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24 febbraio 2026

Hotel 3 stelle a rischio estinzione: il lusso cresce, i piccoli familiari affrontano la crisi

Il rischio di molti 3 stelle a conduzione familiare è quello di scomparire, lasciando un vuoto tra le strutture che offrono ricettività più economica e quella premium
Hotel 3 stelle a rischio estinzione: il lusso cresce, i piccoli familiari affrontano la crisi

Antonio Leggieri
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Antonio Leggieri

I memorabilia conservati nel Royal Victoria Hotel di Pisa ricordano che in questo storico 3 stelle gestito dal 1837 dalla famiglia Piegaja hanno soggiornato Charles Dickens, Umberto Eco, Virginia Woolf, Guglielmo Marconi e Gabriele D’Annunzio, a ognuno dei quali è stata dedicata una stanza. Più a ovest della penisola, nel cuore dello storico quartiere Marina di Cagliari, il 3 stelle Hotel Italia è da quasi cento anni nelle mani della famiglia Mundula, che tramanda di padre in figlio questa struttura da 62 camere. Tornando nel continente, il 3 stelle napoletano Pinto Storey – “casa signorile” ospitata al quarto piano di un palazzo liberty nel quartiere Chiaia – da un secolo e mezzo accoglie i turisti in stanze calde e vissute come quelle di una casa.

Hotel 3 stelle a rischio scomparsa

Nel corso dei decenni i 3 stelle italiani, il simbolo dell’ospitalità del paese, hanno visto crescere e cambiare le città attorno a sé, mantenendo sempre la propria identità. Oggi però il mercato corre veloce: vi è una richiesta costante di strutture moderne ed efficienti in grado non solo di accogliere gli ospiti ma anche di regalare loro esperienze legate al cibo, all’arte e all’intrattenimento. Ecco perché – con il turismo alto-spendente in forte crescita in Italia e gli investitori internazionali interessati a puntare solo sulla fascia alta dell’hôtellerie del Belpaese – il rischio per molti 3 stelle a conduzione familiare è quello di scomparire, lasciando un vuoto tra le strutture che offrono ricettività più economica e quella premium.

A paventare questa prospettiva è un report diffuso di recente dal Research & Data Intelligence di Patrigest, la società di consulenza del gruppo Gabetti. A una prima lettura, lo studio mostra un quadro estremamente positivo: nel primo semestre del 2025 sono stati investiti nel settore dell’accoglienza 1,25 miliardi di euro, una performance che non si vedeva dal pre-pandemia; le previsioni per il 2027 delineano uno scenario ancora più favorevole, con investimenti attesi in crescita del 25 percento rispetto al 2024.

Il lusso che avanza

La fiducia degli investitori, tra cui banche e fondi, è trainata dagli arrivi internazionali. I dati ufficiali diffusi dal MiTur dicono che l’anno scorso l’Italia ha accolto oltre 100 milioni di turisti stranieri, provenienti perlopiù da paesi come America, Germania, Francia e Inghilterra. “Oltre la metà di queste persone sceglie hotel a 4 o 5 stelle, mentre solo il 6 percento opta per strutture economiche” spiega Luca Dondi Dall’Orologio, amministratore delegato di Patrigest. “Questo spiega come mai l’interesse primario di chi investe oggi in Italia sia concentrato sulle strutture di fascia alta: nel primo semestre del 2025 i 5 stelle hanno rappresentato oltre la metà degli investimenti in hospitality, seguiti dai 4 stelle con il 38 percento”.

