L’agenzia di consulenza che fa dialogare il settore farmaceutico con le istituzioni

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articolo tratto dal numero di febbraio 2022 di Forbes. Abbonati!

Grazie a un lavoro di squadra basato su studi ed evidenze scientifiche, quattro anni fa per conto di uno dei principali clienti, Boscacci Lobbying e Public Affairs è riuscita ad approcciare nel modo corretto i decisori istituzionali, facendo sì che un determinato farmaco, ritenuto fondamentale per un ampio bene comune, rimasse totalmente rimborsabile dal Sistema sanitario nazionale. “Una grande soddisfazione, oltreché professionale, anche morale. Un mio caro familiare è fruitore di questo farmaco. Svolgere attività di lobbying significa rappresentare un cliente, ma nell’interesse di un bene più grande, quello comune”, dice Fabio Boscacci, titolare dell’agenzia italiana che offre servizi di monitoraggio e consulenza su azioni mirate di lobbying anche nel settore farmaceutico.

Boscacci l’ha fondata nel 2010 a Milano, dopo essersi occupato di pubbliche relazioni nel mondo del motorsport come libero professionista per ben sette anni. “È un settore più che di pubbliche relazioni, soprattutto di problem solving. E che grazie all’ambiente dinamico mi ha portato a conoscere tante persone: dall’impiegato al medico, al politico”, racconta. Una carriera interrotta per motivi familiari nel 2005. Nel frattempo, si accorse che il mondo delle pr era cambiato drasticamente. “Ho così deciso di spostarmi sulle relazioni istituzionali, sia per i miei studi in relazioni internazionali istituzionali, sia per una profonda passione per la politica. Chi cura le relazioni istituzionali c’è e ci sarà sempre, la politica vive di cicli con cadenza, più o meno fissa. E questo è il bello del mio lavoro: ricominciare ogni volta daccapo”.

Le sfide di Boscacci

A Boscacci piacciono le sfide, le novità, i cambiamenti. Tra il 2014 e il 2018 infatti è stato legale rappresentante di alcune cooperative sociali, occupandosi in particolare dell’inserimento lavorativo di svantaggiati sociali. Nello specifico di una categoria estremamente delicata come quella dei detenuti, sia in semilibertà che all’interno degli istituti di pena. “È un lavoro che accresce sia l’aspetto morale che quello professionale. Si impara ad approcciarsi a un mondo sconosciuto ai più, a dover ragionare fuori dagli schemi e a ragionare con chi gli schemi non li conosce proprio. È un lavoro in cui il contatto con le istituzioni è fondamentale, e se vogliamo parlare di contatto, è uno dei più duri. Non tutti vedono di buon occhio queste realtà e relazionarsi è davvero una palestra importante e formativa. Per cui di fatto ho continuato a occuparmi di relazioni istituzionali, con l’aggiunta di una componente di eticità sopra la media, perché il ruolo impone di esserlo: dovevo infatti dimostrare in prima persona, a chi le leggi le ha sempre ignorate, che si può vivere bene rigando dritto e giocando secondo le regole”.

Il tema delle carceri gli è sempre stato caro: il 19 novembre 2021 tramite la sua agenzia ha infatti organizzato a Roma un convegno phygital legato alla telemedicina applicata al carcere, intitolato ‘L’ecosistema integrato della digital health nei diversi istituti – La telemedicina e il teleconsulto come miglioramento dell’accesso alle cure in regime di restrizione’. Un incontro, moderato da Giuseppe Assogna, presidente di Società italiana per studi di economia ed etica sul farmaco e sugli interventi terapeutici, a cui hanno partecipato Alessio Scandurra dell’Osservatorio diritti e garanzie Associazione Antigone; Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente Consiglio regionale Lazio; Sergio Pillon, coordinatore della trasformazione digitale Asl di Frosinone; Maria Rizzotti, senatrice che rappresenta l’Associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione presieduta dal senatore Antonio Tomassini, che ha patrocinato l’incontro; Paolo Girardi, direttore U.o.c. di psichiatria, Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma); Lino Del Favero, già direttore dell’Istituto Superiore di Sanità); Samuele Astuti, membro della Commissione sanità della Regione Lombardia). L’evento è stato patrocinato dall’Associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione, Sifeit, Aims (Accademia italiana medici specializzandi), dalla School of management Lum, realizzato con il contributo di Merck Sereno e organizzato da Boscacci Lobbying e Public Affairs.

L’agenzia conta oggi circa 20 clienti – alcune multinazionali del settore farmaceutico con sede in Italia – e 11 tra dipendenti e liberi professionisti, coprendo così un ampio ventaglio di servizi offerti. “Il nostro lavoro è perseguire gli obiettivi dei clienti, comunicando le loro ragioni alle persone giuste, nel momento giusto e al posto giusto. Sono fondamentali i buoni rapporti, l’assoluta riservatezza e la reciproca fiducia nei rapporti con i principali decision e opinion maker, che ritengo essere la fondamentale differenza tra un esito positivo e un fallimento”, spiega Boscacci. Che in particolare supporta i clienti con aggiornamenti costanti delle situazioni istituzionali, studio di piani d’azione per il breve e medio periodo, continue operazioni di contatto e relazioni istituzionali, studio, analisi e previsioni di scenari politici futuri. Tre anni fa l’agenzia di Boscacci ha aperto la sua sede anche Bari, quest’anno conta di rafforzare la presenza a Roma. 

Un progetto a cui l’agenzia sta lavorando è anche l’acquisizione di una società medio piccola del settore public affairs, così da rafforzare competenze e pacchetto clienti. Il 2022 la vedrà anche organizzatrice di alcuni convegni legati all’oncologia, alla oftamologia, alle epatiti, alla fertilità e molto altro ancora. 

Boscacci segue relazioni istituzionali nel settore farmaceutico grazie alla sua agenzia Boscacci Lobbying e Public Affairs da oltre 10 anni. Il suo nome tuttavia non è molto noto, sebbene dal 2021 abbia una docenza presso la Lum (Libera Università Mediterranea), al Master in Public Affairs legato al settore farmaceutico. Il basso profilo è stata una scelta di Boscacci. “Il mio nome è volutamente sconosciuto nel settore delle relazioni perché reputo che chi fa il mio mestiere debba rappresentare gli interessi di un cliente, non di sé stesso. Non voglio essere un’istituzione, voglio che lo sia il cliente che rappresento”, conclude.

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