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16 febbraio 2026

Decreto energia, il nuovo intervento del governo agita Piazza Affari

Timori per l’impatto sui margini di Enel e A2A: sul tavolo revisione del Pun, costi CO₂ e rinnovo delle concessioni idroelettriche
Decreto energia, il nuovo intervento del governo agita Piazza Affari

Low voltage box. Uninterrupted power. Electrical power with magnet relay switch.

Eleonora Fraschini
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Eleonora Fraschini

Le indiscrezioni sul nuovo decreto energia al vaglio del governo pesano sul comparto utility e riaccendono il tema del rischio regolatorio per le società quotate. Mentre il Ftse Mib si muove in territorio positivo, i titoli energetici vanno in controtendenza: in Borsa arretrano Enel (-1,9%) e A2A (-1,5%), tra i peggiori del listino.

Il provvedimento, che punta a mitigare il costo dell’elettricità per imprese e famiglie, potrebbe infatti intervenire sul meccanismo di formazione del prezzo all’ingrosso, con effetti potenziali sui margini dei produttori. Gli analisti iniziano a quantificare gli impatti di un possibile calo del Pun, in un contesto in cui il settore si trova stretto tra esigenze di politica industriale, transizione energetica e sostenibilità economica.

I fatti chiave

  • Il nuovo decreto energia, atteso in Consiglio dei ministri, punta a ridurre il costo dell’elettricità per imprese e famiglie intervenendo sul meccanismo di formazione del prezzo e sul peso dei costi della CO₂.
  • In Borsa i titoli del comparto utility vanno in controtendenza rispetto al listino: Enel cede circa l’1,9% e A2A l’1,5%, penalizzate dai timori su ricavi e marginalità.
  • Secondo Banca Akros, una riduzione del Pun potrebbe colpire in particolare i produttori da fonti idroelettriche, eoliche e solari; simulati due scenari di taglio dei prezzi: -10 e -27 euro/MWh.
  • Sul tavolo anche il rinnovo delle concessioni idroelettriche, con la proposta della “quarta via” che prevede la cessione del 15% della produzione a prezzo calmierato alle imprese energivore nelle regioni interessate.
  • Per Enel resta aperto anche il dossier Brasile: un’eventuale revoca anticipata della concessione di distribuzione a San Paolo potrebbe aprire un contenzioso.

Il nodo del prezzo

Il cuore del decreto riguarda il funzionamento del mercato elettrico e, in particolare, il meccanismo di formazione del prezzo all’ingrosso. Tra i passaggi più discussi della bozza c’è l’eliminazione o revisione del peso dei costi della CO₂ nella determinazione del prezzo finale dell’energia.

Secondo gli analisti, un intervento sui costi del gas e delle emissioni potrebbe tradursi in una riduzione del Pun (prezzo unico nazionale). In linea teorica, questo favorirebbe imprese energivore e consumatori domestici, ma ridurrebbe i ricavi dei produttori di energia, in particolare di quelli attivi nelle rinnovabili.

Le società con esposizione alla generazione idroelettrica, eolica e solare rischiano infatti di subire un impatto diretto sui margini in caso di calo strutturale dei prezzi all’ingrosso.

Banca Akros sottolinea inoltre che interventi di questo tipo sono complessi da implementare e dovrebbero essere discussi anche a livello europeo, eventualmente nell’ambito di una revisione più ampia del sistema Ets e dei costi della CO₂ per tutti i settori industriali.

Le concessioni idroelettriche

Si è riacceso anche il dossier sulle concessioni idroelettriche. Venerdì scorso si è tenuto un incontro tra A2A, Edison, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e i vertici di Federacciai e Confindustria Lombardia per individuare una soluzione condivisa.

Al centro del confronto la cosiddetta “quarta via”, una proposta normativa che prevede la cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato a favore delle imprese energivore nelle regioni nelle quali sono presenti gli impianti.

L’ipotesi punta a sostenere la competitività industriale territoriale, ma introduce un elemento di pressione sui ricavi delle utility coinvolte, soprattutto in uno scenario di prezzi già in potenziale riduzione. Anche questo aspetto contribuisce alla cautela del mercato sul settore.

Le simulazioni e il dossier Brasile

Per misurare l’impatto di un possibile intervento sul mercato elettrico, Banca Akros ha elaborato due simulazioni: una riduzione del prezzo dell’energia di 10 euro/MWh e una più ampia di 27 euro/MWh. Entrambi gli scenari riflettono un orientamento politico, italiano ed europeo, volto a contenere il costo dell’elettricità. In questo contesto, le società più esposte alla generazione potrebbero vedere comprimersi ricavi e marginalità, anche se al momento altri titoli citati nel report, tra cui Erg e Iren, non mostrano contraccolpi significativi in Borsa.

Per quanto riguarda Enel, Banca Akros mantiene un giudizio Buy, ma segnala anche un ulteriore elemento di incertezza legato al Brasile. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, in Brasile si profila il rischio di una revoca della concessione di distribuzione di Enel a San Paolo.

Si tratta di un dossier rilevante: Enel Distribuzione São Paulo rappresenta circa il 50% dei clienti della distribuzione del gruppo in Brasile e nel 2024 ha contribuito con un ebitda ordinario di 1,3 miliardi di euro.

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