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Trending 1 Giugno, 2020 @ 3:01

Trump nel bunker della Casa Bianca durante le proteste più violente

di Forbes.it

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Il cordone di sicurezza all’esterno della Casa Bianca nella notte del 30 maggio (Alex Wong/Getty Images)

Articolo di Nicholas Reimann apparso su Forbes.com

Secondo quanto riferito dal New York Times, il presidente Donald Trump sarebbe stato portato dai servizi segreti in un bunker sotterraneo della Casa Bianca pensato per la difesa dagli attacchi terroristici. La decisione è stata presa mentre i manifestanti si radunavano fuori dalla Casa Bianca.

Fatti chiave

  • Il Times ha detto che i servizi segreti temevano per la sicurezza di Trump venerdì sera e il Presidente sarebbe stato portato nel bunker dagli agenti dei servizi segreti mentre i manifestanti si sono scontrati con la polizia vicino alla Casa Bianca.
  • L’articolo non menziona se Trump abbia usato il bunker sabato, che è stata finora la più violenta notte di dimostrazioni, o nella notte di domenica, con i manifestanti riuniti vicino alla Casa Bianca domenica sera.
  • Trump negli ultimi giorni ha impiegato Twitter per denunciare una risposta delle forze dell’ordine che riteneva non abbastanza forte, in particolare criticando la leadership democratica locale in tutto il Paese e suggerendo che potrebbe essere necessario l’intervento delle forze armate per affrontare le rivolte.
  • A differenza di Trump, l’ex vicepresidente e presunto candidato alla presidenza democratica Joe Biden si è avventurato domenica – una rarità per lui durante la pandemia di coronavirus – a visitare il sito delle proteste di sabato sera nella sua città natale di Wilmington, nel Delaware.

Contesto di fondo

Domenica è stato il settimo giorno di proteste diffuse dopo la morte di George Floyd, un uomo nero disarmato che è morto dopo che l’agente di polizia bianco di Minneapolis Derek Chauvin ha tenuto il ginocchio al collo di Floyd per otto minuti e 46 secondi, sotto gli occhi delle videocamere.

Da allora Chauvin è stato arrestato e accusato di omicidio di terzo grado, nonché omicidio colposo, ma molti manifestanti promettono di continuare le loro proteste fino a quando gli altri tre poliziotti non saranno messi sotto accusa. Mentre le proteste sono state pacifiche per gran parte della settimana, le scene sono diventate violente nelle città di tutto il paese sabato sera in quelle che lo storico Douglas Brinkley ha definito le rivolte più diffuse “dall’assassinio di Martin Luther King. Jr. nel 1968 “. Diversi Stati hanno richiamato le loro guardie nazionali quando le tensioni tra i manifestanti e le forze di polizia sono diventate fuori controllo. In diversi casi, i giornalisti che hanno coperto le proteste sono stati colpiti con lacrimogeni o proiettili di gomma.

Le critiche

Gli organizzatori hanno denunciato il modo in cui le proteste si sono trasformate in tumulti, affermando che saccheggiatori e vandali tra i loro ranghi come “opportunisti“. John Lewis, che a 80 anni è forse la più nota icona dei diritti civili viventi, ha biasimato le scene di violenza, twittando sabato sera che “Ribellarsi, saccheggiare e bruciare non è la strada giusta “.

Leader 30 Aprile, 2020 @ 12:01

Il balletto di Elon Musk su Covid-19. Ora dice: “Liberate l’America dal lockdown”

di Forbes.it

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Elon Musk coronavirus
Bill Pugliano – Getty Images

Articolo di Rachel Sandler apparso su Forbes.com

Elon Musk continua a far parlare di sé. Dopo l’ottima performance in Borsa di Tesla, che gli potrebbe permettere di ottenere un maxi bonus; mercoledì, ha denunciato il lockdown statale attraverso vari tweet che contrastano, quindi, con gli ordini di rimanere a casa. Martedì sera, Musk ha twittato, insieme a un link di un articolo che incoraggiava la decisione del Texas di riaprire: “Liberate l’America, ora” e “Restituite alle persone la loro libertà”.

