
Sedersi su una spiaggia in febbraio, con il cappotto chiuso e lo sguardo rivolto verso un orizzonte basso, attraversato da onde scure e irregolari, è un gesto che ha poco a che vedere con l’idea consueta di villeggiatura. E’ un tempo fatto di camminate senza meta, di città che si lasciano attraversare dall’aria salata. Da nord a sud, l’Italia costruisce nei mesi freddi una geografia alternativa del mare.
Nei mesi freddi, le località di mare cambiano funzione prima ancora che atmosfera. Le grandi città portuali tornano percorribili, con centri storici, i musei e architetture non oppresse dalla calca, gli hotel smettono di essere semplici punti d’appoggio e diventano luoghi in cui fermarsi. Anche il modo di mangiare si modifica: i ristoranti lavorano su materie prime più stagionali, sul pescato invernale, che in inverno trova una concentrazione diversa. Le spa, soprattutto quando sono immerse in parchi, oasi naturali o edifici storici, diventano una delle vere ragioni del viaggio.
Accanto a questo, l’inverno è il momento in cui il mare torna a dialogare con ciò che gli sta intorno. È la stagione giusta per camminare lungo le spiagge vuote, ma anche per spingersi nei siti archeologici, nei borghi costieri, sui sentieri che uniscono costa ed entroterra, o su cammini che permettono di attraversare territori interi senza il rumore dell’alta stagione.
Eventi legati al calendario invernale, mostre, riti popolari, aperture culturali entrano naturalmente nell’itinerario. È un modo diverso di costruire un viaggio di mare: meno basato sull’idea di destinazione e più su quella di permanenza. Un atlante fatto di soste, tra arte, benessere, grandi hotel per scoprire come la costa diventa un punto di partenza per leggere un’Italia non legata allo sfondo stagionale.
In Liguria il mare d’inverno è una linea severa, che accompagna città e borghi con un senso di precisione. A Imperia, Equilibrio, il ristorante di Jacopo Chieppa premiato con una stella Michelin, occupa un ex mulino. Una scelta che non è soltanto architettonica: pane, acqua, olio e storia diventano elementi dichiarati di una cucina che lavora sul territorio ligure con uno sguardo istintivo e creativo.
Due i menu degustazione, Origini ed Ego, il primo legato alla memoria gastronomica, il secondo più sperimentale. L’attenzione per l’olio extravergine e per la panificazione racconta un percorso costruito tra esperienze al Mirazur e il progetto Kilo, la pizzeria dello chef, sempre a Imperia.
Nell’entroterra il Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia apre le porte anche in inverno. Le visite comprendono il frantoio, l’azienda e degustazioni guidate di oli. Sono previste tre formule, dalla visita con assaggio fino al percorso completo tra uliveti, frantoio storico, degustazione e pranzo. Un’occasione per osservare da vicino il lavoro sull’olivo e sull’olio extravergine in una stagione in cui il paesaggio assume un carattere più essenziale.
Genova invece nei mesi freddi, restituisce con maggiore chiarezza il proprio carattere di grande città portuale. Meliá Genova, boutique hotel progettato da Giuseppe Crosa di Vergagni, si inserisce nel cuore di uno dei quartieri più eleganti, a pochi passi da Palazzo Ducale e dalla Cattedrale di San Lorenzo.
Interni contemporanei e anima classica convivono in camere ampie, alcune con terrazza affacciata sul centro storico. Il centro benessere con piscina coperta diventa uno spazio di pausa dopo le passeggiate tra musei e porto, mentre il Blue Lounge & Restaurant si propone come luogo di incontro tra cucina, arte e musica dal vivo.
Sempre a Genova, Piazza Banchi ospita il nuovissimo Genoa Store nello storico Palazzo Serra. Distribuito su tre piani per 850 metri quadri, nasce come spazio multifunzionale anche grazie alla partnership tra il Genoa Cricket and Football Club e Velier. Non soltanto negozio, ma spazio poliedrico per eventi, iniziative e incontri con il tessuto sociale e imprenditoriale. Un luogo che intreccia storia sportiva, cultura cittadina e attenzione per il progetto degli spazi, con aree modulabili, laboratori per la personalizzazione delle maglie, maxi-schermi e gradinate conviviali.
In Versilia questa non è bassa stagione, perché è il tempo del Carnevale, che introduce davanti alle onde una dimensione festiva capace di convivere con la natura più spoglia del paesaggio invernale a Forte dei Marmi, il Principe è un punto di riferimento dell’ospitalità versiliese. Cinque stelle lusso, rinnovato nel 2011, affacciato sull’arenile, unisce una visione contemporanea a un rapporto consolidato con il territorio.
