Marlon Brando, l’ambientalista: la storia del resort polinesiano che tiene viva la sua eredità verde

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Teti’aroa vista dall’alto (foto thebrando.com)
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“La mia mente è sempre calma quando mi immagino seduto di notte sulla mia isola dei Mari del Sud”, raccontava Marlon Brando. “Se posso fare a modo mio, Teti’aroa rimarrà per sempre un luogo che ricorda ai tahitiani cosa sono e cosa erano secoli fa”. Ancora oggi Teti’aroa, santuario naturalistico, rimane qualcosa di potente e sacro per i polinesiani.

“Mio nonno credeva che il suo animale guida fosse uno squalo limone”, ricorda Tumi Brando, nipote dell’attore. “Quando ne vedo uno nuotare oggi, penso ancora a lui. Temeva invece il granchio del cocco, che ha una forza incredibile e che popola i nostri motu”. Tumi è cresciuta a Teti’aroa, pescando con sua nonna e facendo bagni di fango. Per anni ha lavorato, insieme al marito, anche come guida turistica ecologica a Teti’aroa, nel resort sostenibile The Brando. Spesso non rivelava la sua identità mentre portava i turisti in giro per i motu e la laguna. Dopo avere avuto una figlia, ha deciso di continuare a lavorare nella comunicazione, ma a Tahiti. “Mio nonno teneva a una cosa prima di tutto, molto prima che si cominciasse a parlare di sostenibilità: la tutela di questo luogo”, dice Tumi.

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Vista dall’alto di Teti’aroa e The Brando (foto thebrando.com)

Costituita da 12 motu, o isole coralline, Teti’aroa è una magnifica laguna, un arabesco di acque azzurrissime e cristalline, spiagge bianche e sabbiose, laghetti e ruscelli interni. È caratterizzata da una ricca biodiversità, che assicura la vita a razze, squali limone, pesci pappagallo, altri coloratissimi animali acquatici e svariate specie di uccelli. Il resort è adesso costituito da 35 ville private, tre ristoranti, due bar, una spa polinesiana e una “piscina infinita” che guarda al mare. La legacy di Marlon Brando è stata assicurata da un’associazione non-profit, la Teti’aroa Society, e da un imprenditore: Richard H. Bailey, presidente e amministratore delegato del Pacific Beachcomber.

Bailey è stato tra gli inventori del concetto di “eco-friendly luxury”, ispirato proprio da Brando. Appassionato di tecnologia, una laurea in arte alla Stanford University e un master in business administration all’Harvard University, è tra i co-fondatori del Sustainable Travel Leadership, oltre che proprietario di quattro resort InterContinental in Polinesia Francese. Nel 2008 è diventato il primo americano a essere eletto imprenditore dell’anno ai Tahiti Entrepreneur Awards di Ernst & Young. Alla morte di Brando, gli esecutori testamentari della proprietà gli hanno venduto una partecipazione per 2 milioni di dollari. Ma Richard aveva già cominciato molto prima a lavorarci, assieme all’attore.

“Marlon era un uomo molto eccentrico e creativo”, afferma Bailey. “Aveva ben chiari certi concetti di sostenibilità che vengono applicati oggi da molte aziende. La prima volta che mi chiese di aiutarlo a creare un eco-resort qui, nel 1999, gli risposi di no. Le condizioni del luogo erano degenerate, c’era immondizia ovunque e mancava ogni infrastruttura. Spesso non c’era nemmeno energia e acqua. Lui ci rimase male, ma apprezzò la franchezza. Tanto che, qualche tempo dopo, mi telefonò e diventammo amici. Ci accomunava una grande passione per le Harley-Davidson e per la Polinesia Francese. Anch’io, come lui, sono americano che ha sposato una donna polinesiana. Con lui sapevo che non dovevo avere orari. Quando andavo a trovarlo nella sua casa di Beverly Hills, per esempio, spesso dovevo aspettare un’ora prima che fosse pronto. Quando scendeva, mi sorprendeva con le sue vestaglie colorate di seta o qualche altro capo originale, che rispecchiava la sua voglia di scherzare”.

