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20 gennaio 2026

I ceo italiani temono di più l’intelligenza artificiale che le crisi economiche e le tensioni globali

Ancora poco integrata l’intelligenza artificiale nelle aziende italiane: è ciò che è venuto fuori dalla 29esima Annual Global & Italian CEO Survey di PwC
I ceo italiani temono di più l’intelligenza artificiale che le crisi economiche e le tensioni globali

Giulia Zamponi
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Giulia Zamponi

I ceo italiani nutrono fiducia e ottimismo sulle prospettive dell’economia internazionale, ma paura verso il cambiamento tecnologico. Sono questi i risultati venuti fuori dalla 29esima Annual Global & Italian CEO Survey di PwC, presentata al World Economic Forum di Davos dal Global Chairman Mohamed Kande.

Fiducia verso il futuro economico e preoccupazioni per il cambiamento tecnologico

All’indagine hanno preso parte 4.454 amministratori delegati di 95 Paesi, inclusi 118 italiani, tra ottobre e novembre 2025. Emerge ottimismo verso il futuro economico globale, ma anche la consapevolezza di un contesto geopolitico complesso e incerto, che ha ridotto la probabilità di investimenti significativi.

Il 62% dei ceo italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi, mentre è più contenuta la fiducia sull’economia nazionale. Anche per quanto riguarda l’aumento del fatturato c’è ottimismo: il 35% ceo è molto fiducioso nel breve termine. A sostenere questa fiducia i numeri: il fatturato medio delle imprese in Italia è cresciuto del 10% (rispetto all’8% globale).

Quello che preoccupa i ceo mondiali sono soprattutto rischi informatici e instabilità macroeconomica: entrambe al 31% tra le principali minacce per i prossimi 12 mesi. In Italia invece, i ceo temono il cambiamento tecnologico, dazi, rischi informatici, inflazione e scarsità di lavoratori qualificati.

La trasformazione digitale è la priorità numero uno per il 53% dei ceo italiani, per allineare l’azienda all’evoluzione tecnologica. Al secondo posto si trova la qualità dei management team, in seguito meno la capacità innovativa dell’azienda.

LEGGI ANCHE: I ceo italiani sono ottimisti sull’avvento dell’IA. Ma temono per la sostenibilità economica

Ancora poco integrata l’intelligenza artificiale nelle aziende italiane

Il tema dell’intelligenza artificiale è centrale: i ceo faticano a rimanere al passo con l’IA. Nonostante stia rivoluzionando le regole della competizione, la maggior parte delle aziende non riescono ancora a convertire gli investimenti in profitti stabili. Il 68% di imprese italiane non integra ancora l’IA, contro il 53% nel resto del mondo.

Il 27% dei ceo italiani ammette di non avere una cultura favorevole all’adozione dell’IA, contro il 9% nel resto del mondo. Gli italiani lamentano inoltre un ambiente tecnologico che non supporta l’integrazione dell’IA, né dispongono di adeguate risorse economiche: il 43% delle aziende giudica insufficienti gli investimenti in IA per centrare gli obiettivi.

“In un contesto di rapido cambiamento, in cui la tecnologia sta influenzando economie e settori industriali, è irrinunciabile investire in innovazione e, in particolare, nella comprensione delle potenzialità degli strumenti già a disposizione delle imprese”, ha dichiarato Andrea Toselli, presidente e ad di Pwc Italia.

Ceo italiani: “Mancano competenze su IA, dati e cyber”

Secondo i ceo italiani, ciò che manca sono le skills nella forza lavoro (46%), seguita da difficoltà nel trasferire le conoscenze (37%), dubbi sui ritorni economici (31%) e paure condivise su cybersecurity e resistenza al cambiamento (entrambe al 27%). PwC registra un divario netto tra chi da un lato si limita a sperimentare l’IA e chi la integra in modo strategico e ne trae vantaggi concreti, applicando l’IA non solo ai prodotti e servizi, ma anche alle attività di marketing e alle decisioni strategiche.

I ceo italiani hanno indicato quali sono i principali gap di conoscenza nelle loro organizzazioni. Per il 71%, la necessità di comprendere meglio l’impatto dell’innovazione sulla forza lavoro e l’uso dell’intelligence macroeconomica per strategie di internazionalizzazione. Inoltre, la capacità di decisioni basate sui dati, la cybersecurity e la protezione dati.

La necessità di reinventarsi

Nonostante uno scenario abbastanza complesso, la priorità per la sopravvivenza e la crescita è reinventarsi. In questo, l’Italia corre più veloce della media mondiale. Secondo i vertici aziendali, il 50% delle imprese italiane ha già iniziato a competere in settori in cui prima non competeva, superando il 42% globale.

Gli imprenditori italiani puntano su servizi alle imprese (12%), assicurazioni e costruzioni (11% ciascuno) e aerospazio-difesa (9%). A livello globale, invece, domina la tecnologia (12% contro il 7% italiano), seguita da sanità (8%) e dai settori aerospaziale-difesa e servizi alle imprese (entrambi al 7%).

Il 51% dei ceo italiani giudica la performance complessiva nazionale inferiore alle aspettative, contro il 33% del campione globale. Un dato che evidenzia le difficoltà del tessuto produttivo nazionale.

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