
Luca Parmitano
Viviamo in un nuovo rinascimento tecnologico, un’epoca in cui droni, intelligenza artificiale e innovazioni spaziali cambiano rapidamente la nostra quotidianità aprendo enormi opportunità imprenditoriali e sfide inedite. In questo contesto di frontiere in continua evoluzione, il podcast Forbes Italia Final Frontier esplora l’argomento con chi queste frontiere le costruisce attivamente.
Ospite della prima puntata è Luca Parmitano, colonnello dell’Aeronautica Militare e astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), protagonista di due missioni spaziali nel 2013 e nel 2019, ricoprendo in quest’ultima il prestigioso ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale.
Lo spazio riveste un’importanza fondamentale che si articola su molteplici livelli. Per gli addetti ai lavori, si fonda sui tre pilastri principali dell’Agenzia Spaziale Europea, ovvero la scienza, la tecnologia e l’esplorazione, a cui Parmitano aggiunge un quarto pilastro cruciale rappresentato dall’ispirazione. Esiste poi un aspetto socio-economico e geopolitico sempre più rilevante, poiché negli ultimi decenni lo spazio ha smesso di essere un dominio puramente scientifico per orientarsi verso la creazione di lavoro e il ritorno economico. Si è sviluppata una vasta filiera di aziende private che hanno creato un vero e proprio nuovo mercato. Questo scenario connette l’esplorazione delle agenzie spaziali con l’utilizzo futuro delle risorse presenti sulla Luna o sugli asteroidi, garantendo un ritorno economico sulla Terra per chi ha scelto di investire nello spazio.
Il cambiamento di maggiore impatto nel settore spaziale è stato l’ingresso prepotente degli attori privati, come SpaceX, Blue Origin e Axiom, i quali hanno messo a disposizione capitali, inventiva e capacità imprenditoriale. Questo nuovo assetto permette alle agenzie governative di concentrare i propri sforzi su nuovi obiettivi, delegando ai privati la gestione delle operazioni più comuni, come i voli verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il paradigma è radicalmente mutato, poiché in passato entità come NASA ed ESA si occupavano interamente della gestione operativa delle missioni e dei lanciatori costruiti da consorzi privati, seguendone ogni fase fino al rientro. Oggi, invece, aziende come SpaceX operano con propri centri di controllo e gestiscono autonomamente la missione dalla partenza all’arrivo. Le agenzie spaziali intervengono unicamente come utenti per la gestione dell’equipaggio e del veicolo una volta attraccato alla stazione. Lo spazio, tra l’altro, viene ormai riconosciuto come un dominio a tutti gli effetti, al pari di terra, cielo, mare e cyber.
Più che di preoccupazione, si tratta di acquisire consapevolezza e intraprendere le azioni necessarie per mantenere un ruolo globale in questo nuovo dominio strategico. L’Europa vanta primati mondiali nell’osservazione terrestre a scopo scientifico e nella navigazione civile grazie a costellazioni avanzate come Galileo, nato con scopi pacifici e di alta qualità per tutti, a differenza del GPS americano che nasce per scopo bellico. Tuttavia, esiste un divario tecnologico e culturale rispetto agli Stati Uniti, specialmente nel settore delle telecomunicazioni satellitari ad altissima velocità e criptate, dove sistemi come Starlink godono di un netto vantaggio temporale. Questo gap deriva da approcci storici differenti, con l’Europa tradizionalmente orientata alla pace e alla cooperazione avendo ceduto sovranità per un bene più grande, e gli Stati Uniti maggiormente propensi a considerare lo spazio come una proiezione “hard” di potere tecnologico e strategico. Per colmare questa distanza e acquisire indipendenza, l’Unione Europea ha incaricato l’ESA di sviluppare un sistema di sicurezza spaziale. Il progetto in via di sviluppo si chiama “Iris Square” e rappresenta un’impresa geopolitica ed economica complessa, poiché richiede un coordinamento raffinato tra i ventisette Paesi dell’Unione Europea e i ventitré dell’ESA, gestendo bilateralmente l’accesso a Paesi come Regno Unito, Svizzera e Norvegia che non appartengono a entrambi i gruppi.
La geopolitica non deve mutare l’approccio quotidiano degli operatori spaziali. Gli astronauti devono mantenere il loro ruolo di ambasciatori distaccati, guidati esclusivamente dai principi di scienza, tecnologia, esplorazione e cooperazione. Lavorano per l’intera umanità seguendo il motto della Stazione Spaziale Internazionale, “off the earth, for the earth”, creando un sogno comune e universale che si eleva al di sopra dei conflitti e dei confini terrestri, pur essendone consapevoli.
L’esperienza come primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale, guidata dagli insegnamenti ricevuti nell’Aeronautica Militare e nell’ESA, ha radicato in Parmitano il concetto di leadership intesa come servizio. Concepire il comando come una forma di dedizione verso il gruppo dissolve ogni dubbio sul proprio ruolo, ponendo il leader un passo indietro rispetto al team per permettere a ciascun membro di esprimere il massimo delle proprie capacità. Mettere a disposizione un ambiente comunicativo e supportivo garantisce risultati etici e allineati ai valori fondanti del progetto, una lezione vissuta intensamente negli spazi ristretti e vincolati dell’ISS, una casa che a Parmitano manca ogni singolo giorno.
