Il mondo della formazione in Italia all’epoca del Coronavirus, tra incertezza e voglia di ripartire

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di Pasquale Sasso

In questi giorni di post lock-down causato dall’epidemia da Covid-19,  gli studenti italiani si accingono a sedere per la prima volta dietro i banchi di Scuola e Università e le polemiche che accompagnano questo momento sembrano non placarsi. Il mondo della scuola soffre la maggiore incertezza, tra docenti impauriti di non saper gestire la presenza in aula e i genitori degli studenti spiazzati difronte ai numerosi tentennamenti del Governo. Le università si dividono tra chi sceglie di riprendere le lezioni in presenza e chi continua a seguire la strada del digitale. 

Ma cosa ci aspetta nel prossimo futuro? 

Di questo ne ho discusso con Maurizio Carvelli, amministratore delegato di Camplus College, uno dei più importanti player del settore dello student-housing in Italia e all’estero. 

Come vede la situazione attuale del mondo della scuola e dell’Università?

A contraddire la visione comune che inserirebbe l’Italia tra le nazioni con il più alto numero di laureati, sono i numeri. Secondo una ricerca condotta dall’Istituto statistico dell’Unione Europea (Eurostat), solo il 27% degli italiani tra i 30 e i 34 anni ha completato almeno un ciclo universitario, contro il 41% della media europea, relegandoci così al penultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea, davanti solo alla Romania. La crisi generata dal Covid-19 rappresenta un duro colpo per le nostre università, ma soprattutto per le nostre giovani generazioni. Mai come oggi, l’Istruzione necessiterebbe, invece, di essere inserita nei primi posti dell’agenda pubblica. 

Un secondo dato allarmante fornitoci dall’Eurostat si riferisce al tasso di abbandono degli studi: oggi l’Italia è tra i primi posti della classifica europea. Nel resto dei Paesi del continente, la percentuale di giovanissimi (18-24 anni) che hanno lasciato in anticipo gli studi è al 10,6%, in calo rispetto al 17% dell’ultima rilevazione. Tuttavia, in Italia, nella stessa fascia di età, coloro che non continuano a studiare dopo il primo ciclo di scuola secondaria rappresentano il 14,5%.  In questo drammatica classifica risultiamo al quarto posto insieme a Spagna (17,9%), Malta (17,5%) e Romania (16,4%).  

Questo trend va indubbiamente invertito, a maggior ragione in questo momento in cui i neo-diplomati dovrebbero immatricolarsi, mentre trovano di fronte a sé uno scenario poco chiaro, causa di incertezze e smarrimento. Per tutti loro gli ultimi mesi di scuola sono stati indubbiamente anomali e coronati da un esame di stato, prima vera prova che li porta nel mondo delle responsabilità, altrettanto sui generis. Anche la scelta della carriera universitaria, o meglio, la scelta di proseguire gli studi, si presenta alquanto complicata a causa di una titubanza che molte Università hanno avuto nel prendere decisioni chiare per il prossimo anno accademico. 

In queste ultime settimane, con grande piacere, riscontriamo invece diverse iniziative da parte degli Atenei per rimettere in moto le iscrizioni. È necessario proseguire in questo senso, affinché i ragazzi possano tornati in Università e si possa continuare ad offrire loro quella “cassetta degli attrezzi” necessaria per affrontare le sfide future. 

 

Cosa si può fare in questo momento?

In questo momento lo sforzo più grande è avere uno sguardo teso verso il futuro. Per farlo non c’è modo migliore se non quello di ripartire dai giovani, aiutandoli a formarsi e preparandoli a diventare cittadini consapevoli e competenti.

Questa missione, che suona ormai quasi retorica, stavolta è invece un orizzonte necessario perché interpreta le difficoltà del momento e perché parla di bisogni attuali, concreti. 