Un atteggiamento che cambiava, però, quando si trattava di Teti’aroa. “Non appena cominciavamo a parlarne, Marlon diventava molto serio”, ricorda Bailey. “Aveva idee ben precise e voleva tenere fede alla promessa di lasciare la zona nel suo stato originario. Per questo, lavorando a The Brando, mi sono sempre sentito come se mi osservasse dall’alto. Fin dalla sua apertura – il 1 luglio 2014, decimo anniversario della morte di Marlon – The Brando ha acquisito la certificazione Leed Platinum. È una proprietà a basse emissioni di carbonio e ci serviamo di tecnologie che garantiscono energia verde e sostenibilità”.

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Una tartaruga verde, specie protetta a Teti’aroa (foto thebrando.com)

Anche The Brando è stato messo in difficoltà dalla pandemia. “Siamo rimasti isolati per mesi, con entrate a zero e costi fissi elevati da sostenere”, racconta Bailey. “Anche il bracconaggio delle tartarughe è aumentato. Così, mentre cercavamo di rendere sicuro il posto, ho lavorato a un progetto chiamato Blue Climate Initiative. L’iniziativa riprende i principi di sostenibilità di The Brando e della Teti’aroa Society. Tutti i nostri ospiti possono scoprire la natura, la fauna, la flora, le tecnologie che usiamo per mantenere il resort intatto e selvaggio. Abbiamo anche un centro di ricerca, in cui vivono, per diversi periodi dell’anno, molti scienziati. E poi c’è la Lagoon school for kids, per far venire i bambini nella nostra laguna a conoscere le tartarughe e gli altri animali che la popolano, nella speranza di far maturare in loro una coscienza ambientalistica. Con la Blue Climate Initiative, abbiamo creato un libro, scaricabile dal sito internet, in cui proponiamo soluzioni per i problemi legati all’oceano. Abbiamo raccolto le voci di alcuni dei più importanti specialisti e istituito premi per supportare le idee più interessanti. Il prossimo è l’Ocean Innovation Prize, aperto a innovatori e imprenditori da tutto il pianeta, che garantisce un premio da 1 milione di dollari (il termine per la consegna del progetto è il 15 settembre 2021, ndr)”.

Un’altra novità è un summit che si svolgerà probabilmente a giugno 2022, in cui Richard spera di coinvolgere celebrità che sono clienti fissi e sono coinvolte nella tutela ambientale: da Leonardo Di Caprio a Barack e Michelle Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti ha trascorso un mese nel resort mentre iniziava a scrivere il suo libro, Una terra promessa. “Si tratterà di un evento in cui specialisti del settore illustreranno le loro idee”, dice Bailey. “Ci auguriamo di avere diverse star, tra cui il principe Alberto di Monaco, anche se le vere stelle saranno gli imprenditori, gli inventori e gli scienziati che porteranno le loro proposte”. Barack Obama ha visto di persona anche le ricerche scientifiche che si effettuano sul posto. Una sera decise di cenare assieme al personale di servizio, con in mano un vassoio come gli altri, e si fece raccontare storie di vita.

Richard Bailey Tumi Brando Rebecca Brando
Da sinistra: Richard H. Bailey, Tumi Brando con la figlia, Rebecca Brando (foto thebrando.com)

“A The Brando avevamo un problema di zanzare”, ricorda Bailey. “Stavamo sperimentando allora in laboratorio un modo per rilasciare solo maschi sterilizzati. Solo le zanzare femmine pungono, quindi abbiamo pensato che fosse il metodo ideale per abbattere la popolazione. Obama trovò che quell’idea fosse un modello interessante perfino per altri luoghi nel mondo. Ed è questo che teniamo a fare: far diventare globali i nostri metodi e le nostre idee”.