Il Ceo di Tesla e SpaceX ha anche risposto “vero” a un importante account twitter pro-Trump che ha twittato: “La cosa più spaventosa di questa pandemia non è il virus stesso, ma vedere gli americani che si inchinano così facilmente e che rinunciano alla libertà conquistata con il sangue per ascoltare politici corrotti che promettono di pensare alla loro sicurezza”

I tweet di Elon Musk riflettono i commenti del presidente Donald Trump all’inizio di questo mese, i quali chiedevano che gli Usa fossero “liberati” da misure aggressive di distanziamento sociale.

Elon Musk e le critiche sul coronavirus

Negli ultimi mesi, Elon Musk è stato criticato per la sua bizzarra veduta sul coronavirus. Il 16 marzo 2020, ha twittato che i farmaci antimalarici clorochina e idrossiclorochina erano “degni di considerazione”, anche se non erano stati sottoposti ad ampi studi clinici. Giorni dopo ha previsto, in modo impreciso, che entro la fine di aprile ci sarebbero stati “probabilmente quasi zero nuovi casi anche negli Stati Uniti”.

E quando la Bay Area di San Francisco si è chiusa, Musk è sembrato riluttante a cessare la produzione nello stabilimento di Tesla a Fremont, California, quando non era considerata un’attività essenziale. Il ceo di Tesla ha cambiato rotta alla fine di marzo quando promise di usare le sue fabbriche per fabbricare e donare centinaia di ventilatori agli ospedali di New York e California.

In tutto questo, mentre il lockdown iniziale sta volgendo al termine, alcuni Stati, tra cui Georgia e Texas, stanno lentamente riaprendo le attività. Altri, come Virginia e Illinois, stanno adottando l’approccio opposto e decidendo di bloccare le attività fino almeno alla fine di maggio.

Tuttavia, la stragrande maggioranza degli americani, secondo il sondaggio dell’opinione pubblica, è preoccupata di questa possibile distensione delle misure restrittive. E gli esperti di sanità pubblica avvertono che allentare troppo presto il lockwdown potrebbe comportare una ripresa della diffusione del coronavirus.

Trending 22 Aprile, 2020 @ 12:08

Chi paga quando il prezzo del petrolio è negativo e perché?

di Forbes.it

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petrolio prezzo negativo
shutterstock

Articolo di Sarah Hansen per Forbes.com

Per la prima volta nella storia il prezzo del future del petrolio Wti (oggi in risalita a 14 dollari al barile) è precipitato talmente tanto da riportare alla fine una quotazione negativa. Questo ha rivelato quanto questo mercato, già fragile, sia stato colpito dalla crisi del coronavirus.

Inoltre, visto che la domanda colpisce e i serbatoi di stoccaggio si riempiono, le aziende stanno pagando gli operatori per togliersi il petrolio dalle mani. 

Mercato del petrolio: i punti chiave

  • Essendo il martedì l’ultimo giorno di negoziazione per il contratto future sul greggio del West Texas Intermediate  (Wti) – ampiamente usato come punto di riferimento per i prezzi del petrolio Usa per maggio — tutto il petrolio negoziato con questo contratto è destinato a essere consegnato fisicamente il mese prossimo, mentre il Paese è ancora bloccato e la domanda di carburante è ancora al minimo.
  • Anche se la domanda globale di petrolio greggio (che viene utilizzato per produrre benzina e carburanti a reazione) è precipitata, gli Usa hanno visto salire la propria capacità di stoccaggio di petrolio perché le compagnie aeree e altri acquirenti, a causa della crisi dettata dal coronavirus, non stanno utilizzando il greggio nella stessa misura di prima, anzi.
  • Con lo stoccaggio che ha raggiunto la soglia massima, quelle aziende con la capacità di immagazzinare petrolio (come raffinerie e compagnie aeree) non lo acquistano più.
  • Mentre i venditori si affrettavano a scaricare i contratti di maggio, i prezzi dei futures hanno subito un crollo e sono scesi sotto lo zero per la prima volta.
  • Quando i prezzi al barile sono negativi significa che le aziende devono pagare un acquirente per togliersi il petrolio dalle mani e immagazzinarlo se vogliono uscire dal mercato.
  • Il contratto Wti di giugno (attualmente a quota 11,04 dollari al barile), che è il contratto più attuale da oggi, è quello che contiene la maggior parte del volume degli scambi, ciò permette di avere una misura molto più accurata dei prezzi.
  • Le prospettive migliorano considerevolmente per i contratti future del petrolio WTI per i mesi successivi: il contratto del marzo 2021, ad esempio, è ancora scambiato a circa 29,5 dollari al barile
Trending 25 Marzo, 2020 @ 12:17