I rischi esistono ma vanno bilanciati con i vantaggi calcolati. Il programma della Stazione Spaziale Internazionale, originariamente previsto per durare quindici anni, è stato prolungato fino a superare i venticinque anni di operatività continua, complice anche il rallentamento della costruzione dovuto al tragico incidente dello Space Shuttle Columbia nel 2002. Ora il limite fisico è dettato dalla scadenza delle garanzie di sicurezza dei moduli più vecchi della struttura, seguendo il concetto dell’anello debole che determina la resistenza di tutta la catena entro l’orizzonte del 2030. Lasciare in futuro l’orbita bassa terrestre agli investimenti dei privati comporterà dei ritorni per le aziende e l’impiego di astronauti privati per compiti di nicchia. Questo passaggio libererà risorse preziose per agenzie come NASA, ESA, CNES, DLR e ASI, che potranno così spingere lo sguardo dell’esplorazione umana e robotica verso traguardi più lontani, come la Luna e Marte.
L’addestramento, di cui Parmitano è stato mentore per la nuova classe di astronauti specificatamente per le attività extraveicolari e robotiche, inizia con un corso di base (“Basic Training”) che allinea professionisti provenienti da background molto diversi, tra cui scienza, medicina, ingegneria e volo operativo. Attualmente esistono due percorsi distinti di carriera. Gli astronauti di carriera affrontano un lungo percorso tecnico per gestire integralmente la Stazione Spaziale Internazionale, la logistica e la scienza durante missioni di lunga durata della durata di sei o otto mesi. Parallelamente, è stata introdotta una nuova generazione di astronauti di “riserva”, tra cui spiccano i giovani italiani Antea Comellini e Andrea Patassa, i quali mantengono le loro professioni terrestri ed effettuano addestramenti mirati unicamente per missioni di breve durata. Questo permette loro di concentrare il cento per cento del tempo e dell’addestramento sull’esecuzione specifica di esperimenti scientifici o payload particolari, delegando la gestione della stazione all’equipaggio di carriera.
La Luna rappresenta per Parmitano un’ambizione costante, un pensiero continuo e un progetto di vita verso il quale sente di poter ancora restituire molto grazie alla vasta esperienza accumulata in sei passeggiate spaziali, attività robotica e comandi a bordo dell’ISS. A differenza dell’ISS, che possiede sistemi stabili che si evolvono in modo lineare, il programma Artemis richiederà un addestramento estremamente specifico per ogni singola fase, ricordando le prime missioni del programma Apollo. Ad esempio, l’equipaggio di Artemis 2 si sta addestrando esclusivamente per testare la capsula Orion e il modulo di servizio europeo durante un volo che durerà tra le due e le tre settimane. Le missioni successive, come la Artemis X destinata alla costruzione della stazione orbitante lunare Gateway sostenuta da accordi multilaterali con USA, ESA, GAXA, Emirati Arabi Uniti e Canada, necessiteranno di competenze di assemblaggio che non verranno mai più ripetute da altri equipaggi in futuro. Attualmente, Parmitano sta contribuendo allo sviluppo dell’Habitat Internazionale (iHab), uno dei moduli europei del Gateway, che avrà un volume pari a circa un terzo rispetto all’ISS. Il suo lavoro si concentra sui test “Human in the loop”, per valutare come l’essere umano reagisce ai sistemi interni disegnati sulla carta, e sullo studio del posizionamento delle interfacce esterne indispensabili per le future attività extraveicolari.
Il libro “Camminare tra le stelle”, edito da Feltrinelli, nasce per offrire ai giovani un’alternativa tangibile al costante bombardamento mediatico e digitale. Lo scopo è invitare i lettori a prendere un oggetto vero tra le mani e soffermarsi sulle parole, nutrendo la curiosità e la propensione all’esplorazione attraverso il racconto divertente delle passioni infantili degli autori, tra cui fumetti, giocattoli, cartoni animati e avventure di volo. L’obiettivo profondo non è formare necessariamente futuri dipendenti spaziali, ma trasmettere il messaggio che chiunque può diventare l’astronauta del proprio mondo personale. Basta dedicare il cento per cento delle proprie capacità nel luogo e nel tempo a disposizione, affrontando il viaggio senza paura a partire dal primo decisivo passo.
Ispirandosi all’intimità col volo descritta in un libro di Richard Bach, basato sul dialogo circolare e incoraggiante tra sé giovani e sé adulti, Parmitano rassicurerebbe il piccolo Luca di Catania riguardo alle sfide del futuro. Gli direbbe in modo sincero che incontrerà momenti di profondo sconforto, di immensa fatica e istanti in cui si domanderà se tutti i sacrifici abbiano avuto un senso. La risposta definitiva che gli consegnerebbe dal futuro è un “sì” convinto, invitandolo a insistere, a credere nelle opportunità e a non lasciarsi andare al dolore dei fallimenti, perché la strada intrapresa merita ogni sforzo e, guardandosi indietro, lui non cambierebbe assolutamente nulla del percorso vissuto.






