Gabriele Cipri e Andrea Moro
Innovation

Questa azienda sarda produce una proteina vegetale sostenibile che cambierà il volto dell’industria alimentare

Da una decina d’anni le microalghe sono una frontiera su cui si lavora intensamente. Una motivazione su tutte: loro capacità di mangiare l’anidride carbonica fa concorrenza agli alberi: pochi metri quadrati di coltura equivalgono a 400 piante. Uso farmaceutico, alimentare, biogas, possono consumare la CO2 delle acciaierie e trasformarla per produrre ossigeno. Partendo da questi benefici, Gabriele Cipri e Andrea Moro hanno creato Livegreen, azienda sarda principale produttrice italiana di spirulina biologica

La società ha sviluppato un processo di estrazione esclusivo per produrre una nuova proteina vegetale sostenibile e altri estratti ad alto valore aggiunto per l’industria farmaceutica e parafarmaceutica direttamente dalla spirulina, un’alga utilizzata per usi alimentari e cosmetici e considerata la regina dei super-food. Grazie a questo ingrediente naturale e salutare (possiede infatti proprietà antibatteriche e antiossidanti), l’azienda con base a Oristano, in Sardegna, offre un’ampia gamma di prodotti, dai vegburger alla pasta fino alle barrette energetiche.

Intanto, il contesto sembra favorevole con il mercato delle proteine vegetali in continua ascesa. Se fino al 2016 si trattava di un segmento di mercato perlopiù coperto dalla distribuzione specializzata (tendenzialmente biologica), negli ultimi anni questo mercato è cresciuto con ritmi sostenuti. Stando a un report di Boston Consulting Group del 2021, il settore plant-based attualmente vale il 2% del mercato food totale, ma arriverà a rappresentare il 22% nel 2035, decuplicando la sua quota di mercato.

L’obiettivo di Livegreen, come hanno spiegato Cipri e Moro, è quello di espandersi sul mercato con una nuova proteina base per il mercato alimentare, utilizzabile sia nei prodotti a marchio proprio, sia come ingrediente per aziende del food&beverage che vogliono utilizzare una fonte proteica sostenibile e in linea con il futuro del mercato alimentare, sempre più orientato alle proteine vegetali e ai prodotti derivanti dalle piante.

La pandemia ha impattato negativamente le attività di sviluppo commerciale, dal momento che i lanci previsti per maggio 2020 all’interno del canale specializzato biologico sono stati rimandati. Questo ritardo ha permesso però a Livegreen di concentrare il proprio lavoro allo sviluppo di partnership importanti (già avviate quelle con atenei e centri di ricerca quali Università di Cagliari, Università di Padova, CERGAS dell’Università Bocconi, Università di Sassari, Università La Sapienza di Roma, Università Federico II di Napoli, Università Statale di Milano, Università di Milano-Bicocca, Università di Almerìa e Sardegna Ricerche).

Come nasce l’idea di Livegreen?

Gabriele: Livegreen nasce da lontano, dal nostro impegno nelle microalghe che parte nel 2008 per Andrea e nel 2011 per me. Dopo diversi anni a lavorare alle implementazioni e alle ricerche nelle applicazioni delle microalghe a livello industriale e alimentare, a un certo punto abbiamo deciso, assieme ad altri soci, di unire le forze e le competenze per creare Livegreen e diventare il riferimento delle microalghe in Italia.

Come vi siete approcciati a questo mondo? 

Andrea: Sono un ingegnere industriale che si è occupato per anni di Information Technology e successivamente di processi industriali per l’edilizia e lo sviluppo immobiliare. Nel 2008, poco prima del fallimento di Lehman Brothers, ero attratto dalle energie rinnovabili e da tutto ciò che poteva definirsi green. Il mondo degli immobiliaristi era simbolo di speculazione e sfruttamento, mentre la proposta di soluzioni sostenibili iniziava a farsi luce, a diventare un “settore”. Assieme ad altri, abbiamo dato corpo a una realtà che ha costruito impianti di coltivazione di microalghe sia in Italia sia all’estero. Dalla produzione di biocarburanti alla produzione di mangimi per gli allevamenti ittici, fino poi alle produzioni per l’industria cosmetica ed integratori alimentari, abbiamo esplorato dal punto di vista tecnologico diversi ambiti di applicazione delle microalghe.

