Pompadour

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Dovendo scegliere fra una borsetta rococò e una teiera, hanno optato per la prima. Nasce così il marchio Pompadour che offre una scelta di oltre cento prodotti fra infusi, tisane, camomille e tè. Tutto parte dall’azienda tedesca Teekanne che nel 1913, quando ancora si vendeva solo tè sfuso nei negozi specializzati, individua il potenziale di fornire del tè già porzionato, da mettere direttamente nella tazza o nella teiera. Viene quindi realizzata la prima bustina di tè, un sacchettino di garza chiuso con un filo e contenente la mi-scela pronta per l’infusione: l’azienda lo chiama “Pompadour” per la somiglianza con la borsetta in stile rococò indossata da Mada-me de Pompadour, favorita di Luigi XV nella Francia del Settecento. Lo stesso nome però viene scelto poi anche per la sede italiana del gruppo, aperta nel 1964 a Bolzano con l’intento di provare a ven-dere in Italia tè e infusi alla frutta e alle erbe: la parola Teekanne, infatti, che in tedesco significa teiera, non viene ritenuta adatta. Negli anni Pompadour si espande in tutta Italia arrivando a contare più di 45 milioni di fatturato.

CONTATTI

Via Luigi Negrelli 11 - Bolzano

Personaggi ed interpreti

È Alexander Schick, amministratore delegato di Pompadour Tè, che da oltre vent’anni si occupa dell’azienda di infusi, tisane, camomille e anche tè grazie all’acquisto del marchio Sir Winston Tea nel 1971. È lui a rapportarsi con i sette titolari di Teekanne - di cui sei donne, a capo quindi di un’impresa famigliare a conduzione in gran parte femminile - e a far crescere l’azienda che in questi anni è diventata leader nel settore di infusi e tè: a Schick si deve anche la certificazione Audit famiglia lavoro, ottenuta nel 2015 per l’impegno a favore del miglioramento della conciliabilità tra famiglia e lavoro.

Il punto forte

In una parola, è la sostenibilità il fiore all’occhiello di Pompadour: l’azienda si caratterizza infatti per l’uso quasi esclusivo di imballaggi in carta riciclata e per l’attenzione e l’ottimizzazione del packaging. Da segnalare anche che dal 2020 tutti gli stabilimenti sono “emission Co2 free”: esiste infatti un sistema di gestione dell’energia certificato Iso dal 2014, che ha aiutato a ridurre le emissioni di Co2 anno dopo anno rendendo i processi di produzione più efficienti e sostenibili, mentre nel 2018 c’è stato il passaggio all’elettricità verde, senza dimenticare l’installazione di 900 metri quadri di pannelli fotovoltaici sul tetto della sede.

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