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13 febbraio 2026

Caschi, tute da scii, tavole da snowboard: alla scoperta della (ricca) filiera italiana degli sport invernali

Abbigliamento tecnico e attrezzature rappresentano il 45% del fatturato complessivo dell’industria sportiva italiana: circa 6 miliardi.
Caschi, tute da scii, tavole da snowboard: alla scoperta della (ricca) filiera italiana degli sport invernali

Northwave

Piera Anna Franini
Scritto da:
Piera Anna Franini

Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Gli sport invernali sono una passione nazionale, oggi costretta a fare i conti con inverni sempre più avari di neve. Ma prima ancora sono una filiera industriale. Tra abbigliamento tecnico e attrezzature, rappresentano il 45% del fatturato complessivo dell’industria sportiva italiana: quasi 6 miliardi di euro su un totale di 13 (dati Assosport). Una quota che racconta la centralità economica di sci alpino, snowboard e discipline affini, ma anche la forza manifatturiera di un sistema che trova il suo baricentro tra Lombardia e Veneto — le stesse regioni che ospitano le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.

I Giochi si annunciano come un potente acceleratore: l’impatto economico complessivo atteso sui territori è stimato in circa 5,3 miliardi di euro, con due milioni di visitatori e un significativo impulso a infrastrutture e turismo, nonostante l’aumento dei costi rispetto alle previsioni iniziali. L’industria italiana è in prima fila con le divise ufficiali della nazionale firmate EA7 Emporio Armani, official outfitter degli azzurri, che vestirà atleti e atlete con un guardaroba completo — dalle tute da sci ai capi tecnici e lifestyle. Durante la cerimonia d’apertura a San Siro, il 6 febbraio, è previsto anche un tributo speciale a Giorgio Armani.

Per staff e volontari — circa 25mila persone — entrano invece in campo partner tecnici internazionali, con la francese Salomon in testa, premium partner e licenziatario ufficiale dei Giochi. Un dettaglio che stona, se si considera la forza e la profondità del comparto italiano. Ed è proprio da qui che vale la pena di partire, per raccontare un’industria che scivola veloce, ma con radici solidissime.

Il distretto dello Sportsystem

Il cuore della manifattura italiana della neve batte in 355 chilometri quadrati, tra il colle del Montello e il Piave, nel Trevigiano. Qui nasce il 65% degli scarponi da sci prodotti nel mondo, l’80% delle calzature da motociclismo e un quarto dei pattini in linea. È il distretto dello Sportsystem, con epicentro tra Montebelluna e Asolo: una concentrazione industriale senza pari. I numeri: 7.824 addetti, 579 realtà produttive, 1,6 miliardi di euro di export. Il 68% del fatturato riguarda calzature outdoor e scarponi, il 19% sci, snowboard e doposci, il restante 13% biciclette e accessori.

Una vocazione internazionale che affonda le radici nella storia: Tecnica, con il Moon Boot, ha trasformato un oggetto funzionale in icona di design, mentre Nordica ha equipaggiato campioni come Zeno Colò e la spedizione italiana sul K2. Nel tempo, il distretto ha attratto colossi globali — Adidas, Salomon, Rossignol, Nike — consolidando una reputazione fondata su know-how manifatturiero, velocità produttiva e capacità di innovazione.

Accanto alla produzione vive la memoria industriale. Il Museo dello Sportsystem custodisce oltre duemila manufatti storici, testimoni di un’evoluzione tecnica e culturale che attraversa il Novecento e arriva al presente. Dal 2023 la Fondazione Sportsystem ha rafforzato il proprio ruolo con attività di formazione manageriale, promozione culturale e sviluppo sociale: workshop per imprenditori, tavoli di lavoro tra imprese e programmi dedicati ai tecnici del settore. Perché, in questo distretto, l’innovazione non cancella la storia: la mette al lavoro.

I nomi più rilevanti

Nel distretto operano alcuni dei nomi più rilevanti dell’attrezzatura invernale italiana. A cominciare da Tecnica Group, oltre 500 milioni di euro di fatturato, che riunisce marchi come Tecnica, Nordica, Moon Boot, Lowa e Rollerblade. Accanto, Dalbello, specialista negli scarponi da sci — in particolare per il freeride — che rivendica una filiera interamente italiana, e realtà storiche come Aku e Garmont, punti di riferimento per l’outdoor tecnico.

