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3 agosto 2026

Questa startup agritech ha raccolto 1,35 milioni di euro per controllare qualità e sicurezza dei cereali con l’IA

Aflabox sviluppa una piattaforma portatile che combina imaging UV, IA e dati geolocalizzati per migliorare la sicurezza delle filiere agricole tra Africa ed Europa
Questa startup agritech ha raccolto 1,35 milioni di euro per controllare qualità e sicurezza dei cereali con l’IA

Luca Alinovi e Fabrizio Cardillo, fondatori di Aflabox.

Forbes.it
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Aflabox, startup agritech italiana nata per rendere il controllo della sicurezza alimentare più rapido, accessibile e capillare, ha chiuso un round Seed da 1,35 milioni di euro. L’operazione – realizzata in equity nell’ambito di FoodSeed, il programma della Rete nazionale acceleratori di Cdp Venture Capital dedicato alle startup del settore agrifood e gestito da Eatable Adventures – ha visto la partecipazione di Farming Future, il Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico dell’Agrifood Tech promosso da Cdp Venture Capital SGR in collaborazione con ToSeed & Partners.

Aflabox, round da 1,35 milioni di euro

Il round consentirà ad Aflabox, fondata da Luca Alinovi e Fabrizio Cardillo nel luglio 2024, di accelerare il passaggio dalla validazione tecnologica allo sviluppo industriale e commerciale, rafforzando una piattaforma pensata per portare il controllo delle micotossine, della qualità commerciale e della sicurezza alimentare direttamente nei luoghi in cui le commodity agricole vengono prodotte, raccolte, acquistate, stoccate, trasformate ed esportate.

Aflabox non nasce come un semplice dispositivo di analisi. La società sviluppa una piattaforma di field intelligence che combina hardware portatile, imaging UV e luce bianca, intelligenza artificiale, raccolta dati geolocalizzata e dashboard cloud. Ogni scansione genera un risultato digitale e condivisibile in meno di 90 secondi e contribuisce alla costruzione di una base dati utile per monitorare qualità, contaminazioni, rischi e valore commerciale delle produzioni agricole.

I capitali raccolti permetteranno alla startup di completare la validazione e la certificazione del dispositivo, rafforzare la propria presenza commerciale in Kenya, Nigeria e Italia e avviare la costruzione di una micro-factory dedicata alla produzione di Aflabox. Una parte dell’investimento sarà inoltre destinata al potenziamento della piattaforma di intelligenza artificiale, al miglioramento dell’accuratezza di rilevazione, all’espansione della rete distributiva tra Africa ed Europa e al rafforzamento del team.

Dal laboratorio al campo

Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da alcune specie di funghi e possono contaminare mais, cereali, farine, semi, frutta secca e derivati animali. Tra queste, le aflatossine rappresentano una delle criticità più rilevanti per la sicurezza alimentare globale, con conseguenze sulla salute delle persone, sulla qualità dei prodotti, sul valore commerciale delle commodity e sull’accesso ai mercati nazionali e internazionali.

Oggi molte analisi richiedono laboratori specializzati, strumentazioni da banco, personale qualificato e tempi che possono andare da diverse ore a più giorni. Questo limite riduce la capacità di intervento soprattutto nelle aree rurali, nei centri di raccolta e nei Paesi in cui il rischio di contaminazione è più alto.

Aflabox nasce per colmare questo vuoto: trasferire una parte della capacità di controllo fuori dai laboratori e dentro la realtà quotidiana delle filiere agricole. Il sistema analizza i campioni tramite imaging UV e luce bianca, elabora le informazioni con modelli di intelligenza artificiale e restituisce un risultato digitale utilizzabile da agricoltori, aggregatori, centri di raccolta, industrie alimentari, trader, esportatori, istituzioni pubbliche e organismi internazionali.

Gli agricoltori possono impiegarlo per verificare la qualità del raccolto direttamente sul campo; i centri di raccolta, gli aggregatori e i trader per supportare le decisioni di acquisto e stoccaggio; le industrie alimentari e gli esportatori per rafforzare i controlli, la tracciabilità e l’accesso ai mercati. I dati raccolti possono inoltre supportare governi, istituzioni pubbliche, donor e organismi internazionali nella pianificazione di programmi di sicurezza alimentare e nel monitoraggio delle aree maggiormente esposte al rischio.

Il valore della tecnologia non è soltanto nella singola analisi: ogni scansione può diventare un dato geolocalizzato. Aggregati nel tempo, questi dati possono contribuire a creare mappe territoriali della qualità e del rischio, supportare programmi nazionali di food safety, rafforzare la tracciabilità delle filiere, migliorare l’export readiness e aiutare governi, imprese e donor a intervenire dove il problema è più urgente.

Aflabox ha già fornito 20 dispositivi al World Food Programme in Kenya e ha avviato il proprio percorso commerciale presentando la tecnologia alla Cereal Millers Association Annual Technical Conference nell’aprile 2026. La startup ha inoltre completato una prima fase di validazione della tecnologia basata sull’intelligenza artificiale e depositato il brevetto relativo alla propria soluzione.

Tecnologia italiana, radici africane

Luca Alinovi e Fabrizio Cardillo uniscono esperienza scientifica, sviluppo internazionale, visione imprenditoriale e conoscenza diretta dei mercati africani. Alinovi, ceo di Aflabox, opera da oltre 25 anni nel campo della sicurezza alimentare e dello sviluppo internazionale. La sua esperienza, maturata anche come rappresentante Fao e come esperto di aflatossine, ha contribuito a identificare uno dei nodi più critici della filiera: individuare rapidamente il rischio nei luoghi in cui il prodotto viene realmente gestito. Cardillo, chairman e chief marketing officer, porta nella società oltre trent’anni di esperienza nel business internazionale, nello sviluppo commerciale e nella costruzione di progetti industriali e istituzionali nei mercati africani.

“Abbiamo creato Aflabox partendo da un problema concreto osservato sul campo: quando i controlli sono lontani, costosi e lenti, troppe decisioni lungo la filiera vengono prese senza dati affidabili”, dicono i due founder. “Vogliamo costruire un ponte tra tecnologia italiana, filiere africane e mercati internazionali, trasformando la qualità agricola in un dato rapido, accessibile, geolocalizzato e utilizzabile da imprese, governi e istituzioni, direttamente nei luoghi in cui serve davvero”.

Il team tecnico unisce esperienza nella food safety, sviluppo internazionale, intelligenza artificiale, data science e conoscenza diretta dei mercati africani e comprende Brandon Idemudia, AI Lead e specialista di deep learning, e Kennedy Kioko, Data Scientist esperto di machine learning e modelli predittivi applicati alla sicurezza alimentare.