione che stampano i transistor e altri componenti nei chip. Con una posizione di mercato molto forte e strette relazioni con i clienti, l’azienda ha ruolo cruciale per l’innovazione e lo sviluppo dell’industria dei semiconduttori, e dunque ha un notevole potere di determinazione dei prezzi.

Un altro marchio legato ai semiconduttori è la tedesca Infineon, che dispone di un’ampia gamma di prodotti per l’industria automotive e la sua transizione verso le tecnologie elettriche o ibride, così come per la guida autonoma. Parliamo di prodotti come controllori di potenza e sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS, Advanced Driver Assistance Systems). La posizione di leadership di Infineon si è ulteriormente consolidata attraverso l’acquisizione di Cypress, società specializzata nei chip. Infineon sta beneficiando del crescente uso dei semiconduttori nelle automobili. Attualmente, infatti, il valore medio dei semiconduttori utilizzati nei veicoli si aggira attorno ai 360 dollari, ma si tratta di cifre destinate a crescere rapidamente: alcune stime parlano di un valore di circa 1.000 dollari per le apparecchiature utilizzate nei veicoli elettrici/ibridi. Se confrontato con il costo complessivo di un’automobile, il costo addizionale delle nuove tecnologie installabili sui veicoli è molto basso, soprattutto considerando i benefici offerti, il che rende aziende come Infineon un’opportunità attraente per investire nel forte potenziale di crescita del settore.

Una altra parte vitale della catena del valore è rappresentata dalle batterie – il cuore pulsante dei veicoli elettrici. Anche qui stiamo analizzando diverse potenziali opportunità. Umicore, azienda attiva nel riciclo e nel recupero di metalli preziosi, detiene il brevetto di Cellcore, il nome commerciale dei suoi materiali NMC (litio, nickel, manganese e cobalto) che formano il catodo di una batteria al litio ricaricabile. È il materiale di riferimento per l’intera industria dei veicoli elettrici, eccetto Tesla. Il vantaggio competitivo chiave di Umicore è il suo approccio ciclico, perché ricicla i materiali per le pile – il che dà all’azienda un vantaggio sui concorrenti che non ricorrono al cosiddetto ‘urban mining’ (estrarre materiali utili dai rifiuti) e dipendono quindi maggiormente da materie prime derivanti da fonti meno sostenibili.