Gabriele: Dopo la laurea in International business a Innsbruck, in Austria, e un’esperienza nella pubblicità, ho iniziato a lavorare sulle microalghe nelle applicazioni alimentari, un ambito che all’epoca era  ancora più innovativo di adesso. Mi occupavo di trovare soluzioni per utilizzare il contenuto nutrizionale delle microalghe nel migliore dei modi, principalmente ideando prodotti alimentari nuovi. Negli anni, ho studiato, valutato e sviluppato diverse decine di prodotti alimentari, alcuni dei quali hanno visto la luce con un certo successo, altri invece sono stati messi da parte, in attesa che il mercato fosse pronto.

Avete competitor all’estero? E in Italia?

Gabriele: Livegreen è un laboratorio di innovazione. In questo, si può dire che non abbiamo competitor, ma ovviamente nei singoli ambiti in cui operiamo la concorrenza c’è ed è principalmente internazionale. Per quanto riguarda la produzione di spirulina, la maggior parte dei competitor si trova in Asia (principalmente Cina e India), con volumi di produzione maggiori ai nostri, ma con un livello di qualità sensibilmente inferiore.  Se consideriamo gli estratti dalla spirulina, e in particolar modo gli isolati proteici, al momento siamo gli unici a proporre sul mercato le proteine di spirulina. Il nostro vantaggio competitivo consiste soprattutto nella ricchezza di aminoacidi essenziali delle nostre proteine rispetto alle altre e, inoltre, nella possibilità di trasferire in etichetta, come “valore aggiunto”, la sostenibilità del nostro processo produttivo. Grazie alle qualità della spirulina, che è in grado di assorbire 15 volte la CO2 rispetto agli alberi a parità di superficie occupata e non consuma acqua nel processo produttivo, le proteine estratte sono molto più green di qualsiasi altra fonte di proteine come carne, soia, piselli, ceci, ecc.

Come cresce la spirulina?

Andrea: La spirulina cresce essenzialmente per fotosintesi, come le piante, grazie a luce, calore e sostanze nutrienti. La nostra spirulina beneficia del clima mite della Sardegna che, grazie al sole, fornisce la luce ed il calore necessari. Nei mesi più freddi riscaldiamo le nostre serre grazie all’energia termica di “scarto” di un digestore anaerobico per la produzione di biogas che si trova vicino a noi. La spirulina non consuma acqua e quindi l’acqua impiegata dal processo è solo quella di evaporazione. Al momento acquistiamo sostanze nutrienti autorizzate per l’agricoltura biologica (siamo un’azienda certificata Bio) ma in futuro recupereremo i nutrienti direttamente dai reflui del digestato del Biogas, grazie ad un brevetto acquistato dall’Università Milano  Bicocca.

In questi anni il lavoro svolto dal nostro team è stato quello di cercare di replicare le condizioni di crescita che la spirulina ha in natura. Cresce nei laghi tropicali di origine vulcanica, soprattuto vicino alla riva dove l’acqua è profonda 20 o 30 cm e quindi si riscalda di più. Abbiamo costruito delle vasche artificiali dove una specie di mulino replica le piccole onde di un lago, agitando la spirulina e consentendo a tutte le cellule di prendere luce. Per quanto riguarda la raccolta della spirulina ci siamo rifatti a quello che facevano le donne degli aztechi sulle sponde del lago Texcoco. Loro filtravano l’acqua verde delle sponde del lago con dei tessuti e anche noi separiamo la spirulina dall’acqua mediante filtrazione piana. Successivamente la essiccavano utilizzando il calore del sole ma all’ombra, in una sorta di tunnel. Questo perché i raggi diretti del sole possono depauperare alcune sostante nutritive. Noi essicchiamo a basse temperature (45°/50°) sfruttando il calore proveniente dal Biogas.

Come è concepita oggi in Italia l’alimentazione salutistica? 

