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9 aprile 2026

Vivere meglio, non per sempre: la longevità secondo l'ex medico degli astronauti

Il medico dell'Esa: "Gli strumenti più potenti sono ancora capacità aerobica, forza, metabolismo, sonno, gestione dello stress"
Vivere meglio, non per sempre: la longevità secondo l'ex medico degli astronauti

Enzo Argante
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Enzo Argante

Dal 2000 al 2007 ha lavorato come medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il suo compito era mantenere gli astronauti sani e performanti duranti le missioni spaziali e individuare le strategie più efficaci per rallentare il processo di invecchiamento soprattutto a carico di muscoli e ossa.

Attraverso un programma personalizzato di contromisure fatte di nutrizione appropriata, allenamento fisico, gestione dello stress e dei recuperi. Poi, al rientro adalle missioni spaziali, definire uno specifico piano di riabilitazione. In quegli anni lavorato a stretto contatto con la Nasa, con l’agenzia russa e altri centri di ricerca internazionali. Grazie a questa esperienza Filippo Ongaro ha sviluppato un approccio scientifico ma pratico e concreto al tema della longevità sana.

Gli astronauti raccontano spesso che, guardando la Terra dallo spazio, succede qualcosa di profondo. Cosa?

Succede che cambia la prospettiva. Quando guardi la Terra dallo spazio, spariscono i confini, le divisioni, le categorie con cui organizziamo la realtà. Rimane un pianeta unico, fragile, sospeso nel vuoto. E soprattutto emerge una consapevolezza molto semplice: siamo tutti parte dello stesso sistema. Questo genera un cambio interno. Meno ego, più responsabilità. Meno separazione, più connessione. È quello che viene chiamato overview effect. E non è solo un’esperienza emotiva: è un reset cognitivo.

Qual è il collegamento fra questa visione e la narrazione Longevity che sta conquistando anche il mondo delle imprese?

La longevità, se interpretata correttamente, è esattamente questo: un cambio di prospettiva. Passiamo da una visione breve, orientata al risultato immediato, a una visione lunga, strategica della nostra vita. E non si tratta più solo di vivere di più, ma di vivere meglio nel tempo. Nel mondo delle imprese significa smettere di ottimizzare il trimestre e iniziare a progettare sostenibilità delle persone in primis, energia, capacità di adattamento.La vera longevità non è tanto aggiungere anni alla vita quanto vivere al meglio gli anni che abbiamo.

Gli strumenti più potenti in questo campo? In testa le terapie geniche?

Le terapie geniche sono affascinanti, ma oggi rappresentano più una frontiera che una soluzione diffusa. Gli strumenti più potenti sono ancora quelli più “noiosi”: capacità aerobica, forza, metabolismo, sonno, gestione dello stress. Questi sono i veri driver del cosiddetto healthspan, ossia della aspettativa di vita sana. La tecnologia può amplificare, ma non sostituire le basi. Il rischio oggi è saltare direttamente alla soluzione avanzata senza aver costruito il sistema.

Anche l’intelligenza artificiale ha un ruolo?

L’AI è un acceleratore straordinario in quanto può integrare dati complessi, personalizzare interventi, anticipare rischi. Ma il punto chiave è un altro: l’AI migliora la decisione, non la sostituisce. Se manca una visione, un criterio, un orientamento umano, l’AI amplifica anche gli errori.La sfida non è avere più dati. È avere più chiarezza su cosa fare con quei dati.

La longevità può trasformarsi in immortalità, anche attraverso il modello digital twin?

L’immortalità è una narrazione affascinante, ma oggi è più fantascienza che scienza. Il digital twin è interessante perché permette di simulare, prevedere, ottimizzare. Ma resta un modello, non la realtà. E ripeto, la vera questione non è vivere per sempre. È vivere bene il tempo che abbiamo.E c’è un rischio: concentrarsi sull’immortalità può farci perdere il valore della finitezza. È proprio il limite che dà significato alle scelte.

Ha scritto tredici libri su questi temi. Qual è la narrazione comune?

La narrazione comune è una sola: la qualità della vita dipende dalla qualità delle scelte, e la qualità delle scelte dipende dalla qualità dello stato interiore ed emotivo. Che si parli di salute, performance o leadership, il punto è sempre lo stesso: Non esistono scorciatoie. Esiste un lavoro continuo su di sé che permette di esprimere meglio il proprio potenziale.

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