Su questo fronte, Richard Bailey è riuscito a stringere anche una partnership con l’Onu. “In fondo, siamo un insieme di piccole isole e motu nel Pacifico”, spiega. “Ci serviva una piattaforma più grande per far sentire la nostra voce. Il premio per l’innovazione è parte di un programma supportato dallo United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development, ideato per promuovere gli SDG (Sustainable Development Goals), e presentato in collaborazione con la Sustainable Ocean Alliance”.

Rebecca Brando, figlia di Marlon e dell’attrice messicana Movita Castaneta, continua a raccontare come si svilupperà la legacy di Marlon Brando in futuro.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha lasciato suo padre?
Più di tutto, mio padre teneva alla compassione e odiava l’ipocrisia. Investiva la maggior parte dei soldi che guadagnava nelle cause in cui credeva, per combattere le ingiustizie, sostenendo il movimento per i diritti civili, le Pantere Nere, Martin Luther King, i nativi americani. Dava denaro ai senza tetto, lottava per l’ambiente. E amava la tecnologia e internet, tanto che sognava di creare serie per il web: in pratica, è stato un antesignano di Netflix. Sono certa che avrebbe adorato iPhone e iPad, nei suoi ultimi anni sperimentava con Photoshop. Sarebbe un appassionato di auto elettriche. Un suo desiderio era di essere congelato per essere svegliato in futuro. 

Marlon è stato anche il primo ideatore del sistema di energia rinnovabile Swac (Sea water air conditioning), ora attivo a The Brando, e sostenitore dell’energia solare.

The Brando villa
Una delle ville di The Brando (foto thebrando.com)

Lo Swac è un sistema di aria condizionata con acqua di mare fredda, ricavata dalla profondità dell’oceano, che riduce l’emissione di carbonio. Richard è andato alle Hawaii per incontrare l’ex capo scienziato dell’Ufficio per i progetti speciali della Marina americana, che aveva sviluppato un sistema simile per creare elettricità piantando un tubo nell’oceano, a mille metri di profondità. Ha perfezionato e provato la tecnica altrove prima di portarla a The Brando, dati gli alti costi di costruzione. 

Avete anche sviluppato tecnologie e ricerche scientifiche all’avanguardia, come auspicato da suo padre.
Mio padre fu il primo pensare di costruire un centro scientifico qui. Invitò anche me e mio fratello, che avevamo sempre vissuto a Los Angeles, a trascorrere del tempo a Teti’aroa. Adesso sarebbe fiero di noi, perché abbiamo macchine per i rifiuti organici che condensano un processo di compostaggio di sei mesi in 24 ore: trasformano i rifiuti organici del resort in un terreno nero che usiamo come fertilizzante per gli orti dell’isola. Abbiamo una raffineria di olio di cocco, che usiamo per energia, pannelli solari e orti ecologici, e perfino una colonia di api, che non conoscono predatori e, quindi, non pungono nemmeno se si mette la mano all’interno del favo. A The Brando abbiamo creato soluzioni locali che potrebbero aiutare a combattere le crisi sanitarie globali. Al momento, per esempio, stiamo cercando una soluzione al problema dei ratti, arrivati via nave, che sono numerosi e minacciano la fauna autoctona.

