Il ceo di Google chiede ai dipendenti di lavorare di più. E annuncia un freno alle assunzioni

Sundar Pichai Google Alphabet
Sundar Pichai, amministratore delegato di Google e Alphabet (foto Anna Moneymaker/Getty Images)
Share

“Dobbiamo avere un piglio più imprenditoriale, lavorare con un maggiore senso di urgenza, più concentrazione e più fame di quanto abbiamo fatto nei giorni più luminosi”. Tradotto: dovete lavorare più duro. Sundar Pichai, l’amministratore delegato di Google e della società madre, Alphabet, ha inviato ai dipendenti una lettera che diversi siti americani hanno ottenuto e pubblicato. Una nota in cui ha ringraziato per i risultati raggiunti, ma ha annunciato anche “un rallentamento delle assunzioni”.

Il testo contiene inoltre espressioni come “consolidamento” e “razionalizzazione dei processi”. Termini che, come ha scritto Techcrunch, spesso evocano licenziamenti.

“Uno scenario incerto”

Pichai parla di “uno scenario economico globale incerto” e spiega il rallentamento delle assunzioni con i diecimila nuovi ingressi nel secondo trimestre del 2022. La lettera arriva mentre la crescita di Alphabet, alimentata dalla pandemia, sembra rallentare. Nel primo trimestre, i profitti sono scesi dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le entrate sono aumentate, ma sono rimaste al di sotto delle attese di Wall Street. Il titolo di Alphabet ha perso l’11% dall’inizio dell’anno.

L’invito a lavorare più duro rischia però di scontrarsi con una nuova sensibilità: quella verso il bilanciamento tra lavoro e vita privata e il benessere psicologico dei lavoratori. Meno persone sono disposte ad accettare quella che Simone Fana, autore del saggio Tempo rubato, ha definito “l’idea dominante della produttività a tutti i costi”.

Come ha scritto Il Post, “il culto dell’impresa stabilisce che chi lascia la scrivania prima delle 20 è un peso di cui l’azienda deve liberarsi”. Pochi sono ancora disposti ad accettarlo. E così l’ultimo anno è stato quello delle cosiddette Grandi dimissioni. Soprattutto tra chi si trova nella fase cruciale della carriera. Lo studio Who Is Driving the Great Resignation? di Ian Cook, pubblicato sull’Harvard Business Review, ha dimostrato che, tra gli impiegati nella fascia 30-45 anni, il tasso di dimissioni è aumentato del 20% tra il 2020 e il 2021.

Google come le altre big tech

La nuova strategia di Google sulle assunzioni è in linea con quella delle altre aziende tecnologiche. Microsoft ha appena inaugurato l’anno fiscale 2023 con l’annuncio di più di 1.000 licenziamenti. Un mese fa Elon Musk ha fatto sapere di volere tagliare il 10% del personale di Tesla e questa settimana ha licenziato più di 220 addetti alla guida autonoma. Twitter ha licenziato il 30% della squadra dedicata all’acquisizione di nuovi talenti, due mesi dopo il blocco delle assunzioni in tutta l’azienda. Netflix, dopo avere perso abbonati, ha lasciato a casa 300 dipendenti, Coinbase addirittura 1.100. Anche GameStop, l’azienda da cui è nato il fenomeno dei cosiddetti meme stock, ha comunicato una riduzione del personale. Tra chi ha rallentato o congelato le assunzioni, ricorda il sito The Verge, ci sono anche Snap, Spotify, Uber e Meta.

Il fenomeno, del resto, non riguarda solo le compagnie più grandi. All’inizio di luglio, per esempio, la startup di guida autonoma Argo AI, sostenuta anche da Ford e Volkswagen, ha licenziato 150 persone. In generale, come ha scritto Forbes.com, solo nelle prime due settimane di maggio del 2022 le startup americane hanno licenziato 5.400 persone: più che in qualsiasi mese del 2021.

La lettera di Sundar Pichai

Di seguito il testo della lettera inviata da Sundar Pichai ai dipendenti.

Ciao Googler,

è difficile credere che la prima metà del 2022 sia già finita. Questa è l’occasione per ringraziare tutti per il grande lavoro compiuto finora quest’anno e per condividere ciò che io e gli altri dirigenti pensiamo della seconda parte dell’anno.

Lo scenario economico globale incerto è in cima ai nostri pensieri. Come tutte le aziende, non siamo immuni al vento contrario economico. Un aspetto della nostra cultura a cui tengo molto è che non abbiamo mai visto sfide di questo tipo come ostacoli. Al contrario, le abbiamo viste come opportunità per andare più a fondo nelle questioni che ci riguardano e per investire a lungo termine.

In questi momenti penso alla nostra missione: organizzare l’informazione nel mondo e renderla accessibile e utile a tutti. È ciò che mi ha indotto a entrare in azienda 18 anni fa e ciò che mi rende così ottimista sull’impatto che possiamo avere nel mondo. La conoscenza e l’informatica sono gli strumenti per portare avanti la nostra missione. È questa la lente attraverso la quale abbiamo deciso di guardare per decidere dove investire. Che sia in aree come la ricerca, il cloud, YouTube, le piattaforme e l’hardware, i team che li supportano o l’intelligenza artificiale che ci permette di realizzare prodotti e servizi più utili.

Aiutiamo le persone e la società quando ci concentriamo su ciò che facciamo meglio e lo facciamo molto bene. Gli investimenti che abbiamo compiuto nella prima metà del 2022 riflettono questa visione. Solo nel secondo trimestre abbiamo aggiunto circa diecimila Googler e abbiamo un gran numero di impegni per le date di inizio del terzo trimestre, che riflettono, in parte, la stagione del reclutamento nei college. Sono numeri straordinari, che dimostrano il nostro entusiasmo per le opportunità a lungo termine, anche in tempi incerti.

Per via dei progressi compiuti finora nel 2022 sul fronte delle assunzioni, rallenteremo il ritmo del reclutamento per il resto dell’anno, anche se continueremo a cogliere le opportunità più importanti. Per l’equilibrio del 2022 e del 2023, ci concentreremo sulle assunzioni di ingegneri, tecnici e altri ruoli critici. E ci assicureremo che i grandi talenti che assumeremo condividano le nostre priorità a lungo termine.

Guardando avanti, dobbiamo avere un approccio più imprenditoriale, lavorare con un maggiore senso di urgenza, più concentrazione e più fame rispetto a ciò che abbiamo dimostrato nei giorni più luminosi. In alcuni casi, questo significherà consolidarci laddove c’è una sovrapposizione di investimenti e razionalizzare i processi. In altri casi, vorrà dire fermare lo sviluppo e ripensare la dislocazione di risorse verso aree con un più alto grado di priorità. Rendere l’azienda più efficiente è un compito che spetta a tutti noi. Creeremo ulteriori strumenti per rendervi coinvolti e permettervi di condividere idee utili, perciò restate sintonizzati.

La scarsità genera chiarezza: è un principio in cui crediamo sin dai primi giorni di Google. È ciò che crea la concentrazione e la creatività che, alla lunga, portano a prodotti migliori che aiutano i cittadini di tutto il mondo. È questa l’opportunità che oggi abbiamo tutti davanti e sono entusiasta all’idea che, ancora una volta, saremo all’altezza del momento.

Sundar

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.