1.200 dollari a ciascun cittadino, il piano Usa anti Coronavirus da 2mila miliardi

di Massimiliano Carrà

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Piano economico usa contro coronavirus
Win McNamee – Getty Images

“È il più grande pacchetto di salvataggio nella storia americana. Un vero e proprio piano Marshall”. Così il leader democratico del Senato americano Chuck Schumer ha definito il piano economico Usa da 2mila miliardi di dollari in risposta alla crisi dettata dal coronavirus.

Dopo due bocciature, arrivate nelle giornate di domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo, proprio nelle scorse ore la maggioranza repubblicana al Senato Usa ha dichiarato di aver trovato l’accordo con i democratici per l’approvazione del piano economico da 2mila miliardi di dollari che il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell definisce “un investimento ai livelli di quelli che la nostra nazione fa in tempo di guerra”.

Proprio in base a quanto comunicato da McConnell la votazione decisiva dovrebbe essere fatta nelle prossime ore. Dalle dichiarazioni rilasciate dai due partiti non dovrebbero esserci sorprese. Di conseguenza, dopo la votazione al Senato e alla Camera, si attenderà la firma del presidente Usa Donald Trump.

Coronavirus, cosa prevede il piano economico Usa 

Entrando più nel dettaglio, il piano economico Usa contro il coronavirus prevederebbe, dal punto di vista prettamente riferito alle famiglie, assegni diretti da 1.200 dollari a tutti i cittadini americani e di circa 500 dollari per i bambini. 

Circa 867 miliardi di dollari sarebbero invece stanziati per prestiti agevolati e aiuti per le aziende dei settori più colpiti dalla crisi, Stati e città. Nello specifico, 367 miliardi sarebbe la quota prevista per le piccole imprese e i prestiti; 500 miliardi, invece, andranno al Dipartimento del Tesoro.

Oltre a ciò, il piano economico Usa contro il coronavirus dovrebbe prevedere anche significativi aumenti di spesa per gli ospedali e gli operatori sanitari in prima linea nell’emergenza. Proprio gli ospedali dovrebbero ricevere circa 150 miliardi di dollari. 

Grazie a questi stanziamenti, la Federal Reserve – che nei giorni scorsi ha annunciato un Qe illimitatopotrà mobilitare fino a 4mila miliardi di dollari  grazie a un effetto leva. Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin potrà assegnare parte dei fondi alle società danneggiate dal blocco.

Inoltre, va anche sottolineato che il piano economico Usa dovrebbe prevedere anche un importante impulso alle assicurazioni contro la disoccupazione, che consentirà ai lavoratori fermi di non essere licenziati e di ricevere regolarmente i loro stipendi per un massimo di quattro mesi.

Business 9 Gennaio, 2020 @ 11:30

Chi sono i miliardari signori dei droni che hanno colpito in Iraq

di Massimiliano Carrà

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Drone
(Shutterstock)

Il braccio armato degli Usa e del suo presidente Donald Trump. Possono essere soprannominati così Linden e Neal Blue, i due fratelli ultraottantenni padri del drone Predator MQ-9 Reaper che ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani.

Paragonabili a Yuri Orlov, protagonista del film “Lord of War”, Linden e Neal Blue, oltre a far parte della classifica dei miliardari di Forbes con un patrimonio stimato di 4,1 miliardi di dollari, sono i proprietari di General Atomics, l’azienda con sede a San Diego che, tra le tante cose, sviluppa velivoli senza piloti, come appunto la serie Predator, sistemi e sensori laser per gli aerei e soluzioni energetiche basate sull’energia nucleare o altre fonti di energia come biocarburanti.

