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30 luglio 2026

Wi-Fi sottomarino e IA: come l’italiana WSense connette gli oceani

L’italiana WSense connette gli oceani: l’intervista alla ceo Chiara Petrioli su IA, dati e l’alleanza con Fincantieri
Wi-Fi sottomarino e IA: come l’italiana WSense connette gli oceani

Enzo Argante
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Enzo Argante

Per decenni il mondo sottomarino è rimasto una sorta di sconfinato continente digitale inesplorato. Sott’acqua non esisteva un’infrastruttura di comunicazione paragonabile a quella che sulla terra diamo per scontata: i dati venivano raccolti in modo frammentario e discontinuo, e raramente trasmessi in tempo reale. Usiamo il verbo al passato perché non è più così: è arrivata l’italiana WSense e niente è più come prima. La sua tecnologia proprietaria rende possibile creare reti wireless subacquee, dando vita all’Internet of underwater things. Un successo internazionale per Chiara Petrioli, ceo e co founder.

Cpsa significa mettere in comunicazione sensori, robot, veicoli autonomi e infrastrutture sommerse, trasformando il mare in un ambiente finalmente connesso?

Il nostro vero primato non è soltanto tecnologico: è aver aperto un nuovo mercato, perché quando i dati possono circolare in tempo reale diventano possibili applicazioni prima impensabili, dal monitoraggio ambientale alla sicurezza delle infrastrutture critiche, fino alle attività industriali offshore. 

E in effetti un sistema efficiente di wi-fi sottomarino apre ai mondi della robotica e dell’AI. Che cosa ci autorizza ad immaginare nel prossimo futuro?

L’intelligenza artificiale è efficace solo se dispone di dati continui, affidabili e aggiornati. Il nostro compito è rendere questi dati disponibili anche sott’acqua. Nei prossimi anni vedremo reti di robot autonomi che collaboreranno tra loro, sistemi di monitoraggio permanente dei fondali, infrastrutture capaci di segnalare autonomamente anomalie e piattaforme che utilizzeranno l’AI per prevedere eventi, ottimizzare interventi di manutenzione e proteggere ecosistemi e infrastrutture. In altre parole, passeremo da un approccio ispettivo, episodico e costoso a una gestione continua e intelligente del mare. È lo stesso salto evolutivo che Internet ha prodotto sulla terraferma: la connettività diventa il presupposto per l’automazione, l’AI e nuovi modelli di business. 

Può essere importante anche nello scenario energetico e del raffreddamento?

Assolutamente sì. Oggi una parte crescente delle infrastrutture strategiche è collocata sott’acqua: cavi per le telecomunicazioni, elettrodotti, gasdotti, impianti offshore, parchi eolici e, in prospettiva, nuove soluzioni legate anche al raffreddamento delle infrastrutture digitali, come ad esempio il dispiegamento sott’acqua e i data center sottomarini. Questi asset hanno bisogno di essere monitorati in modo continuo, sicuro ed efficiente. Le reti wireless subacquee consentono di raccogliere informazioni in tempo reale senza ricorrere a cablaggi complessi, aumentando resilienza, sicurezza e sostenibilità. La dimensione underwater è ormai parte integrante della sicurezza energetica e della competitività economica dei Paesi. Non è più soltanto un tema scientifico: è una nuova infrastruttura strategica. 

In poco più di dieci anni la startup WSense si è affermata a livello internazionale e adesso arriva il sistema Fincantieri. Cosa cambia?

È l’inizio di una nuova fase. Abbiamo dimostrato che dall’Italia può nascere una deep tech capace di diventare leader mondiale in un settore completamente nuovo. Oggi, con Fincantieri, possiamo accelerare ulteriormente. Continueremo a sviluppare la nostra tecnologia e la nostra capacità di innovazione, ma potremo farlo contando sulla forza industriale, commerciale e internazionale di un gruppo leader mondiale. Questo significa portare le nostre soluzioni su una scala molto più ampia e contribuire alla costruzione di un ecosistema italiano dell’underwater capace di competere a livello globale. Credo sia anche un segnale importante per il mondo dell’innovazione: quando ricerca, startup e grande industria lavorano insieme, si crea valore per il sistema Paese. 

Protagonisti internazionali. Quali sono gli obiettivi?

La Blue Economy rappresenta una delle grandi direttrici di sviluppo dei prossimi decenni, ma non può esistere un’economia del mare realmente sostenibile senza una profonda conoscenza degli ecosistemi marini. Non possiamo proteggere ciò che non siamo in grado di osservare, comprendere e misurare. La nostra tecnologia consente di raccogliere dati continui e in tempo reale sull’ambiente marino, offrendo un contributo concreto alla tutela della biodiversità, al monitoraggio degli ecosistemi e a una gestione più sostenibile delle risorse. Crediamo che innovazione e conservazione dell’ambiente non siano obiettivi in contrapposizione: al contrario, la tecnologia può diventare uno straordinario alleato della natura. L’ambizione è diventare lo standard di riferimento per la comunicazione e il monitoraggio subacqueo, abilitando una gestione data-driven di infrastrutture critiche, risorse naturali e attività economiche. C’è poi un obiettivo che mi sta particolarmente a cuore: dimostrare che l’Italia può essere protagonista nelle tecnologie di frontiera. Abbiamo competenze scientifiche straordinarie e una filiera industriale di eccellenza. Continuando a fare sistema, possiamo guidare la rivoluzione dell’Internet of underwater things e contribuire a definire il futuro della Blue Economy a livello internazionale. Se Internet ha connesso il mondo emerso, oggi stiamo costruendo l’infrastruttura che connetterà il 71% del pianeta: gli oceani.