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Investimenti 26 Settembre, 2019 @ 2:55

Il primo fondo di private capital al mondo dedicato al retail è italiano

di Forbes.it

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ritratto di pietro giuliani
Pietro Giuliani, presidente di Azimut (Imagoeconomica)

Come ottenere rendimento nell’epoca dei tassi a zero? E come far arrivare alle imprese i capitali di cui hanno bisogno in una fase di assottigliamento del credito bancario?
Lo strumento per centrare entrambi gli obiettivi esiste ma fino ad oggi era appannaggio unicamente di investitori istituzionali o dei family office per via di soglie di accesso proibitive.
Si tratta degli strumenti di private capital, suddivisi tra private equity e private debt, che permettono di investire in attività reali, tipicamente connesse al mondo produttivo e non quotate su mercati finanziari.
L’accesso a questi strumenti sta però per cambiare perché per la prima volta un fondo chiuso di private equity si rivolge al pubblico retail, quindi al pubblico dei risparmiatori individuali.
A dare vita a quella che è per molti aspetti accomunabile a una piccola rivoluzione è la prima società indipendente italiana del risparmio gestito, Azimut, che ha annunciato il lancio di un fondo di questo tipo con un importo minimo di sottoscrizione pari a 5mila euro (solitamente la soglia minima varia dai 100 ai 500mila euro).
“Abbiamo democratizzato lo strumento”, ha sintetizzato Pietro Giuliani, presidente di Azimut, che punta, anche attraverso questo strumento ad arrivare nel 2024 a raggiungere una quota del 15% del patrimonio investito su mercati privati e alternativi (oggi tale quota è pari all’1%).
Con vantaggi stimati anche per i clienti, dato che negli ultimi 10 anni le attività quotate hanno generato rendimenti medi del 7,5% e gli asset alternativi del 12%. Azimut vede questi vantaggi nell’ordine del 5-10%, per una sovraperformance su un portafoglio medio pari all’1,5%, anche grazie alla decorrelazione che le attività non quotate hanno nei confronti dell’andamento dei mercati finanziari.
C’è naturalmente una motivazione che fin qui ha impedito a strumenti alternativi di essere venduti al pubblico dei risparmiatori: l’illiquidità più alta della media di buona parte di questi strumenti. Una problematica che Azimut ha superato con l’estrema diversificazione degli strumenti inseriti in portafoglio
C’è poi naturalmente anche il tema di mettere a frutto quella liquidità che oggi è ferma. “Pensiamo di supportare in 5 anni 500 aziende che potranno creare 50mila nuovi occupati”, ha spiegato Paolo Martini, direttore generale e amministratore delegato di Azimut Holding. “In un momento storico in cui a fronte di una ricchezza finanziaria che nel nostro Paese è pari a 4.287 miliardi di euro, altri 1.371 miliardi sono fermi sui conti correnti. Occorre spostare asset improduttivi verso le imprese”. Un’operazione con un potenziale ampissimo, considerando che a oggi sono solo 27 i miliardi di asset in gestione nel private capital contro i 2.210 miliardi nel risparmio gestito.
Il prodotto si chiama Azimut Demos I, è disegnato da Azimut Libera Impresa SGR (piattaforma che comprede ad oggi 8 fondi) e partirà con una dotazione di 350 milioni di euro da investire in aziende italiane, con un fatturato compreso tra i 30 e i 250 milioni e un ticket di investimento per operazione dai 20 ai 60 milioni di euro.

Investimenti 4 Luglio, 2019 @ 1:47

Pietro Giuliani e il segreto per crescere del 50% all’anno, per 15 anni – Video

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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ritratto di pietro giuliani
Pietro Giuliani, presidente di Azimut (Imagoeconomica)

Ricordate il 2008, il crack Lehman Brothers e la grave crisi che ne è seguita? Da allora il più importante indice della Borsa Italiana, il FTSE Mib, che contiene le 40 azioni a maggiore capitalizzazione del nostro mercato finanziario, non si è più risollevato. Resta ancora abbondantemente al di sotto dei valori precedenti lo scoppio della crisi iniziata con i subprime. Sono passati quasi 11 anni, ma anche estendendo lo sguardo su un orizzonte di 15 anni il bilancio resta negativo, per ben 23 punti percentuali.

E proprio 15 anni fa, il 7 luglio 2004, fa sbarcava a Piazza Affari Azimut, società indipendente che si occupa di consulenza e gestione del risparmio. Ebbene, dal giorno della quotazione il gruppo, che ha oggi oltre 55 miliardi di euro di masse gestite, ha premiato i suoi azionisti con un total return, ossia con una performance che tiene conto anche dei dividendi distribuiti, del 751% (circa un +50% all’anno), classificandosi 1° nel periodo per rendimento totale tra i titoli finanziari italiani e 4° tra i componenti del FTSE Mib.  Anche gli altri titoli del settore dell’asset management hanno offerto rendimenti di tutto rispetto. Si va da un total return del 455% di Banca Generali, al 191% di Fineco, fino al 148% di Mediolanum. Più contenuti invece i valori riferiti al mondo bancario/assicurativo, dove tra i principali titoli gli unici casi positivi sono quelli di Mediobanca (57%), Generali (36%) e Intesa Sanpaolo (32%).

Azimut, il segreto di una crescita costante

Forbes.it ha chiesto al presidente di Azimut, Pietro Giuliani, il segreto di questi risultati e quali potrebbero essere gli scenari di aggregazione nel settore che dovessero riguardare anche Azimut.

Dal 2004 la struttura della società è cresciuta in Italia di circa 1.100 consulenti finanziari e private banker, portando così il numero complessivo da 700 professionisti a quasi 1.800 di oggi (2.200 includendo la rete all’estero). Nei 15 anni Azimut ha inoltre raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato 2 miliardi di euro di utile netto, di cui 1,3 miliardi di euro pagati agli azionisti come dividendo.