General Atomics: i droni e i rapporti con l’esercito Usa

Neal Blue controlla una quota dell’80% di General Atomics ed è il ceo e il presidente. Linden invece ricopre la carica di vicepresidente e detiene la restante quota del 20%.

La General Atomics però non è una creazione dei fratelli Blue, bensì una loro scommessa (vinta). Infatti, dopo l’esperienza come piloti dell’aeronautica militare Usa e diversi affari commerciali, Linden e Neal Blue hanno acquistato la General Atomics nel 1986 per 60 milioni di dollari. 

Una cifra non paragonabile al reale valore odierno dell’azienda, anche in virtù del fatto che è una delle principali fornitrici di tecnologie del Dipartimento della Difesa americana e della Cia. Per fare un esempio, un esemplare drone Predator MQ-9 Reaper, una delle armi più utilizzate e richieste dal Pentagono (pesa 1,5 tonnellate, viene pilotato a distanza di continenti ed è dotato di missili) costa 16 milioni di dollari.

I droni da soli generano vendite da 2,1 miliardi di dollari l’anno su un totale stimato per General Atomics di 2,7 miliardi di euro, quindi quasi l’80%. Donald Trump appare un estimatore di questa tipologia di armamenti: in tre anni ha autorizzato quasi 260 missioni con droni. Il suo predecessore Barack Obama circa 500 in otto anni. 

Trending 31 Dicembre, 2019 @ 11:00

10 motivi per cui Donald Trump può essere ottimista per il 2020

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
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Usa, il presidente Donald Trump

Con tutta probabilità, il presidente degli Stati Uniti continuerà a suscitare scandali e polemiche per tutto l’anno che verrà. Per i suoi toni arroganti, la sua erosione delle norme liberali e per lo scarso rispetto nei confronti degli avversari. Per il suo essere – in una parola – divisivo. Questo è stato Donald Trump per i suoi primi tre anni di mandato, e le cose non sembrano poter andare diversamente nell’anno in cui si giocherà la rielezione. L’anno di una nuova, estenuante campagna elettorale.

Se, per disarcionarlo, i Democratici puntano tutto sull’impeachment, si trovano però di fronte a una sfida che non si vedeva da almeno tre decenni: quella di convincere gli americani a cacciare dalla Casa Bianca un Repubblicano mentre l’economia va a gonfie vele. E non c’è solo il livello record di occupati, da mettere sul piatto per l’ex immobiliarista e star dei reality diventato la figura più rappresentativa del “momento populista”: c’è la grande fiducia dei consumatori, un’Unione Europea più divisa che mai, un quadro geopolitico irrequieto ma senza nuove guerre al terrore, e un’opposizione che non sembra aver trovato un messaggio unificante.

Il 2020 rischia di rappresentare dunque una rivincita per il presidente più controverso del Dopoguerra, e un annus horribilis per chi vorrebbe interrompere quella che per molti commentatori liberali era sembrata soltanto una inconcepibile anomalia. Vediamo più nel dettaglio perché.

Gli statunitensi promuovono a pieni voti l’economia

I Democratici avranno molto da lavorare per convincere gli elettori che le cose non vanno poi così bene come Trump vuole far credere. In un sondaggio di Cnn, il 76% degli intervistati ritiene che la condizione economica degli Stati Uniti sia “buona” o “molto buona”, con un aumento di nove punti rispetto allo stesso sondaggio commissionato l’anno scorso. L’economia americana passa insomma l’esame, con il voto più alto da quasi vent’anni a questa parte: dal febbraio del 2001, per la precisione, quando erano soddisfatti dell’andamento delle cose l’80% degli statunitensi. Anche in questo campo le divisioni tra Repubblicani e Democratici sono evidenti, ma meno altrove: per il 97% degli elettori del Gop le condizioni economiche del Paese sono positive, e questo vale pure per il 62% degli elettori avversari.