Entro il 2028 sono previste oltre 360 nuove aperture alberghiere in Italia, di cui l’87 percento interesserà la fascia 4 e 5 stelle. Questi ultimi, in particolare, sono in cima alle preferenze degli stakeholder internazionali. La lista di pentastellati di recente o prossima apertura include il Collegio alla Querce di Firenze – la prima struttura Auberge Collection in Italia – il pugliese Vista Ostuni, il Nobu Hotel Roma, il Falkensteiner Resort Lake Garda e il The Lake Como Edition. La città italiana con l’incremento atteso più alto di 5 stelle è Venezia: l’Associazione Veneziana Albergatori stima che in Laguna saranno operativi 50 hotel top di gamma entro il 2027. Nuovi permessi per la costruzione di strutture di lusso sono già stati rilasciati sul lago Maggiore, in Sardegna, sulle Dolomiti e a ridosso della Riviera delle Palme.

Nonostante i forti investimenti nel segmento luxury, la colonna vertebrale dell’accoglienza in Italia è ancora rappresentata dalle 15mila strutture a 3 stelle diffuse da Nord a Sud. Per queste realtà l’evoluzione attuale del mercato lascia intravedere pesanti nubi all’orizzonte. Nel giro di un biennio saranno aperti 127 5 stelle, 187 4 stelle e 44 nuovi 3 stelle. Per questi ultimi, dicono gli analisti, banche e fondi sono disposti a mettere sul piatto solo il due percento o poco più della torta di investimenti complessivi del settore.

Senza il supporto dei grandi capitali, il rischio per i 3 stelle italiani che non disporranno nei prossimi anni dei denari necessari per sostenere ristrutturazioni, innovazione tecnologica e adeguamento agli standard del turismo contemporaneo è quello di ritrovarsi di fronte a uno scenario aut-aut: resistere all’interno di una fascia media sempre più affollata dalle strutture extralberghiere veicolate da Airbnb oppure chiudere i battenti.

I capitali stranieri

La globalizzazione non risparmia neanche i 4 stelle a conduzione familiare. Di recente, il Cala Ponte di Polignano, fallito sotto la gestione del gruppo Fusillo è stato riposizionato come 5 stelle della collezione Tribute Portfolio hotel by Marriott. Un altro esempio è il Bellevue di Cortina, passato dalle mani di alcuni storici imprenditori locali a quelle del fondo Five Lakes, che lo ha trasformato in un hotel di lusso di prossima apertura. “La maggior parte degli alberghi italiani sono ancora di proprietà privata, in genere di famiglia”, spiega Lorenzo Vianello, Strategic Advisor Real Estate UniCredit, “ma questa situazione è destinata a cambiare: il futuro dell’ospitalità è delle catene alberghiere per un motivo semplice: funzionano meglio. Non è un caso che Castiglion del Bosco (storico resort toscano già di proprietà della famiglia Ferragamo, ndr) abbia triplicato il fatturato in 12 mesi dopo essere passato nelle mani del gruppo Rosewood”.

Le imprese familiari italiane nate nel dopoguerra sono oggi guidate da capi-azienda anziani che si trovano ad affrontare il passaggio generazionale verso i figli, passaggio che avviene in una fase caratterizzata da grandi innovazioni tecnologiche e richiede capitali per restare competitivi sul mercato. Questi capitali potrebbero essere reperiti anche attraverso la quotazione in Borsa, ma sta crescendo il numero di aziende italiane che preferisce il ricorso ai capitali stranieri. Nel solo 2024, secondo il Dataroom di Milena Gabanelli, le operazioni di fusione e acquisizione di realtà italiane da parte di fondi o imprese estere sono state 429, per un valore record di 36,2 miliardi.

Dopo l’automotive e la moda, la telefonia e l’aviazione, anche il made in Italy legato all’accoglienza sembra dunque destinato a finire un po’ alla volta nelle mani degli investitori internazionali. Se gli hotel a 3 stelle non saranno in grado di fronteggiare le richieste del mercato, nei prossimi anni potrebbe aprirsi una frattura tra le strutture di fascia bassa e quelle di fascia alta: qualcosa che ricorda molto da vicino quella che da più parti viene descritta come la scomparsa, o quantomeno l’indebolimento, della classe media italiana.

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