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9 settembre 2026

Opas Intesa Sanpaolo su Mps: il voto che può cambiare il risiko bancario. Si punta al sì oltre il 90%

Intesa Sanpaolo si prepara al voto sull’opas Mps da 30,6 miliardi: attese 2,9 miliardi di sinergie e 61 miliardi di distribuzioni.
Opas Intesa Sanpaolo su Mps: il voto che può cambiare il risiko bancario. Si punta al sì oltre il 90%

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di PNA

Mancano 24 ore al primo appuntamento clou per il destino dell’opas di Intesa Sanpaolo su Mps da 30,6 miliardi di euro. Domani, 10 settembre 2026, è il giorno dell’assemblea straordinaria degli azionisti di Intesa Sanpaolo, convocata per votare la proposta del cda di varare un aumento di capitale a servizio dell’offerta. L’obiettivo è ottenere l’autorizzazione a emettere fino a 5,7 miliardi di azioni ordinarie.

Le previsioni sull’esito dell’assise sono più che positive: nel riportare le prime proiezioni per il voto, il quotidiano Mf-Milano Finanza ha anticipato il sì di oltre il 90% degli azionisti presenti – si prevede una partecipazione attorno al 60-65% del capitale – “con stime che arrivano al 95%”. Le indicazioni puntano dunque a “un plebiscito”, ha scritto Mf, anche alla luce delle raccomandazioni dei proxy advisor.

Le raccomandazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis

Sia Iss sia Glass Lewis hanno consigliato infatti agli azionisti di Intesa Sanpaolo di votare a favore dell’aumento di capitale al servizio dell’opas su Mps. Glass Lewis ha giudicato l’operazione dotata di un “razionale strategico e finanziario credibile”, menzionando l’aumento dell’esposizione di Intesa Sanpaolo al wealth management e ad altri business commissionali. La stessa raccomandazione è arrivata da Iss, che ha evidenziato tuttavia anche i possibili effetti delle operazioni annunciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali.

A suo avviso l’eventuale approvazione, da parte dell’assemblea straordinaria di Mps del prossimo 29 ottobre, sia delle ops sulle due banche che del pagamento dell’extradividendo, potrebbe determinare il mancato avveramento di alcune condizioni di efficacia dell’offerta di Intesa Sanpaolo. Vero, ha ricordato Iss, che la stessa Ca’ de Sass avrebbe la facoltà di rinunciare a tali condizioni.

Tutto sembra remare per ora a favore di un esito più che positivo dell’assemblea straordinaria degli azionisti di Intesa SanPaolo. Anche il presidente dell’istituto Gian Maria Gros-Pietro, interpellato giorni fa a margine dei lavori del forum Ambrosetti, si è detto fiducioso, affermando di prevedere “un largo appoggio dei nostri azionisti”.

Gros-Pietro ha ricordato “i riflessi positivi che abbiamo visto nelle precedenti aggregazioni”, riferendosi alla soddisfazione manifestata dagli azionisti e dai dipendenti, in particolare, di Ubi Banca: “Gli azionisti di Ubi sono contentissimi di essere entrati nel nostro gruppo, ma anche i dipendenti di Ubi e anche i loro più alti dirigenti, che hanno trovato posti nella nuova struttura”.

Nessuna paura, ha continuato il manager, riguardo all’indipendenza di Mps. Gros-Pietro ha tenuto a precisare che, oltre a quelli di Ubi, anche gli azionisti di “banche esterne nel gruppo sono tutti contentissimi di essere adesso azionisti del gruppo (Intesa), perché hanno dividendi migliori e soprattutto hanno una visione molto più positiva del loro futuro”.

Sinergie e numeri chiave dell’operazione

Nel frattempo Intesa Sanpaolo è tornata a illustrare la strategia dell’opas su Monte dei Paschi di Siena, pubblicando lunedì 7 settembre le risposte scritte alle domande inviate dagli azionisti in vista dell’assemblea.

L’opas su Mps, ha ricordato la banca numero uno in Italia, “rappresenta un’opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo, accelerando la creazione di valore anche grazie al raggiungimento di elevate sinergie, che coniugano scala, complementarità e basso rischio di esecuzione”. Intesa ha individuato le sinergie di costo e di ricavo attese dall’operazione di risiko, “a regime, nel 2029, in circa euro 2,9 miliardi ante imposte per anno”. Di questa somma, le sinergie di ricavo sarebbero pari a circa 1,4 miliardi di euro, mentre quelle di costo di circa 1,5 miliardi.

La banca ha detto inoltre di prevedere di raggiungere il 60% delle sinergie già nel 2028, ribadendo al contempo la natura accrescitiva che il successo dell’operazione avrebbe per gli utili e per la remunerazione degli azionisti. L’utile netto dell’entità aggregata risultante dalla transazione di m&a sarebbe nel 2029 superiore ai 16 miliardi di euro, a fronte di un Roe di oltre il 20%, mentre l’eps (utile per azione) e il dps (dividendo per azione) salirebbero dell’8% circa al 2029.

Nel periodo 2025-2029, la distribuzione di capitale della nuova entità sarebbe così pari a circa 61 miliardi di euro, 11 miliardi in più rispetto ai circa 50 miliardi previsti dal piano di impresa standalone di Intesa Sanpaolo per il 2026-2029, con un payout pari al 95%, di cui il 75% cash e il 20% buyback. Non solo. Negli anni 2026-2027 Intesa prevede distribuzioni straordinarie cash per 2,7 miliardi.

Le prospettive del risiko bancario

Ed è proprio la prospettiva di una maggiore remunerazione degli azionisti, uno degli argomenti destinati a pesare sul voto di domani. Ma la partita è appena iniziata: Mps non sembra intenzionata a mettere la parola fine al nuovo capitolo inaugurato con l’ops su Mediobanca, che ha siglato la sua trasformazione dal ruolo di potenziale preda, ricoperto per anni prima del suo risanamento, a quello di predatrice.

Proprio la prospettiva di dividendi più ghiotti è un fattore centrale che, secondo le anticipazioni, trasformerà l’assemblea di Intesa in una nuova pietra miliare per le ambizioni di Carlo Messina. Anche se la partita è appena iniziata, visto che Mps non ha alcuna intenzione di mettere la parola fine al nuovo capitolo che ha inaugurato quando ha lanciato l’ops su Mediobanca, passando dal ruolo di potenziale preda che ha ricoperto per diversi anni prima del suo risanamento a quello di predatrice.

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