Sempre più americani sono convinti di poter trovare un buon lavoro

Per Donald Trump gli Stati Uniti stanno attraversando il migliore momento economico della loro Storia. Non è proprio così, ma la disoccupazione è al 3,5 per cento, il mercato azionario è ai massimi storici e il livello di povertà è in calo. Quel che più conta, gli elettori si sono convinti che i nuovi lavori disponibili non sono necessariamente quelli precari o pagati poco. Lo rileva Gallup, secondo cui 65 statunitensi su 100 ritengono che questo sia “un buon momento” per trovare occupazioni di qualità. È il dato più alto dal 2001.

La crisi economica preoccupa sempre meno

La percentuale di americani che citano i problemi economici come quelli più importanti in questo momento è ai minimi storici. Lo dice uno studio dell’University of California, dal titolo “Nationscape”, che punta a intervistare oltre mezzo milione di persone prima delle elezioni del 2020. La fotografia che se ne trae è quella di un paese, però, diviso su altri temi. Se gli elettori del Partito Repubblicano hanno come priorità quella di risparmiare Trump dall’impeachment e al secondo posto quella di impedire restrizioni sulle armi da fuoco, i Democratici si trovano sul lato diametralmente opposto della barricata: fanno il tifo per l’incriminazione del presidente in primis, e in secondo luogo vorrebbero un trattamento più umano per gli immigrati. In entrambe le sponde della politica americana i problemi legati alla governance hanno superato di gran lunga quelli legati allo stato dell’economia.

I lavori a basso salario pagano di più

Non è tutto oro quel che luccica. Secondo quanto scrive Axios, quasi la metà dei lavoratori americani è bloccato in posti di lavoro a basso salario spesso non ben remunerati, senza sussidi e all’interno di settori in via di automazione. Ma un’altra buona notizia per Donald Trump è che questi lavori stanno pagando sempre di più – l’aumento più vigoroso da 12 anni a questa parte – mentre decelerano i salari dei lavori più invidiabili. Il merito senza dubbio di un tasso di disoccupazione al minimo da decenni (con relativa scarsità di forza lavoro disponibile). Tuttavia, non bisogna dimenticare l’aumento del salario minimo – misura fortemente voluta dai Democratici – che si materializzerà tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 in ben 22 Stati. Per l’Economic Policy Institute, i lavoratori che ne saranno affetti guadagneranno, a seconda dei casi, tra i 150 e i 1.700 dollari in più all’anno. Questo cosa vuol dire, da un punto di vista comunicativo? Che la destra è in imbarazzo perché l’innalzamento del salario minimo non sta distruggendo l’economia (come temeva) e la sinistra è in imbarazzo perché le cose positive possono succedere anche durante presidenze terribili.

La fiducia dei consumatori continua a salire

Secondo l’Università del Michigan, a dicembre la fiducia dei consumatori americani si è attestata a 99,3 punti, in rialzo rispetto ai 96,8 punti di novembre. Si tratta dei livelli più alti degli ultimi sette mesi. Nel frattempo, l’inflazione continua a sembrare un miraggio, e così la borsa di New York ha festeggiato chiudendo il 2019 in bellezza.

L’impeachment potrebbe naufragare

La battaglia politica più cruciale del 2020 con tutta probabilità si arenerà col voto in Senato, a maggioranza repubblicana, dove sarebbero necessari due terzi dei voti per procedere: non arriveranno mai, a meno che i Democratici non riescano a far parlare nuovi testimoni imbarazzanti in diretta tv e mettere così in difficoltà i senatori repubblicani più moderati. Donald Trump, dal canto suo, vuole un voto del Senato che lo scagioni in fretta e furia, in modo da presentarsi ai suoi comizi da presidente perseguitato senza motivo, che è riuscito a liberarsi dal giogo di oppositori sleali che solo tramite le carte giudiziarie pensavano di farlo fuori.

I democratici sono divisi

Il presidente Usa lo ha ripetuto per settimane: l’impeachment, che lui ritiene infondato e ingiusto, finirà per avvantaggiarlo alle prossime elezioni. Per ora i sondaggi gli danno ragione, ma che l’impeachment possa diventare un boomerang elettorale dipenderà in buona parte anche dal candidato che i Democratici sceglieranno per la Casa Bianca. Per ora nessuno dei papabili al ruolo di sfidante di Donald Trump sembra entusiasmare gli indecisi, e gli stessi Democratici sembrano sparpagliati da Warren, Sanders e Biden. La notizia più preoccupante (per i Dem) è che negli Stati in bilico del Midwest, quelli decisivi per il conteggio dei grandi elettori, le rilevazioni danno Trump in leggero vantaggio su praticamente tutti i possibili candidati avversari.

