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25 maggio 2026

Ducati oltre il miliardo di ricavi: l'intervista al ceo Claudio Domenicali

Dai tre anni record oltre il miliardo di ricavi al lancio della Superleggera V4 Centenario: il ceo racconta la filosofia del marchio
Ducati oltre il miliardo di ricavi: l'intervista al ceo Claudio Domenicali

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Articolo tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Borgo Panigale, 27 marzo. Ducati presenta la Superleggera V4 Centenario: 500 esemplari numerati, 228 cavalli omologati per la strada (247 in configurazione pista) e 173 chilogrammi di peso a secco. Così, nell’anno del centenario della casa bolognese, è nata la moto stradale più estrema mai sviluppata.

A margine del lancio abbiamo incontrato Claudio Domenicali, ceo di Ducati Motor Holding. Che ha parlato di risultati che vanno al di là dei numeri, pur impressionanti – come i tre anni consecutivi di fatturato sopra il miliardo o i quattro titoli mondiali MotoGP di fila -, e sono il risultato di una filosofia precisa.

Domenicali, tre anni di fila sopra il miliardo: qual è la formula vincente?

Sono risultati di cui siamo molto orgogliosi, milestone nella storia dell’azienda. La formula vincente, però, la teniamo in cassaforte. Posso dire che si fonda su alcuni elementi essenziali: una grandissima attenzione ai valori fondamentali, alla bellezza, alla qualità del prodotto e a una gamma moderna ed evoluta. Questi sono i pilastri.

È impossibile parlare di Ducati senza parlare di corse. Con l’arrivo di Liberty Media, la MotoGP diventerà MotoGP Sports Entertainment. Che cosa possiamo aspettarci?

Credo che Liberty Media abbia fatto molto bene in Formula 1: c’è stata una crescita importante, una grande attenzione verso il mondo delle quattro ruote, che ha avuto effetti positivi anche per noi. Esiste quindi una possibilità concreta di crescita analoga nel motociclismo. La MotoGP è uno sport straordinariamente attraente, emozionante. Credo che la combinazione tra questa passione viscerale e la capacità commerciale di Liberty possa generare un interesse molto più ampio, con un ritorno positivo per tutte le aziende del comparto.

Con 21 titoli costruttori e 16 titoli piloti in 38 stagioni, siete il costruttore di maggior successo nella Superbike. Quanto influisce il successo in pista su quello commerciale?

Aver vinto costantemente in Superbike e aver conquistato gli ultimi quattro titoli mondiali MotoGP posiziona oggi Ducati come la marca di maggior successo nelle competizioni degli ultimi cinque anni. Questo ha un riscontro molto positivo sulla percezione del marchio. Chi compra una Ducati compra anche un patrimonio sportivo (la Superleggera V4 Centenario nasce sulla settima generazione della Superbike Ducati, ndr).

Quanto è importante il travaso di tecnologie dal racing al prodotto di serie?

Per un’azienda come Ducati, con un prodotto così sportivo, il legame tra tecnologia da gara e prodotto di serie è fortissimo. Moltissime soluzioni che abbiamo sviluppato in pista sono oggi sulle moto di produzione. Sul Panigale questo è evidentissimo, data la vicinanza tra la moto di serie e quella da competizione. Non per tutti i costruttori questa relazione è così diretta. Per noi è forse più vera che altrove.

Lei è entrato in Ducati nel 1991. Qual è stato il momento più intenso di questi anni?

La vittoria del Mondiale MotoGP nel 2007. È stata una sfida durissima. Quando abbiamo deciso di fare il grande salto e correre in MotoGP, era un dominio assoluto dei costruttori giapponesi. Ci guardavano con una certa sufficienza. Aver fatto molto bene da subito e aver vinto il Mondiale a soli quattro anni dall’inizio è stato un risultato straordinario. Quello che ci siamo guadagnati in quegli anni non ha prezzo.

Dal suo ingresso in Ducati a oggi la società ha attraversato trasformazioni profonde. Come si tiene la curva?

Non ci si riesce sempre. Anche l’azienda ha attraversato alti e bassi: momenti in cui la gamma è stata sviluppata correttamente, momenti in cui sono stati fatti errori. Credo che la cosa più importante sia riconoscere che questo è normale. Quello che siamo riusciti a fare abbastanza bene è avere valori fondanti a cui non si deroga mai: la bellezza, la ricerca della soluzione più elaborata anziché della più semplice, la performance come identità irrinunciabile. Questi non sono mai cambiati.

Che cos’è per lei il successo?

È una domanda complessa. Dopo aver vissuto molti momenti di grande euforia e di grande difficoltà, credo che il successo sia uno stato in cui una persona si sente allineata con i propri valori fondamentali. Quei valori sono diversi per ognuno di noi, e l’allineamento con essi è qualcosa di più resistente rispetto al momento che si attraversa. Il successo economico va e viene. Il successo aziendale dipende da mille fattori: si passa molto rapidamente dalla gloria al momento difficile. Cambia l’azionista, cambia la chimica, ed è anche giusto così. Nel tempo ho affinato questa definizione: ho i miei valori fondamentali come persona e cerco di sentirmi il più possibile allineato a essi. Quando mi sento allineato, sento di aver raggiunto un grande successo.