Nei mesi freddi emergono con maggiore chiarezza l’area benessere, la possibilità di riservare l’Egoista Spa in esclusiva, i rituali Oligea Organic Bliss ispirati alla natura mediterranea e costruiti per dialogare con un tempo più lento. L’inverno è anche la stagione giusta per esplorare ciò che sta intorno.
Le passeggiate all’Oasi Wwf di Forte dei Marmi permettono di attraversare dune, stagni e percorsi naturalistici dove il paesaggio costiero mostra un volto meno noto, alla scoperta dell’avifauna. Da qui si possono costruire escursioni verso l’interno: le cave di marmo che raccontano il rapporto secolare tra Alpi Apuane e lavoro umano. Accanto a questo, l’artigianato locale e i mercati storici permettono di entrare in una dimensione più quotidiana della Versilia.
Poco più a sud, a Viareggio, il Grand Hotel Principe di Piemonte ospita Il Piccolo Principe, due stelle Michelin. Qui la cucina di Giuseppe Mancino rappresenta uno dei riferimenti gastronomici della costa toscana. Il suo percorso è segnato da un’evoluzione evidente: da una cucina dal gusto più deciso e legata alla tradizione a uno stile progressivamente più leggero, armonico, attento alle consistenze e agli equilibri, anche grazie alle influenze maturate durante viaggi in Asia, in particolare in Cina.
Negli anni Mancino ha lavorato sulla rilettura della cucina di territorio, costruendo piatti che dialogano con il mare e con l’entroterra, ma con una grammatica più personale e contemporanea. Il ristorante offre ambienti intimi e raccolti, che in inverno trovano una dimensione particolarmente adatta: la sala diventa uno spazio di sosta, protetto, in cui il servizio accompagna un’esperienza costruita come percorso.
La cantina, ampia e articolata, consente abbinamenti che spaziano tra referenze italiane ed estere, completando una proposta pensata per un pubblico che sceglie Viareggio anche fuori stagione. Quella di Mancino è una cucina che non mai stata legata al soggiorno balneare, ma in ogni stagione resta una delle ragioni stesse del viaggio.
Se d’estate il mare di Roma ha molti nomi – Ostia, Fregene, Torvaianica– d’inverno l’esperienza marittima si concentra quasi naturalmente su Fiumicino. È in qui ad esempio che si può rifugiare chi ha voglia di mettersi in costume anche con il freddo, magari passando una giornata a Qc Roma, posta all’interno di una storica tenuta immersa nell’Oasi di Porto. Un contesto che non ha nulla di urbano, nonostante la vicinanza con la capitale: querce, pini, allori ed eucalipti disegnano un parco secolare che ingloba edifici degli anni Venti, oggi trasformati in resort e spa. Il percorso benessere si sviluppa tra ambienti interni ed esterni, sotterranei e giardini, con trentasei pratiche che costruiscono un itinerario progressivo.
Vasche idromassaggio, saune e cascate si alternano in spazi che sfruttano l’architettura esistente e la natura circostante. Immergersi nella Vasca della Lupa, attraversare gli ambienti ipogei, affacciarsi dalla Sauna Caelum verso il cielo notturno significa vivere un’idea di mare d’inverno che passa attraverso l’acqua, il calore e la sospensione. Il parco esterno diventa parte integrante dell’esperienza.
La nuova Infinity Pool, con le sue pareti di cristallo, lavora sul confine tra interno ed esterno, mentre le installazioni Qc Magic Lights trasformano il giardino in uno spazio immersivo, dove proiezioni luminose dialogano con alberi e architetture. A completare il soggiorno, le cinquanta camere con accesso diretto alla spa, impreziosite da marmi provenienti dalla collezione Torlonia, che introducono una dimensione storica e materica dentro un contesto votato al benessere.
Pochi chilometri più in là, il mare torna a farsi presenza diretta. A Fiumicino, Pascucci al Porticciolo rappresenta una delle voci più autorevoli della cucina di mare in Italia. Qui il rapporto con il litorale non è scenografico ma strutturale. Gianfranco Pascucci lavora esclusivamente pescato selvaggio, approvvigionandosi soprattutto presso l’asta del pesce e le barche locali, seguendo i ritmi della natura e delle stagioni. La sua cucina nasce da una conoscenza profonda degli ecosistemi del Mediterraneo e da una relazione continua con il territorio che comprende anche le aree naturalistiche circostanti, dalle foci dei fiumi all’Oasi di Porto.
