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8 gennaio 2026
Nata quattro anni fai, oggi l'iniziativa per aiutare le aziende nella transizione digitale e in quella sostenibile, mette insieme quasi 40mila realtà di 116 paesi
Contenuto tratto dal numero di dicembre 2025 di Forbes Italia. Abbonati!
Quattro anni fa Eni, con Boston Consulting Group e Google Cloud, creava Open-es, un’alleanza di sistema per aiutare le aziende nella transizione digitale e in quella sostenibile. Oggi l’iniziativa mette insieme quasi 40mila realtà di 116 paesi.
L’obiettivo è costruire un’alleanza sui temi della sostenibilità e della competitività, per accompagnare le imprese nella transizione esg e in quella digitale. Quattro anni fa Eni, con Boston Consulting Group e Google Cloud, ha avviato Open-es, un’iniziativa di sistema aperta e destinata a tutti i settori. Alla base c’era l’idea che per cogliere le opportunità della ‘twin transition’, mitigandone i rischi, fosse necessario connettere industria, finanza, associazioni e istituzioni per superare barriere tecnologiche, informative e culturali. La soluzione: mettere a disposizione delle aziende – e in particolare di quelle medio-piccole – strumenti semplici e gratuiti.
“Vogliamo accompagnare le imprese in un percorso pragmatico, con piani d’azione concreti, in cui gli obiettivi di transizione esg e digitale diventino volano per la crescita”, dice Stefano Fasani, program manager di Open-es. È il cosiddetto modello ‘competitive esg’, secondo il quale al centro dei programmi di transizione e sviluppo sostenibile vengono posti l’ottimizzazione dei costi e dei ricavi e l’accesso alle risorse per la crescita, integrando pienamente i programmi di transizione con gli obiettivi di business. In questa visione, l’uso efficiente e ottimizzato delle risorse diventa leva per ridurre sprechi e spese, un business più sostenibile attrae clienti e investitori sensibili, gli investimenti nello sviluppo valorizzano le persone, attraggono talenti e rafforzano la reputazione della società.
“Open-es”, continua Fasani, “risponde a tre bisogni fondamentali delle aziende: la semplificazione, che evita perdite di tempo, duplicazione di dati e consente di focalizzarsi su piani d’azione e obiettivi di sviluppo; la collaborazione lungo le filiere, per connettersi con clienti e fornitori, condividere i dati in maniera sicura e controllata, individuare le pratiche più virtuose e avviare progetti congiunti; le competenze, investendo nelle proprie persone per affrontare le sfide con la visione e le conoscenze necessarie”.

In concreto, il primo passo per le aziende che entrano sulla piattaforma è un questionario di autovalutazione flessibile, che si adatta alle caratteristiche e alle dimensioni di ognuno e permette di misurare le performance in ambito transizione sostenibile e digitale secondo gli standard internazionali. Alla fine, ogni impresa riceve un responso sul proprio posizionamento – una sorta di ‘carta d’identità di transizione’ – con la possibilità di confrontarsi con benchmark di settore e un piano di miglioramento personalizzato, con l’indicazione delle priorità e accesso a soluzioni automatiche o provider in grado di tradurre gli obiettivi in azioni.
Oggi fanno parte di Open-es quasi 40mila realtà di 116 paesi. E nelle ultime settimane sono state annunciate nuove iniziative con leader di mercato: la collaborazione con Microsoft per abilitare le competenze e le soluzioni necessarie alle pmi in ambito intelligenza artificiale e cyber security; l’integrazione con le soluzioni di gestione fornitori di Sap per agevolare i programmi di procurement sostenibile; l’avvio dell’iniziativa Connecting Innovation – Powered by UniCredit Startlab per supportare i processi di innovazione delle pmi industriali favorendo la collaborazione con startup e realtà innovative.
I capofiliera e le banche hanno un ruolo cruciale nell’alleanza. “Grandi realtà hanno scelto di entrare come ‘partner’ e mettere a disposizione dei propri stakeholder uno strumento di collaborazione e sviluppo unico nel suo genere”, spiega Fasani. “Oltre a utilizzare la piattaforma digitale, i partner guidano la governance dell’alleanza definendo modelli, funzionalità e la roadmap di evoluzione. Il profilo di piattaforma per il coinvolgimento della propria filiera non è riservato solo ai partner, e questo consente di coinvolgere i diversi livelli della supply chain crescendo come sistema in termini di responsabilità, trasparenza e resilienza delle filiere. Le molte pmi coinvolte in questo meccanismo, invece, avviano il loro percorso utilizzando la piattaforma in primis per sé stesse, per creare il proprio profilo di transizione e usufruire delle iniziative di formazione”.
Fasani sottolinea come le aziende coinvolte abbiano compiuto progressi trasversali a tutte le aree della sostenibilità e del digitale. Uno dei passi avanti più significativi, a suo giudizio, è nel coinvolgimento delle persone e nella cultura aziendale in materia di transizione. “Si nota, dall’analisi dei dati e dei tassi di crescita, una differenza marcata tra le realtà che affrontano questo percorso perché obbligate e quelle che si interrogano davvero sul rapporto tra il loro business e le tematiche esg e digitali. Chi è partito da questo punto e ha trovato la propria chiave di ‘competitive esg’ sta affrontando minori difficoltà, sta mantenendo coerenza nella propria strategia, una maggiore motivazione nel personale e, di conseguenza, un posizionamento di mercato più competitivo”.
Sono proprio queste domande, continua Fasani, il punto di partenza del percorso sulla piattaforma: dalla governance che chiarisce priorità e strategia, passando per gli aspetti sociali, con il coinvolgimento delle proprie persone e la creazione di competenze che permettono di gestire al meglio le tematiche ambientali e tecnologiche. “Dal nostro osservatorio, il punto cruciale è la capacità di individuare poche azioni prioritarie che tengano conto contemporaneamente degli obiettivi di business e delle opportunità più significative offerte dal contesto di transizione. Solo così business, esg e digitale possono diventare ingranaggi che si muovono coerentemente, consentendo a tutte le imprese, anche le pmi, di intraprendere percorsi seri, strutturali e sostenibili nel lungo periodo”.