Come è nata la passione di suo padre per la Polinesia Francese? 
Sviluppò una forte connessione con la natura fin dagli anni del liceo. Faceva passeggiate con sua madre in Nebraska e in Illinois, e lei gli parlava di quel mondo incredibile che li circondava. Dopo che fu espulso da scuola per avere guidato una motocicletta nei corridoi, fu mandato alla Shattuck Military Academy in Minnesota, dove aveva studiato suo padre. Dato il suo carattere ribelle, non smise di mettersi nei guai, come quando rubò la campana dalla torre. Ma gli piaceva isolarsi in biblioteca e leggere. Fu lì che scoprì le riviste del National Geographic e lesse molto sulla Polinesia Francese. Sognava di andarci e colse l’occasione quando girò il film Gli ammutinati del Bounty. Chiese a una persona del posto di accompagnarlo a Teti’aroa, che aveva visto come un atollo all’orizzonte. Allora incontrò la proprietaria, Madame Duran. Era semi-cieca e accoglieva i visitatori con un fucile. Era figlia di un canadese che era l’unico dentista di Tahiti. In principio non voleva vendere e ci vollero alcuni anni di amicizia tra lei e mio padre per convincerla. Un giorno lei lo chiamò e vendette a una condizione: gli fece promettere che Teti’aroa sarebbe stata preservata per i tahitiani. Era stata per generazioni, fin dall’antichità, dimora di svago e piacere dei re tahitiani e la sede di riti magici. Per questo The Brando occupa solo uno dei motu. Il resto è intatto: oltre il 95% della laguna è selvaggio. 

In principio suo padre cercò di creare lui stesso il primo resort totalmente ecologico del mondo.

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Il granchio del cocco, animale temuto da Marlon Brando (foto thebrando.com)

A mio padre piaceva il senso di comunità polinesiano, in cui tutti crescono come figli di tutti e si vive insieme, aiutandosi l’un l’altro. Cercò di ricreare questo sull’isola con la sua famiglia e amici, costituendo un villaggio ecologico, il Teti’roaa Village (frequentato, tra gli altri, da Robert De Niro, Quincy Jones e Martin Scorsese, ndr). Assunse due insegnanti, di modo che la mia sorellastra Cheyenne e il mio fratellastro Teihotu potessero avere un’istruzione direttamente sul posto. E voleva costruire una scuola e un laboratorio ambientale. Quando era lì, praticava la meditazione su una roccia sul mare, cadendo in stato di ipnosi. Questo gli dava pace. Non fu facile continuare il suo progetto, a causa di diversi drammi personali. Ma ora io, con tutta la nostra famiglia, Richard e gli imprenditori e investitori della Teti’aroa Society, teniamo viva la sua legacy.  

Qual è il suo ruolo e come pensa di sviluppare la Teti’aroa Society in futuro?
Aiuto a raccogliere fondi e a creare consapevolezza, partecipando anche a conferenze. Contribuisco a promuovere la Blu Climate Initiative. Mi piacerebbe che qualcuno prendesse esempio dalla nostra laguna e dalla nostra base ecologica e laboratorio. Qui scienziati, ricercatori, architetti, designer e artisti combattono contro il cambiamento climatico e per cercare un equilibrio tra ambiente e turismo sostenibile. Perché anche il turismo è necessario: senza di esso, molte isole rischierebbero di scomparire, con le loro tradizioni, storia e cultura.

Lei lavora anche a tempo pieno come psicologa.
Ho il mio studio a Beverly Hills da oltre dieci anni e pratico la terapia Emdr, che è la stessa che il principe Harry ha confessato a Oprah di aver usato per superare il trauma della morte di sua madre. Serve a sbloccare momenti traumatici, a farli ricordare e a superare. Ha aiutato anche me a fronteggiare il dolore per la morte dei miei genitori ed è usata perfino per i veterani di guerra. Penso di avere ereditato il desiderio di aiutare gli altri da mio padre. So che si è detto molto di negativo su di lui, ma chi lo conosceva bene sa che era un uomo buono e generoso. Era un introverso e forse per questo, a volte, è stato frainteso. Ricordo ancora come negli anni ‘70 cercasse di piantare un mulino a vento su un’isola per ricavare energia verde, come avesse invitato uno scienziato e sua moglie a vivere con lui e la sua famiglia per cercare di convertire l’acqua salata del mare in acqua potabile. Sono certa che sarebbe molto felice del lavoro che stiamo facendo.