Gli americani sono stanchi della guerra

I sondaggi lo confermano anno dopo anno: gli elettori, per quanto patriottici, continuano a essere contrari all’imperialismo americano vecchio stile, fatto di bombardamenti umanitari che durano decenni e tentativi maldestri di regime chance che si concludono con la destabilizzazione di intere aree geopolitiche. Trump sa che dietro la sua controversa – e per molti versi tragica – decisione di ritirarsi dalla Siria c’è un Paese stanco delle missioni all’estero, e lui è pronto a dargli ciò che vogliono: un approccio più realista alle contese globali. Isolazionista, se necessario. Tranne, ovviamente, quando si tratta di regimi dichiaramente socialisti nelle Americhe, come Cuba o il Venezuela.

L’Europa è nella bufera

Destabilizzare l’Unione a 28 per strappare gli accordi commerciali e politici più favorevoli a Washington è apparso fin qui uno degli obiettivi della presidenza Trump, che non ha mai fatto mistero del suo tifo per la Brexit (anche in versione hard) e per i leader politici più anti-Bruxelles del continente: da Nigel Farage a Victor Orban. Il guaio, per gli europeisti, è che perduta la Gran Bretagna l’asse politico-economico attorno al quale verte l’Ue – vale a dire il duo Francia-Germania – è più instabile che mai: Macron è assediato dalle tute gialle da oltre un anno, e nonostante i suoi tentativi di portare avanti una riforma dell’entità sovranazionale, continua a restare profondamente antipatico ai francesi. Merkel è a fine ciclo, criticata un po’ ovunque per la politica mercantilista del suo Paese e incalzata dalla crescente popolarità dell’estrema destra. Per Donald Trump il primo è l’emblema di un politicamente corretto tecnocratico da abbattere, mentre la seconda è un simbolo di doppiezza commerciale (vedi anche le risorse energetiche acquistate dai russi). Con l’Italia che ondeggia tra fedeltà all’Europa e prospettive di un ritorno salviniano coi fiocchi, questo blocco geopolitico non sembra certo poter rappresentare un’alternativa solida al fragore trumpiano.

Trump sta diventando sempre più popolare

Nello stesso giorno in cui la Camera votava “sì” all’avvio della procedura di impeachment, un sondaggio pubblicato da Gallup attestava una popolarità record per il presidente. Si tratta di numeri comunque non entusiasmanti: appena il 45%, ma comunque una crescita di sei punti dallo scorso autunno ad oggi. Nello stesso tempo, Cnbc registrava come fosse tracollato – dal 50% al 40% – il numero degli americani che disapprova l’operato di Trump. Certo, è un rafforzamento dovuto soprattutto alla stretta intorno a lui degli elettori repubblicani: praticamente 9 elettori repubblicani su 10 sostengono il leader supremo nella crociata contro il politicamente corretto e il multiculturalismo. In un paese sempre più polarizzato, appena l’8% dei democratici ha invece un giudizio positivo sul presidente.

 

Tutte buone notizie? Niente affatto. Le divisioni tra Repubblicani e Democratici sono più lancinanti che mai, trasformandosi in baratri per quanto riguarda la questione immigrazione, la legalizzazione delle droghe, l’aborto e la cittadinanza. Gli effetti della guerra commerciale con la Cina non sembrano affatto entusiasmanti per l’economia, con un manifatturiero che non ne vuole sapere di risorgere e alcuni esperti che parlano di una possibile escalation militare (da fredda la nuova guerra potrebbe diventare caldissima). Senza contare poi l’ipotesi nuova recessione mondiale.

Ma se gli elettori giudicheranno Donald Trump come una promessa di caos rivelatasi un’amministrazione pragmatica dell’Impero, allora lui potrà guardare al 2020 con particolare fiducia, e il suo ciclo epocale sarà completato.