
Le soft skill sono sempre più centrali sul lavoro. Per l’85% degli occupati incidono sulla riuscita del loro lavoro, per il 45% — 68% tra i ‘decision maker’ — sono addirittura determinanti. Due persone su tre le considerano più importanti, per crescere in azienda, rispetto alle competenze tecniche, oltre che rilevanti nella vita quotidiana. Eppure, nell’ultimo anno solo il 36% ha partecipato a momenti di formazione aziendale dedicati al potenziamento di queste capacità e competenze.
È il risultato della ricerca Soft Skill Index promossa da Tack Tmi Italy, ramo italiano della società di Gi Group Holding, condotta su 1.500 lavoratori del nostro Paese.
Secondo la rilevazione, le responsabilità sono da cercare nei vertici aziendali. Il 58% del campione ritiene che i manager promuovano poco o per nulla la partecipazione alla formazione in ambito soft skill, e sempre il 58% dice che l’azienda non permette di dedicarvi il giusto tempo. Quasi il 60% delle persone considera insufficienti le risorse e gli investimenti dell’azienda in questo ambito, a dispetto degli intenti annunciati a parole o sulla carta.
La principale ragione per cui i lavoratori non potenziano le soft skill è la difficoltà di conciliare la formazione con il lavoro quotidiano: per il 76% degli intervistati è difficile partecipare a questi percorsi, o è possibile ma pone difficoltà nella pianificazione delle attività. Il principale ostacolo percepito è che in azienda ci sono altre priorità operative (34%), seguito da carichi di lavoro elevati e mancanza di tempo (31%), da scarso supporto o incoraggiamento da parte dei responsabili (19%) e da un’offerta formativa ritenuta non adeguata o non utile (15%).
Di certo la ragione per cui non ci si forma sulle soft skill non è l’efficacia: il 75% di chi ha partecipato ad attività di formazione al riguardo ha rilevato miglioramenti concreti nel proprio modo di lavorare, e il 67% le ritiene gli strumenti acquisiti utili e applicabili nella pratica quotidiana.
Irene Vecchione, amministratrice delegata di Tack Tmi Italy, ha definito come “da valutare con cura” i dati sulla scarsa attenzione delle aziende al tema. “Le soft skill sono ormai un fattore centrale sia per le persone, per lavorare meglio e progredire nella carriera, sia per le aziende, per ottenere risultati e avere al proprio interno un ambiente di lavoro stimolante, dinamico e sereno”, ha detto. “La formazione in merito non può essere più considerata un’attività accessoria o residuale, ma deve entrare stabilmente nelle priorità delle organizzazioni ed essere integrata nei modelli operativi”.
Il sondaggio evidenzia anche una distanza tra i bisogni manifestati dai lavoratori e la proposta delle imprese. L’offerta di formazione, per esempio, si focalizza soprattutto sul lavoro in team, indicato come un bisogno solo dal 12% degli intervistati. Mentre sono poco toccate le competenze considerate più urgenti: quelle digitali e trasversali, su cui solo il 19% ha ricevuto formazione; la leadership (13%); la gestione dei collaboratori (12%); creatività e pensiero progettuale (11%).
Quanto alle modalità della formazione sulle soft skill, ha aggiunto Vecchione, “i lavoratori premiano le metodologie che prevedono un’interazione diretta in presenza, finalizzate a far emergere il potenziale inespresso e a supportare le persone nel raggiungimento dei propri obiettivi personali e professionali: apprendimento esperienziale sul campo (45%), formazione in aula o in presenza (34%) e coaching (32%)”. L’apprendimento digitale è al 18%.
Per i prossimi anni, le esigenze dei lavoratori sembrano destinate a cambiare. “I bisogni formativi si stanno spostando verso ambiti che combinano sviluppo personale, leadership e nuove competenze digitali, dall’uso consapevole dell’intelligenza artificiale alla gestione dei collaboratori, fino alla comunicazione efficace e alla capacità di affrontare il cambiamento. Per essere davvero incisiva, la formazione deve partire da queste evidenze, cercare di recepire e venire incontro ai bisogni emergenti, integrando diverse modalità, in presenza e online”.
LEGGI ANCHE: Perché il lavoro si cerca il martedì (e di solito in ufficio)
Questo articolo è stato notarizzato in blockchain da Notarify.
