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Leader 29 Novembre, 2019 @ 12:49

Chi è il 28enne italiano che lavora ai progetti speciali di Google

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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Immaginare uno sviluppatore praticare la breakdance potrebbe suonare un po’ strano. Potrebbe, appunto. Perché di esperienze uniche, e sicuramente degne di nota per un ragazzo di 28 anni, Alessandro Giulianelli, inserito non a caso nell’ultima lista dei 100 Under 30 di Forbes Italia, ne ha vissute parecchie.

Padre italiano e madre palestinese (vacanze estive trascorse ad Haifa, in Israele dalla nonna), è proprio questa dimensione cosmopolita a influenzare le sue scelte. Come quella di andare da Ferrara, sua culla natale fino ai 18 anni, a Milano, dove frequenta la Bocconi, e infine ad Austin, per uno scambio con la business school del Texas. Ma quest’ultima è solo una tappa, perché nella mente del giovane emiliano fa capolino soprattutto l’Asia: “Dopo essere tornato in Bocconi per completare la mia tesi, ho deciso di studiare international management nelle due migliori business school del continente secondo il Financial Times, The Hong Kong University of Science and Technology, a Hong Kong, e The National University of Singapore. Dopo l’università non avevo idea però di cosa avrei fatto. Prima di entrare in Bocconi pensavo che Google fosse qualcosa di immaginario, che gli ingegneri informatici aggiustassero solo i computer nelle scuole, avevo una visione molto incompleta del mondo insomma. Per fortuna, il film The Internship (commedia americana del 2013 diretta da Shawn Levy, ndr) mi ha aperto gli occhi sul vero mondo di Google”. (sorride, nda).

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A questo punto della nostra storia, come in tutte le belle storie, arriva la svolta. “Ho inviato centinaia di candidature, inclusa Google, ma all’inizio sono stato contattato solo da Nike per un lavoro dove era essenziale sapere tutto sui giocatori di calcio, non proprio il mio pane quotidiano. Un giorno, un mio caro amico di Hong Kong mi ha consigliato di sperimentare il cosiddetto sistema dell’hidden market, termine usato per indicare un lavoro non ancora pubblicizzato online. Parte la mia ricerca su Linkedin e, qualche tempo dopo, una ragazza russa che lavorava nella sede polacca mi indirizza verso l’attività di online specialist. In realtà si trattava di call center. Il lavoro era terribile e mal pagato, ma almeno ero un impiegato Google”, prosegue Giulianelli.

Alessandro ci mette poco a farsi valere e dopo qualche tempo, segue progetti al 20% per Google Glass, Chromecast e Street View. Il giovane ferrarese approda quindi in YouTube dove aiuta gli esecutivi a gestire l’headcount dell’azienda a livello globale. Ad attenderlo, il laboratorio segreto del colosso di Mountain View, Google X: “La storia di Google X, come qualsiasi cambiamento che ho fatto nella mia carriera, mi è costata molto sudore. Ho provato a scrivere a molti dipendenti della società ma senza successo, non esiste un referral bonus. Cosi, dopo aver visto un video di Jonathan Rosenberg (ex senior vice president of products per Google, ndr) gli ho scritto una mail, l’ho incontrato e lui mi ha finalmente introdotto ad X”.
Bei ricordi, certo, ma prodotti troppo early stage, quelli sviluppati in Google, non ancora maturi come potremo dire semplificando. Quindi, dopo soli sei mesi all’interno della struttura semi-segreta gestita da Alphabet, che si occupa di sviluppare importanti innovazioni tecnologiche dove Giulianelli si concentra sullo sviluppo di prototipi per il futuro, arriva il momento di Waymo, impresa della galassia Montain View che utilizza la tecnologia per creare autovetture autonome, dove assume il ruolo di program manager. Forse, a questo punto, vi starete ancora chiedendo come sia andata la storia della breakdance.“Ho iniziato a ballare circa tre anni fa, una volta arrivato in America. Mi ha sempre attirato fare cose nuove. In quell’occasione mi trovavo nella palestra di YouTube quando ho visto un ingegnere ballare. Per due anni ho persino insegnato ad altri youtuber organizzando classi di 10-12 persone”. Oggi, la sua casa è San Francisco, patria della Silicon Valley. Ma nel suo cuore c’è sempre l’Italia, patria di cultura, arte e buon cibo, si sa.

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