Al meeting di Rimini “Special Edition 2020” il discorso di Mario Draghi è stato accolto con grande entusiasmo. Non poteva andare diversamente e il motivo è semplice: l’ex governatore della BCE ha centrato il punto: in questi mesi la crisi, inevitabilmente, ha costretto il paese a fare debito, debito che peserà sulle spalle delle nuove generazioni. Il dovere morale che ci si pone davanti è quello di prepararli al domani e per farlo dobbiamo concentrare risorse, strumenti e intelligenza nell’istruzione e nella ricerca. L’obiettivo è mettere i nostri figli nella condizione di sapersi muovere in un domani che si presenta tutt’altro che semplice. Auspico per questo un intervento massiccio da parte di tutti per invitare i ragazzi, in particolare le matricole, ad iscriversi all’università e, soprattutto, di garantire loro di farlo in presenza. Gli anni universitari sono fondamentali per la crescita personale e intellettuale. Non possiamo privarli di quest’esperienza che diventa davvero formativa e unica solo se vissuta nel reale. Se non fosse così, oltre il distanziamento fisico, si rischia di entrare nel distanziamento sociale e l’università, per definizione, è il luogo dell’incontro e del confronto. Gli strumenti online si sono rivelati un ottimo espediente per consentire il proseguimento delle attività di studio nel momento più critico dell’emergenza, ma non possiamo pensare che possano sostituirsi alla didattica svolta in aula; non riusciranno mai a soddisfare il valore educativo del vivere l’università a pieno.

In molte interviste parla di collegi di merito, perché pensa che siano la scelta giusta?

Camplus crede fortemente nel valore dell’incontro e della relazione. All’interno delle nostre strutture sono presenti studenti che provengano da differenti corsi di studio. Questo permette di creare un microcosmo dinamico, vivace, sempre al passo coi tempi, che offre un’esperienza formativa a tutto tondo.

Il tema della multidisciplinarità è la parola chiave usata da tutte le aziende per raccontare i luoghi di lavoro attuali e futuri. Non si lavora per compartimenti stagni ma si va sempre più verso la contaminazione tra modelli di pensiero e competenze differenti. Crediamo per questo che ambienti come i nostri Camplus College possano rappresentano un “laboratorio” in grado di preparare gli studenti a entrare nel mondo del lavoro con consapevolezza, capacità e competenze, proprio come ho detto pocanzi. 

Le nostre strutture, oltre a offrire i servizi residenziali in formula “all inclusive” (ristorazione, pulizie, utenze) e tutti i comfort connessi, prevedono anche una ricca proposta di attività formative utili a sviluppare quelle competenze trasversali che permettono di ampliare e accrescere l’esperienza universitaria. 

Ogni Camplus College è formato da una direzione che segue lo studente durante tutto il suo percorso in Camplus e lo accompagna anche nelle scelte più difficili. Sono, inoltre, presenti servizi di tutorato erogati da professionisti e accademici che aiutano gli studenti nella preparazione agli esami e permettono loro di avere uno sguardo più ampio nell’approccio alla materia di studio.

All’interno dei Camplus College sono presenti anche i “Club”, realtà che rappresentano un ottimo modo per valorizzare le attitudini professionali di ogni studente, pensati per sperimentare e mettere in pratica quanto appreso sui libri e scoprire gradualmente gli sbocchi lavorativi legati al proprio percorso di studi. Sono inoltre previsti dialoghi, confronti, visite aziendali e workshop insieme a professionisti di settore, il cui scopo è quello di conoscere storie, esperienze e casi di successo capaci di proiettare gli studenti in quelle dinamiche che li attendono all’ingresso nel mondo del lavoro.

Per i laureandi, abbiamo previsto il servizio di Career Service che li proietta nel concreto verso il futuro professionale, con attività che spiegano come arrivare preparati ai colloqui di selezione e come rendere il proprio profilo personale interessante agli occhi delle aziende. 

Tutte queste attività riescono a riprodurre ciò che si vive in università ma con una attenzione maggiore e su misura di ciascuno studente. È il nostro modo di vivere e concepire la formazione. Tutto ciò che si impara e si sperimenta negli anni universitari è frutto dell’incontro con i docenti, i professionisti e gli altri studenti. Quello che sentiamo è un bisogno umano profondo: non possiamo permettere ai nostri giovani di regalare un anno sabbatico alla formazione! Rappresenterebbe un freno al futuro di tutti. Sarebbe un disastro. Dobbiamo fare ogni cosa affinché il sistema università riparta. Chi si occupa di formazione, di istruzione e di ricerca deve impegnarsi nelle prossime settimane per riportare gli studenti in aula.