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30 luglio 2026

I podcaster più pagati del 2026: i contratti milionari che stanno cambiando il settore

Dallo streaming ai diritti Ip, i grandi accordi con Spotify e Netflix ridefiniscono il business globale dei podcast
I podcaster più pagati del 2026: i contratti milionari che stanno cambiando il settore

Joe Rogan (Photo by Al Drago/Getty Images)

Matt Craig
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Matt Craig

Con l’ingresso delle piattaforme di streaming nel mercato dei podcast, i confini tra podcaster, conduttori televisivi e creator digitali non sono mai stati così sfumati. E i compensi non sono mai stati così elevati.

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Quando Jay Shetty lanciò il podcast On Purpose nel 2019, ricorda che molti gli dicevano di essere arrivato troppo tardi. Il settore, sostenevano, era già saturo e offriva poche possibilità di crescita. Inoltre, non era forse semplicemente un content creator?

Sette anni dopo, il guru della crescita personale, oggi trentottenne, conduce uno dei podcast più popolari al mondo. Compete non solo con i principali programmi televisivi, radiofonici e digitali, ma contribuisce anche ad abbattere le barriere tra questi formati. Le sue lunghe interviste a celebrità come Michelle Obama e Matt Damon vengono guardate su YouTube tanto quanto vengono ascoltate attraverso la rete iHeartMedia. Secondo le stime di Forbes, questi accordi di distribuzione gli hanno fruttato 21 milioni di dollari negli ultimi dodici mesi.

Alla scadenza dei contratti, Shetty ha firmato un nuovo accordo di natura diversa: audio e video del suo programma saranno distribuiti da Spotify e, contemporaneamente, trasmessi anche su Netflix. Le due piattaforme pagheranno complessivamente circa 100 milioni di dollari nei prossimi tre anni. “Quando ho iniziato, il video non era una componente normale di un podcast”, racconta Shetty a Forbes. “Ora i quattro principali servizi di streaming si sono contesi il programma. Vedere un interesse e un entusiasmo di questo livello è stato incredibile, sia per me sia per l’intero settore”.

Il valore della proprietà intellettuale

L’aspetto più rilevante di accordi come quello di Shetty è che, a differenza di quanto accade nel cinema o nella televisione, i podcaster mantengono la proprietà della loro proprietà intellettuale (Ip). Le piattaforme e i network pagano milioni di dollari semplicemente per ottenerne la licenza di distribuzione e la gestione della raccolta pubblicitaria per un periodo di tempo determinato.

Proprio questa caratteristica ha spinto, per anni, colossi dello streaming come Netflix, Hulu e Tubi a restare ai margini del settore, lasciando a YouTube il tempo di diventare la più grande piattaforma mondiale per i podcast. Dal 2025, però, con l’obiettivo di sottrarre tempo di fruizione a YouTube, questi operatori hanno fatto il loro ingresso con investimenti di grande portata.

Secondo diversi protagonisti del mercato, dopo che le iniziali offerte di Netflix, comprese tra uno e due milioni di dollari per i podcast più seguiti, furono respinte, la piattaforma ha adottato la stessa strategia già utilizzata in passato per conquistare quote di mercato nella televisione tradizionale: offrire compensi superiori alla concorrenza per convincere i talenti a lasciare le piattaforme consolidate.

Le offerte, superiori ai 10 milioni di dollari l’anno con contratti iniziali di uno o due anni, hanno convinto numerosi programmi di punta di Spotify, iHeart e Barstool Sports a trasferirsi su Netflix. La rete britannica Goalhanger, ad esempio, avrebbe ottenuto 19 milioni di dollari per la trasmissione su Netflix di appena 40 episodi del podcast quotidiano The Rest Is Football durante i Mondiali di calcio.

“Consideriamo i video podcast come la versione moderna dei talk show”, ha dichiarato il co-amministratore delegato di Netflix Ted Sarandos durante la conference call sui risultati trimestrali. “La differenza è che, invece di un unico programma che definisce il marchio, ce ne sono centinaia”.

Un modello più redditizio della televisione

Il successo dei podcast deriva però anche dalle loro differenze rispetto alla televisione tradizionale. Costano molto meno da produrre, possono essere pubblicati durante tutto l’anno e ricavano gran parte dei loro introiti dagli annunci pubblicitari letti direttamente dai conduttori e inseriti nelle versioni audio e video.

Per i programmi più seguiti, i marchi sono disposti a pagare cifre molto elevate per ottenere la raccomandazione personale di un conduttore ritenuto affidabile oppure per raggiungere un pubblico con caratteristiche demografiche molto specifiche.

Joe Rogan resta il numero uno

Joe Rogan continua a essere il podcaster più pagato del mondo grazie a una combinazione di enorme fiducia da parte del pubblico e una portata senza rivali. Pubblica circa 15 episodi al mese e, secondo un fornitore di dati, supera gli 80 milioni di download e visualizzazioni complessivi.

Nel 2024 Spotify gli ha riconosciuto un nuovo contratto triennale che potrebbe arrivare a valere fino a 250 milioni di dollari. Per la maggior parte dei podcaster, ottenere un accordo superiore ai 100 milioni di dollari con uno dei principali network — soprattutto Spotify, SiriusXm o iHeart — rappresenta ancora il traguardo più ambito.

Questi contratti prevedono generalmente un anticipo garantito, cui si aggiunge un meccanismo di condivisione dei ricavi per gli utili che superano il punto di pareggio. È però la competizione tra le piattaforme a spingere le garanzie economiche oltre i 30 milioni di dollari l’anno riservati a una ristretta élite.