I menu degustazione raccontano due direzioni complementari. Da un lato, il percorso classico raccoglie alcuni dei piatti più rappresentativi dello chef, come la ricciola in ceviche con caviale Kaluga Amur o lo spaghetto con vongola lupino, cuore di tonno e resina di pino. Dall’altro, Come è profondo il mare lavora su una ricerca più spinta, che guarda alla materia marina in senso quasi estrattivo. Ostriche valorizzate da burri planctonici, paste costruite come veri e propri estratti di mare ottenuti da lunghe cotture di teste, pelli e collagene di pesce, piatti di pescato completati da alghe, salicornia, burri affumicati, spezie e agrumi. Anche il dessert mantiene questo legame, come nel gelato allo yogurt con caramello di aceto di calamaro e Blu di Capra.
La sala, diretta da Vanessa Melis, vincitrice del Service Award Michelin 2025, accompagna l’esperienza con un servizio che lavora sulla misura e sulla coerenza, in un ambiente raccolto, curato, costruito come un’estensione del racconto culinario. Circa trenta coperti, una veranda stagionale, una saletta riservata, una cantina frutto di un lungo lavoro di ricerca completano un luogo che d’inverno trova una dimensione particolarmente adatta: meno esposto, più concentrato, perfettamente allineato a un’idea di mare come spazio di studio, più che di evasione.
Napoli è una città pulsante tutto l’anno, ma è nei mesi freddi che forse restituisce più che in ogni altra stagione il proprio carattere intimo e meno stereotipato, fatto anche di prooste di cucina internazionale e di mostre in gallerie d’arte. Il de Bonart Naples si propone come hotel lifestyle e spazio culturale. Le aree comuni ospitano progetti espositivi temporanei aperti anche alla città.
Il programma 2026 si apre il 25 febbraio con Germinale di Teresa Cervo, mostra scultorea dedicata al tema della rinascita. Ad aprile segue Emozione: inventiva e creatività, con una selezione di bozzetti di Pablo Picasso legati al suo viaggio italiano del 1917. A maggio arriva The Crossers – Gli Attraversanti di Elena Brovelli, progetto site-specific immersivo. Sul fronte gastronomico per chi volesse scoprire l’anima internazionale e contemporanea di questa città, l’indirizzo da scoprire è quello di J Contemporary Japanese Restaurant che rappresenta una delle interpretazioni più riconoscibili della cucina giapponese in Campania.
Nato a Portici nel 2014 come laboratorio intimo, il progetto si è ampliato con l’apertura di J Napoli e della sede di Sorrento all’interno dell’Hilton Sorrento Palace. Ogni ristorante mantiene un’identità autonoma ma coerente, fatta di materiali pregiati, luci misurate, geometrie essenziali. La cucina lavora su sushi, sashimi e piatti caldi con una visione pulita e contemporanea.
Per chi invece volesse scoprire l’eccellenza assoluta in materia di pesce, forse il miglior keep secret di Partenope è Punto Nave. Posto subito fuori città, a Monterusciello il ristorante guidato dai fratelli Testa rappresenta una delle proposte più riconosciute della cucina di pesce della Campania, con senza dubbio una delle più interessanti selezioni di ostriche d’Italia, da accompagnare con una lunga e intelligente proposta di Champagne.
La Costa Smeralda, nata dal sogno del principe Karim Aga Khan negli anni Sessanta, resta un angolo esclusivo di Sardegna tutto l’anno. L’inverno è il momento ideale per scoprirla lontano dalla folla. Anche nei mesi freddi, il mare costruisce scenari di forte impatto. Spiagge come la Spiaggia del Principe, La Celvia, Liscia Ruja e il Pevero diventano luoghi di passeggiata e osservazione, adatti a un dialogo più lento con la costa.
Chi è interessato alla dimensione storica può visitare Arzachena e i suoi siti archeologici, come il Nuraghe Albucciu e la Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, oppure il Museo Civico Michele Ruzittu, che racconta le radici profonde di questa parte di isola. Per chi cerca attività all’aria aperta, Porto Cervo offre il Pevero Golf Club, percorso di 18 buche immerso nel paesaggio, e il Pevero Health Trail, sentiero panoramico tra macchia mediterranea e punti fitness.
A Febbraio ad Oristano si svolge la Sartiglia, celebre giostra equestre di origine medievale. I cavalieri mascherati tentano di infilzare con la spada una stella sospesa, in una sequenza di discese che alterna precisione e rischio. Intorno, la città costruisce un carnevale dalla struttura rigorosa, in cui spazio urbano, ritualità e memoria collettiva si tengono insieme.