C’è poi Northwave, leader nelle calzature invernali da ciclismo e produttore anche di scarponi e tavole da snowboard Drake. Ad Asolo si producono invece guanti e bastoncini Leki: nata nel 1948 come piccola tornitura del legno, è oggi uno dei marchi più riconoscibili al mondo, con prodotti scelti da campioni come Mikaela Shiffrin. Poco distante, a Bassano del Grappa, ha sede Masters, altra eccellenza internazionale nei bastoncini da sci, trekking e nordic walking. Sempre a Bassano opera Cmp. Le prime mosse risalgono al 1948, con un banco al mercato cittadino gestito dalla vedova Campagnolo; di lì a poco, insieme ai cinque figli — Giorgio in particolare — nacque la F.lli Campagnolo. Oggi è un gruppo internazionale con cinque brand (Cmp, Melby, Maryplaid, Jeanne Baret, Fc F.lli Campagnolo) e una produzione che supera i dieci milioni di capi l’anno.

Poco più a sud, a Tezze sul Brenta, nel 1990 Alberto Olivetto lanciava Energiapura, oggi tra i marchi di riferimento per l’abbigliamento tecnico da sci e racing, con la stampa sublimatica e un uso audace del colore come cifre identitarie fin dalle origini. Nel Veronese opera Brugi, mentre nel Bellunese Karpos è un punto fermo per outdoor, alpinismo e scialpinismo: una storia che affonda nel secondo dopoguerra e un dna orientato alla funzionalità. Accanto ai grandi distretti emergono micro-poli ad altissima specializzazione, capaci di competere su scala globale.

Caschi, scii, snowboard: la filiera dell’eccellenza

Nel Bergamasco, tra Chiuduno, Nembro e Rovetta, si concentra una filiera d’eccellenza per caschi e tute da sci: Task, Kask — con il brand Koo per occhiali e maschere — e Las Helmets. A Rovetta opera Dkb, che nel 2023 ha realizzato, insieme a Radici Group, la prima tuta da sci circolare, simbolo di un’innovazione che tiene insieme sostenibilità e performance. Non è un caso: questa è la terra di Fausto Radici, alfiere della Valanga Azzurra, ma anche di Sofia Goggia e Michela Moioli. In Valtellina, area olimpica con Bormio al centro della scena, operano marchi che hanno scritto — e continuano a scrivere — la storia degli sport invernali. Crazy, fondata dall’atleta Valeria Colturi, è stata pioniera della tuta da sci alpinismo; SkiTrab, simbolo della disciplina, accompagnerà lo sci alpinismo al debutto olimpico proprio a Milano Cortina 2026, con atleti come il bormino Nicolò Canclini.

Sempre a Bormio è nata, nel 1989, Level Gloves, oggi tra i riferimenti mondiali per guanti tecnici da sci e snowboard, presente in Coppa del Mondo con atleti di vertice — Federica Brignone, tra gli altri. Anche questa è terra di campioni, a cominciare da Deborah Compagnoni, e di un comprensorio sciistico che avrà un ruolo chiave nei Giochi: qui si correrà la prima gara olimpica e la più iconica di tutte, la discesa libera (7 febbraio), seguita da tutte le competizioni maschili. Protagonista assoluta, benché assente dal logo ufficiale: la montagna stessa.

Anche nel Trentino-Alto Adige, che ospiterà diverse competizioni, operano aziende di dimensione globale come Salewa (Bolzano), La Sportiva (Val di Fiemme) e Oberalp, gruppo che riunisce sei marchi — Dynafit, Salewa, Pomoca, Wild Country, Evolv, LaMunt — protagonisti di una nuova stagione dello sci alpinismo e dell’outdoor tecnico. Milano Cortina 2026 non sarà solo un evento sportivo, ma una vetrina industriale senza precedenti. Dietro le medaglie e le piste, l’Italia porta in scena un ecosistema fatto di distretti, pmi, grandi gruppi e competenze artigianali. Una manifattura che unisce design, ingegneria, memoria storica e sostenibilità, e che sulla neve continua a competere — e spesso a vincere — a livello globale.

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