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Business 22 Agosto, 2019 @ 1:45

Come un docente italiano sta insegnando la felicità negli Usa

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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Sandro Formica al World Happiness Summit.

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

Per tutti quelli che hanno sempre pensato che la felicità non può essere “insegnata”, forse è arrivato il momento di ricredersi. Ma guai a parlare solo di life coaching. Perché spiegare in un contesto accademico la ricetta del benessere interiore non è affatto semplice. Parola di Sandro Formica, docente e responsabile didattico del Percorso ordinario della scienza del sé alla Florida International University, che proprio negli States ha portato il primo corso universitario sul Potere personale, diventato in poco tempo sold out tra Harvard e Yale.

Figlio di un dirigente regionale all’assessorato al Turismo, Sandro nasce a Perugia dove, dopo una laurea in legge, si avvicina al settore del turismo, diventando uno dei più giovani direttori d’hotel in Italia. Ed è proprio a una fiera alberghiera che Formica conosce alcuni docenti americani che lo convincono a trasferirsi negli Usa per specializzarsi in ospitalità alla Virginia Tech University. Evidentemente però non è questo il suo destino. Dopo un periodo alla Temple University di Philadelphia e due anni a Parigi a insegnare al master in Business administration della Cornell/Essec, Formica non ha ancora le idee chiare sul proprio futuro professionale.

“A 37 anni non sapevo ancora chi ero”, racconta a Forbes. Nel 2008 arriva il punto di rottura: “Quando mi sono trasferito in Florida, avevo un solo obiettivo: convincere il Senato accademico ad approvare il mio corso Gestisci te stesso, gestisci gli altri”. Approvazione raggiunta con il massimo dei voti tanto che il suo secondo corso Potere personale è diventato in poco tempo il più popolare dell’ateneo. Un successo che ha avuto un ottimo riscontro soprattutto nell’ambito business dove Formica insegna come raggiungere la felicità in azienda. Alla domanda se è meglio parlare di economia della felicità, il docente risponde così. “Conoscere i propri obiettivi, e immedesimarsi nei valori di un’azienda è diventato fondamentale per avere successo nel lavoro”.

E quando si parla di obiettivi, Formica ne ha uno per nulla poco ambizioso: “trasformare l’Italia in un paese di persone forti e auto-consapevoli, capaci di operare in sinergia e simbiosi”. Insomma, se siamo più felici e soddisfatti al lavoro, i risultati non tarderanno ad arrivare. Una tesi, avallata peraltro sin dal 1920 da studi e ricerche scientifiche come il noto The happy productive worker. Oltre al mondo del lavoro la sua ricerca si rivolge in particolare al settore dell’education e si è tradotta negli anni nell’osservazione di 36 scuole e istituti universitari italiani dove il manager ha iniziato a esportare il suo modello di training. Tra queste, l’Università di Palermo, dove ha battezzato il suo master di Economia della felicità, e il Centro scolastico Giovanni Paolo II di Melegnano.

La ragione? La riflessione che oggi è entrato nel lessico manageriale un altro tipo di intelligenza, quella emotiva che, in barba ai più scettici, si traduce nella capacità di riconoscere “i sentimenti” dell’ambiente che ci circonda, aiutandoci a stimolare un contesto di lavoro competitivo e produttivo. “Nel corso degli ultimi dieci anni ho sviluppato un metodo che permette di scoprire, approfondire, acquisire e integrare aspetti del sé che sono indispensabili per utilizzare appieno il proprio potenziale. Benjamin Franklin diceva che ‘La maggior parte delle persone muore a 25 anni ed è seppellita a 75’ per spiegare che aspetti essenziali alla nostra crescita e sviluppo – come intelligenza emotiva, immaginazione, valori, proposito di vita – vengono solitamente ignorati e lasciati morire”, prosegue Formica. E così, oltre cinquemila studenti, da Milano a Palermo, hanno condiviso il modello della scienza “dell’io emotivo”, alla riscoperta della propria autostima e consapevolezza.

“Siamo convinti che il lavoro debba necessariamente essere sinonimo di sofferenza, insoddisfazione. Ma non è così. Ci sono diverse aziende cosiddette ‘positive’ che orientano il loro business sul benessere del dipendente, in Italia e all’estero. Basti pensare all’imprenditore Andrea Illy, sponsor unico del World Happiness Report presentato lo scorso 20 marzo alle Nazioni Unite, che sviluppa la sua strategia aziendale intorno allo slogan ‘Live HAPPilly’”.

Inutile dire che Formica è una presenza fissa del World Happiness Summit, evento per antonomasia dedicato alla scienza della felicità, che riunisce ogni anno a Miami dubbi e domande sul tema, alla presenza dei massimi esperti a livello mondiale che si confrontano a suon di yoga, seminari, incontri formativi e lavori di gruppo. “Molti studi confermano ormai che chi ha sviluppato una forte intelligenza emotiva è più predisposto ad avere successo nel lavoro di chi invece fa affidamento solo a quella razionale”.

E del potere delle proprie emozioni Formica parla nel suo ultimo libro, Personal Empowerment: Empower the Leader Whithin You, pubblicato nel 2017 negli Stati Uniti, i cui temi sono stati riproposti attraverso oltre cinquanta articoli in riviste accademiche di tutto il mondo. Rimane un dubbio: la felicità è uno stato mentre la gioia è un sentimento? “Assolutamente no. La felicità è un impegno che decidiamo di prendere, e coltivarlo è il più complicato impegno della nostra vita”. Intanto, negli Stati Uniti si sente già parlare di chief happiness officer.

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