Accanto all’evento, l’inverno permette di attraversare territori più ampi. Il Cammino Minerario di Santa Barbara si sviluppa nel sud-ovest dell’isola, tra miniere dismesse, paesaggi costieri e centri dell’entroterra, ed è percorribile anche nei mesi freddi. Il Cammino di San Valentino, nell’area di Sadali, propone un itinerario che intreccia natura, acqua e piccoli borghi. Il Selvaggio Blu resta una delle esperienze outdoor più radicali dell’isola, un percorso che unisce trekking, arrampicata e costa rocciosa, praticabile anche nei mesi freddi da escursionisti preparati. Il Santuario nuragico di Santa Cristina, con il suo pozzo sacro, rappresenta una tappa culturale visitabile tutto l’anno, capace di legare archeologia e paesaggio in un contesto che in inverno si offre con maggiore nitidezza.
A Palermo, ai piedi di Monte Pellegrino e affacciata sul golfo, Villa Igiea è una presenza che appartiene naturalmente all’inverno. Palazzo monumentale di fine Ottocento, inaugurato nel 1900 e da subito frequentato da aristocratici europei e star hollywoodiane, restituisce oggi un’idea di ospitalità che tiene insieme storia, eleganza misurata e comfort contemporaneo.
Le passeggiate sul lungomare, le colazioni con vista sull’acqua, i momenti di relax nella Irene Forte Spa o un tè servito all’Igiea Terrazza Bar costruiscono una quotidianità scandita da piccoli rituali. I ristoranti Florio e Alicetta propongono una cucina che attraversa il repertorio siciliano e internazionale, mentre camere e suite, ampie e luminose, aprono scorci continui tra mare e città.
L’inverno è anche il momento giusto scoprire la regione e Villa Igiea diventa una base privilegiata per scoprire una Sicilia più quieta. Il resort propone tour panoramici in auto d’epoca o moderne, voli privati lungo la costa, escursioni in bicicletta, passeggiate nel Parco delle Madonie e in altre aree interne, tra borghi medievali e paesaggi meno noti. La dimensione gastronomica completa il soggiorno con degustazioni di vini siciliani con formaggi e salumi locali, tour gastronomici nei mercati di Palermo, fino alle lezioni dedicate ai dolci tradizionali come cannoli e cassata.
Il rapporto con la città si esprime anche attraverso il Teatro Massimo, protagonista di una partnership che consente agli ospiti di ripercorrerne la storia e partecipare a spettacoli, mostre e approfondimenti culturali. Sul fronte sportivo, una recente apertura amplia il ventaglio delle esperienze: il Verdura Resort, vincitore degli Europe’s Best Golf Hotel ai World Golf Awards 2025, rende accessibili in inverno i campi East Links e West Shore. Nei fine settimana è possibile giocare, usufruire del Pro Shop e del Clubhouse Lounge, prenotare lezioni private o di gruppo con coach professionisti, all’interno di una struttura dotata di Golf Academy e dell’unico Performance Institute in Italia approvato dall’European Tour.
L’inverno è una stagione per esplorare il lato dolce dell’isola. La Desserteria Bonfissuto racconta una pasticceria contemporanea profondamente radicata nel territorio. Mandorle, pistacchio e ricotta diventano materia narrativa prima ancora che ingredienti.
Accanto ai grandi classici convivono dessert al piatto costruiti con una tecnica misurata e lievitati artigianali che negli anni sono diventati una firma: panettoni e colombe soffici, lavorati con lunghe fermentazioni, capaci di declinare agrumi, pistacchio e mandorla in una lingua attuale. Tra le reinterpretazioni, la Meneghina in chiave siciliana, arricchita con Grand Marnier e servita con gelato al pistacchio o in versione alla zuppa inglese, mostra come il dialogo tra nord e sud possa diventare linguaggio dolciario.
Alla produzione si affiancano creazioni come la mattonella gelato, costruita per strati tra creme, inserti di panettone e materie prime isolane, o il Tuppo di Neve, nuvola candida di ricotta e panna pensata per accompagnare granite artigianali.
Da non perdere infine una gita a Bronte per scoprire la Galleria del Pistacchio di Pistì , spettacolare corridoio sopraelevato che attraversa i reparti produttivi dell’azienda Antichi Sapori dell’Etna. Camminando si osservano lavorazioni, dolci realizzati a mano, la nascita di panettoni e colombe. Il percorso include una sezione didattica sulle origini del pistacchio, le aree di produzione nel mondo, le caratteristiche della Dop di Bronte. Le visite, su prenotazione per piccoli gruppi, permettono anche di conoscere i pistacchieti e, in determinati periodi, la raccolta.
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