"Sarà un tributo alla bellezza in movimento, in tutte le sue forme", dice a Forbes il ceo di Filmmaster, Antonio Abete.
Per la prima volta nella storia dei Giochi, una cerimonia olimpica si svolgerà all’interno di un monumento storico patrimonio dell’Umanità: l’Arena di Verona. A firmare la cerimonia di chiusura del 22 febbraio e di apertura paralimpica del 6 marzo è Filmmaster, l’agenzia creativa italiana più premiata nella storia dei Best Event Awards, fondata cinquant’anni fa e oggi tra i principali player globali nella produzione di grandi eventi live.
Nel corso della sua storia, l’azienda ha firmato 18 eventi olimpici e paralimpici, le finali di Uefa Champions League Final (2015–2017), il lancio di Expo 2015, gli eventi di Uefa Euro 2020 a Roma, le cerimonie della Copa Libertadores e della Copa América, oltre a produzioni per Formula 1, Euroleague Final Four e Arabian Gulf Cup.
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Nata nel mondo della pubblicità – autrice del leggendario Carosello fino agli spot iconici per Barilla e Lavazza – Filmmaster ha progressivamente costruito una dimensione internazionale. Ora la nuova sfida: celebrare gli atleti che si sono confrontati sulle nevi e sui ghiacci in un evento che è insieme rito istituzionale e grande festa collettiva, un omaggio a sportivi, tanti dei quali sono anche modelli ispirazionali: e la mente va anzitutto alla nostra Federica Brignone, due ori nonostante l’infortunio. Altra sfida, il confronto con la cerimonia d’apertura firmata dal Balich Wonder Studio, vista da più di 2 miliardi di persone, e pur con qualche scivolone: di successo.
Ne abbiamo parlato con il ceo di Filmmaster, Antonio Abete, figlio di Luigi, presidente della Bnl per 23 anni, ex presidente di Confindustria, e tanto altro.
È la prima volta che una cerimonia olimpica si svolge in un luogo così identitario come l’Arena di Verona. Per questo è un’operazione sfidante…
È un contesto unico, vero. L’Arena non si è mai prestata a un evento di questa tipologia. E noi, in parte, la trasformeremo: la platea diventerà il cuore pulsante dello spettacolo. Lì accoglieremo e festeggeremo le centinaia di atleti. Rappresentare l’Italia in un luogo che incarna l’italianità è un’opportunità straordinaria. Il nostro racconto valorizzerà gli elementi fondanti della nostra cultura: la bellezza, la tradizione, ma anche il messaggio paralimpico della diversa interpretazione dello spazio. L’idea è fondere la nostra capacità narrativa con l’atipicità del luogo, creando qualcosa di distintivo.
“Beauty in Motion” è il titolo dello spettacolo. Ovvero?
Sarà un tributo alla bellezza in movimento, in tutte le sue forme. La bellezza vive nello sport, si riflette nell’arte, si manifesta nei luoghi che fanno da cornice ai Giochi. Avremo musica, danza, cinema, design, tecnologia. È uno spettacolo che si ispira alla ricchezza culturale italiana, cercando un equilibrio tra classicismo e contemporaneità.
Punterete su ospiti ad effetto come all’apertura di San Siro?
Abbiamo scelto di concentrarci più sui temi che sui singoli personaggi. Anche perché i budget delle cerimonie di chiusura sono diversi rispetto a quelli delle aperture, e questo rende la sfida ancora più interessante: dobbiamo mettere in campo maggiore ingegno per far emergere la bellezza dello spettacolo. La stella è il ballerino Roberto Bolle, ci saranno poi Gabry Ponte e Achille Lauro, altri nomi non possiamo ancora svelarli. Ma la forza della nostra cerimonia – dicevo – va al di là delle singole partecipazioni.
Ci sarà un riferimento alla lirica, vista la sede?
Sì. Coinvolgeremo il Teatro Filarmonico di Verona e l’orchestra e il coro della Fondazione Arena, ma anche altri luoghi della città come Piazza Bra. In Italia la bellezza si evolve da sempre, cambia, si contagia. Per questo abbiamo immaginato un palco dallo stile fortemente contemporaneo all’interno di un monumento di duemila anni: passeremo dall’opera lirica alle melodie italiane, fino alla musica elettronica. Anche la danza avrà un ruolo centrale, con Roberto Bolle, con i ballerini della scuola del Balletto di Roma diretta da Eleonora Abbagnato e con Aterballetto, eccellenza della danza contemporanea e di ricerca.
Che differenza c’è tra apertura e chiusura?
L’apertura racconta la cultura del Paese ospitante. La chiusura è una grande festa. Gli atleti partecipano con uno spirito più leggero, hanno già gareggiato, sono rilassati.
Realizzate il 90% del fatturato nella live communication. Entriamo nel dettaglio?
Si tratta di eventi che si vivono fisicamente: cerimonie sportive, inaugurazioni, festival, grandi momenti collettivi. Il restante 10% è nell’audiovisivo.
Quanto pesa l’estero?
Circa l’80% dei ricavi. L’internazionalizzazione è uno dei nostri mantra.
Struttura societaria?
Siamo totalmente italiani, con sede a Milano e diramazioni a Roma, Londra, Dubai, Riyadh, Dammam e Doha. La holding Italian Entertainment Network detiene il 100% di Filmmaster ed è partecipata da diversi soci, tra cui la mia famiglia come azionista di maggioranza relativa e alcuni dei fondatori storici.
Fatturato?
L’ultimo bilancio si attesta a 106 milioni di euro.
Qual è la vostra idea di crescita?
Una crescita sostenibile. Non conta solo la quantità, ma la qualità dei progetti e il valore che riusciamo a generare.
Dimensioni dell’azienda?
Abbiamo 170 dipendenti, ma nei grandi progetti le professionalità coinvolte diventano centinaia, il caso della cerimonia di domenica, per esempio. I profili sono eterogenei perché creatività e strategia devono fondersi. E poi c’è la gestione: il dettaglio è la differenza tra good e great. Noi puntiamo al great.
Dopo le Olimpiadi, cosa vi attende?
Fra gli altri, la cerimonia della Coppa Libertadores a Montevideo, progetti culturali con la Royal Commission di Riyadh, il varo di una nave cargo Msc a Dammam.
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