A questi livelli, spiegano gli esperti del settore, è improbabile che la sola raccolta pubblicitaria consenta ai network di recuperare l’investimento. “In teoria”, osserva uno dei principali avvocati specializzati nella rappresentanza dei talenti, “se il cliente arriva davvero a generare tutti quei ricavi, significa che hai concluso un cattivo accordo”.

Perché le piattaforme continuano a investire

I network giustificano comunque questi investimenti puntando su benefici indiretti, come l’acquisizione di nuovi abbonati, l’attrazione di sponsor di alto profilo e l’utilizzo dei talent come ambasciatori del marchio. Un esempio è Wondery: Jason e Travis Kelce, conduttori del podcast New Heights, hanno partecipato a giugno a un panel organizzato dalla società madre Amazon durante il Cannes Lions Festival.

Nel frattempo, molti creator stanno sfruttando i grandi contratti e il controllo della propria proprietà intellettuale per costruire vere e proprie reti di podcast. È il caso di Unwell, fondato da Alex Cooper all’interno di SiriusXm, oppure del Black Effect Podcast Network creato da Charlamagne Tha God con iHeart. Queste reti consentono di aumentare i ricavi imponendo agli inserzionisti di acquistare spazi pubblicitari su più programmi contemporaneamente per ottenere visibilità anche sul podcast principale.

Finora, tuttavia, molte di queste iniziative hanno incontrato difficoltà nel lanciare nuovi successi. Inoltre, dovendo sostenere direttamente tutti i costi di produzione e gestione, alcune società hanno già affrontato licenziamenti, come Crooked, oppure un elevato turnover, come Unwell. Reti indipendenti, tra cui Flight Story di Steven Bartlett e The Joe Budden Network, hanno invece registrato una crescita più graduale ma anche più sostenibile.

Dai podcast alle società milionarie

Anche nelle condizioni migliori, queste aziende valgono soprattutto per il patrimonio che possono rappresentare nel lungo periodo. Bill Simmons ha venduto la sua rete di podcast, The Ringer, a Spotify nel 2020 per una cifra stimata di 200 milioni di dollari. Due anni più tardi Conan O’Brien ha fatto lo stesso con SiriusXM, incassando circa 150 milioni.

Ad aprile OpenAI ha acquisito il podcast tecnologico Tbpn per un valore stimato di 150 milioni di dollari tra contanti e azioni. Secondo Forbes, l’operazione avrebbe fruttato ai conduttori John Coogan e Jordi Hays quasi 70 milioni di dollari.

Jay Shetty guarda oltre il podcast

Shetty sta seguendo una strategia leggermente diversa attraverso la sua società di produzione, Perfect Strangers, investendo in un numero limitato di progetti di fascia alta.

Ha già diversi programmi televisivi, sia di fiction sia non fiction, in fase di sviluppo — guarda caso proprio con Netflix — ed è produttore di Friends Keep Secrets, un podcast in cui Benny Blanco, Dave Burd, conosciuto come Lil Dicky, e Kristin Batalucco intrattengono ospiti famosi mentre vengono ripresi da telecamere e microfoni nascosti disseminati nella loro abitazione.

Il programma è stato inserito dagli editor di Spotify tra i migliori nuovi podcast dell’anno. “Molti mi chiedono: ‘Se hai ottenuto tutto questo con il podcast, perché fai anche altro?'”, racconta Shetty. “Io rispondo: ‘Hai costruito tutto questo proprio per poter fare tutto ciò che desideravi’. Questo è il vero sogno di un imprenditore”.

I podcaster più pagati del 2026

1. Joe Rogan
The Joe Rogan Experience (Spotify): 82 milioni di dollari

2. John Coogan, Jordi Hays
Tbpn (OpenAI): 70 milioni di dollari

3. Steven Bartlett
The Diary of a Ceo (Independent): 45 milioni di dollari

4. Ashley Flowers
Crime Junkie (Red Seat Ventures/Tubi): 42 milioni di dollari

5. Will Arnett, Jason Bateman, Sean Hayes
SmartLess (SiriusXm): 37 milioni di dollari

6. Mel Robbins
The Mel Robbins Podcast (SiriusXm) : 35 milioni di dollari

7. Jason and Travis Kelce
New Heights (Amazon Wondery): 35 milioni di dollari

8. Alex Cooper
Call Her Daddy (SiriusXm): 32 milioni di dollari

9. Jon Favreau, Jon Lovett, Dan Pfeiffer, and Tommy Vietor
Pod Save America (Audioboom): 28 milioni di dollari

10. Charlamagne Tha God
The Breakfast Club (iHeart/Netflix): 27 milioni di dollari

11. Dax Shepard
Armchair Expert (Amazon Wondery): 25 milioni di dollari

12. Amy Poehler
Good Hang (Spotify): 24 milioni di dollari

13. Bill Simmons
The Bill Simmons Podcast (Spotify/Netflix): 22 milioni di dollari

14. Jay Shetty
On Purpose (Spotify/Netflix): 21 milioni di dollari

15. Joe Budden
The Joe Budden Podcast (Independent): 20 milioni di dollari

16. Tucker Carlson
The Tucker Carlson Show (Red Seat Ventures): 20 milioni di dollari

17. Scott Galloway
The Prof G Pod (Vox Media): 19 milioni di dollari

18. Andrew Huberman
The Huberman Lab Project (Independent): 18 milioni di dollari

19. Dan Katz, Eric Sollenberger
Pardon My Take (Barstool Sports/Netflix): 18 milioni di dollari

20. Hannah Berner, Paige DeSorbo
Giggly Squad (Acast): 18 milioni di dollari