Come ha fatto Jack Dorsey a diventare così ricco (no, non grazie a Twitter)

Jack Dorsey Twitter Square
Jack Dorsey (foto Drew Angerer/Getty Images)
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Lunedì mattina, 15 anni dopo avere co-fondato la società, Jack Dorsey ha annunciato di avere ceduto la carica di amministratore delegato di Twitter. Lascia il ruolo con un patrimonio stimato in 11,8 miliardi di dollari, cioè quasi dieci volte di più rispetto a nemmeno un decennio fa. Il merito, però, non è di Twitter.

La stragrande maggioranza della fortuna di Dorsey – circa l’88% – è legata alla sua quota vicina all’11% di Square, una fintech che permette pagamenti con carta di credito a piccole imprese ed è proprietaria dell’app per il trasferimento di denaro da mobile CashApp. Il prezzo delle azioni di Square è più che triplicato rispetto al gennaio 2020 e si aggira sui 213 dollari (dato aggiornato alle 3 del pomeriggio di lunedì 29 novembre, ora della costa orientale degli Stati Uniti). A spingerlo verso l’alto sono state acquisizioni tempestive e la crescita di CashApp, che ha conquistato circa 12 milioni di utenti nel 2020. Dorsey, 45 anni, ha fondato Square nel 2009 assieme a Jim McKelvey e ha assunto subito il ruolo di ceo, solo pochi anni dopo avere co-fondato Twitter. Dopo essere stato licenziato da ad di Twitter nel 2008, è tornato in carica nel 2015, lo stesso anno in cui Square si è quotata in Borsa. Per sei anni ha guidato entrambe le società in contemporanea: un’impresa rara perfino per i titani della Silicon Valley, ossessionati dal lavoro. (Anche Elon Musk è ceo di due società: l’azienda di auto elettriche Tesla e quella di razzi SpaceX).

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Jack Dorsey è stato ripagato, sul piano finanziario, per il suo duro lavoro. È diventato miliardario ed è entrato nella classifica Forbes dei 400 americani più ricchi nell’autunno del 2012, quando grazie alla sua quota di Twitter – all’epoca non ancora quotata – gli veniva attribuito un patrimonio di 1,1 miliardi di dollari. La sua fortuna è cresciuta fino ai 6,3 miliardi dell’ottobre 2018, prima di crollare a 2,6 miliardi nell’aprile 2020, quando la pandemia ha colpito il mercato azionario per un breve periodo. La cascata di denaro è arrivata durante la successiva ripresa del mercato: tra aprile 2020 e novembre 2021, Dorsey ha incrementato il suo patrimonio di oltre 9 miliardi di dollari, fino a un picco di 14,9 miliardi a ottobre.

Dorsey possiede ancora una piccola fetta di Twitter, valutata circa 850 milioni di dollari. La sua fortuna è cresciuta di 59 milioni dopo l’annuncio di lunedì: i guadagni dovuti alla crescita del titolo di Square hanno compensato il calo del 2,3% di quello di Twitter. I critici di Twitter hanno sottolineato come la società non sia riuscita a crescere sotto la guida di Dorsey. Quando l’azienda si è quotata, nel 2013, gli utenti attivi quotidiani erano circa 100 milioni. Nell’ultimo trimestre, Twitter ha riportato 211 milioni di utenti giornalieri ‘monetizzabili’: una cifra molto inferiore rispetto a quelle di Instagram, Facebook e TikTok.

La società ha registrato una perdita netta di 537 milioni nel terzo trimestre, contro un profitto di 29 milioni nello stesso periodo del 2020. I critici hanno denunciato anche il ruolo di Twitter nella diffusione della disinformazione in rete, e a tutto questo si è aggiunta la polemica sulla decisione di bandire dalla piattaforma l’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in seguito alla rivolta del Campidoglio del 6 gennaio. A marzo, i legislatori federali hanno interrogato Dorsey, Mark Zuckerberg di Facebook e Sundar Pichai di Google su temi che andavano dalla disinformazione sui vaccini al tempo trascorso dai bambini davanti allo schermo.

“Se davvero questa volta si allontanerà da Twitter, Jack Dorsey lascerà un’eredità in chiaroscuro: una piattaforma che è utile e potente per la comunicazione rapida, ma che è stata anche sfruttata da una serie di figure negative”, ha dichiarato Paul Barrett, vicedirettore dello Stern Center for Business and Human Rights della New York University.

Dorsey ha lasciato due volte il college, è un massaggiatore diplomato ed è stato uno stilista dilettante prima di dedicarsi alla tecnologia. E ha scelto un approccio unico alla filantropia. Nell’aprile 2020 si è impegnato a dare via in breve quasi un terzo della sua quota di Square (che aveva all’epoca un valore di circa un miliardo di dollari) tramite un fondo donor-advised istituito per alleviare le conseguenze del Covid-19, per tutelare la salute e l’istruzione delle ragazze e per l’impegno per un reddito di base universale. Un anno e mezzo dopo, l’imprenditore è quasi a metà strada verso l’obiettivo del miliardo, secondo un Google Doc pubblico che Dorsey ha creato per tenere traccia dei suoi sforzi. Ma poiché le azioni di Square che aveva promesso in beneficenza sono cresciute di valore dal momento della promessa, ora ha circa 3,2 miliardi di dollari da distribuire.

Dorsey rimarrà amministratore delegato di Square e resterà nel consiglio di amministrazione di Twitter fino alla scadenza del suo mandato, fissata a maggio 2022.

“Si parla molto di quanto sia importante per un’azienda essere guidata dai fondatori. In definitiva, credo che sia un fattore fortemente limitante e un segnale di fallimento”, ha scritto Jack Dorsey in una mail inviata allo staff di Twitter, postata poi anche sulla piattaforma. “Non ci sono molti fondatori che mettono la loro società davanti al loro ego”.

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