Gabriele: Abbiamo assistito negli ultimi anni a un’esplosione dell’attenzione per gli alimenti salutistici. Si tratta di una tendenza che, come spesso accade nei trend alimentari, è partita dai canali specializzati (biologico e farmacia in primis) e si è trasferita sul mercato di massa. Fortunatamente, anche la consapevolezza e la diffusione di una informazione corretta e trasparente ha portato i consumatori ad avere una maggiore conoscenza dei prodotti salutistici. Vediamo un’interessante tendenza al reducetarianimo, ovvero quel regime alimentare volto a ridurre i consumi di carne anche per soggetti onnivori.
Inoltre, chi sposa una visione più orientata al mangiare bene sia in termini salutistici sia di gusto tende anche a sposare la causa della sostenibilità ambientale, scegliendo prodotti in linea con degli standard in termini di carbon footprint, di riutilizzo, di riciclo e di filiera.

E l’agricoltura sostenibile?

Andrea: L’agricoltura sostenibile oggi è un tema ampio, articolato e che riguarda diversi aspetti. Il primo approccio è ambientale e considera un’agricoltura rispettosa delle risorse naturali quali acqua, fertilità del suolo, biodiversità, che non utilizza sostanze chimiche inquinanti. Il secondo è quello sociale e riguarda il ruolo della produzione agroalimentare di far fronte alla domanda globale non solo dei Paesi industrializzati ma anche di quelli in via di sviluppo. Proprio per questo, Livegreen si è concentrata nell’estrazione proteica dato il fabbisogno crescente di proteine nel mondo. Questo si collega al terzo punto: l’agricoltura deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico, deve essere cioè vantaggiosa per l’agricoltore favorendo un prezzo e reddito equo e il miglioramento della qualità della vita degli agricoltori. Da questo punto di vista Livegreen intende accresce la propria produttività anche creando una rete di agricoltori che possono conferire l’alga prodotta, nel rispetto dei principi elencati.

Mi parlate della campagna di crowdfunding che avete avviato? Come procede?

Gabriele: Devo dire molto bene. Abbiamo raggiunto l’obiettivo minimo di raccolta che ci eravamo prefissati e probabilmente raccoglieremo più del doppio di quanto inizialmente fissato per supportare il nostro processo di innovazione che riguarda le proteine vegetali. Finora il nostro progetto di equity crowdfunding ha suscitato l’interesse di quasi 140 investitori e continuano a crescere. Il progetto che abbiamo proposto agli investitori riguarda la produzione di una nuova fonte proteica che si presenta come una farina incolore e insapore estratta dalla spirulina che produciamo in Sardegna. Questo isolato proteico può essere utilizzato per creare prodotti alternativi alla carne, come quelli che stanno attualmente avendo un boom nei supermercati. Il nostro obiettivo è quello di diffondere questa nuova base proteica a elevato contenuto di aminoacidi, che permette di superare i limiti nutrizionali della soia e quelli di sostenibilità della carne.

Quali potrebbero essere gli scenari futuri della filiera produttiva in Italia?

Andrea: Attualmente la filiera produttiva è molto corta. Ci sono gli agricoltori, i distributori e i le industrie alimentari che ne fanno uso. In Livegreen stiamo realizzando una vera a propria bio-fabbrica che va a processare la spirulina in una sorta di bioraffineria. La filiera si andrà quindi ad ampliare: ci saranno gli agricoltori, i trasformatori dei diversi prodotti e sottoprodotti e i distributori degli stessi. Ad esempio il trasformatore potrà proporre sul mercato: spirulina (in polvere, in spaghettini, in compresse), ficocianina (un estratto blu per l’industria alimentare e cosmetica) e isolati proteici (proteine vegetali per la produzione di prodotti alternativi alla carne). Nel futuro ci saranno aziende che affineranno questi sottoprodotti per renderli adatti ai diversi mercati, dai fertilizzanti e mangimi fino all’industria farmaceutica. La nostra ambizione è quella di creare una rete di imprese e di agricoltori che possa da un lato fare sistema e tutelare l’italianità della produzione e dall’altro arrivare a valorizzare la territorialità delle produzioni. Come ora si fa nei frantoi dove l’agricoltore porta le proprie olive per ottenere il proprio olio, Livegreen potrà spremere la spirulina e produrre estratti e proteine per il singolo coltivatore.

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