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Life 30 Gennaio, 2020 @ 9:30

Il calcio unisce e Homefans lo sa: con 12 euro si diventa soci e si punta all’exit

di Massimiliano Carrà

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Courtesy Homefans – a sinistra Daniel Velásquez (co-founder)

“Non è solamente una partita di calcio, è un’esperienza”. Nasce da questo sentimento “Homefans”, la startup fondata a maggio 2016 grazie a un incontro a Manchester tra due appassionati di calcio: l’olandese Luke Verbeek e il colombiano Daniel Velásquez.

Nata con lo scopo di unire gli appassionati di calcio di tutto il mondo, che secondo i dati Nielsen si attestano a circa 1,5 miliardi (escludendo il continente africano), Homefans offre viaggi su misura per piccoli gruppi e gite giornaliere organizzate dalla stessa gente del posto per rendere appunto un partita di calcio un’esperienza a 360 gradi. Per scoprire come sta andando il business di Homefans e quali sono gli obiettivi futuri della startup con sede in Olanda e con un team a Londra, Forbes ha intervistato Alessandro Tordi, Crowdfunding Campaign Manager di Homefans.

Homefans: cosa offre e come funziona

Prima di entrare nel dettaglio dei prossimi obiettivi economici e aziendali di Homefans,  è essenziale prima di tutto concentrarsi su quello che offre la startup “calcistica” e quindi il suo business focale. Sul sito Homefans – come conferma anche Alessandro Tordi – vi sono dei pacchetti che includono tre servizi ben precisi: 

  • il biglietto dello stadio;
  • l’alloggio (più o meno confortevole in base all’opzione scelta);
  • il local host: appassionato di calcio del posto che fa da vero e proprio cicerone per permettere ai “turisti” di godersi i migliori posti della città. 

Come rivela il Crowfunding Campaign Manager della startup, “Homefans si attiva e crea i propri pacchetti per i match più sentiti dalle tifoserie, (come i derby), per quelli che vanno in scena negli stadi più iconici al mondo e per quelli giocati in città che garantiscono un’attrazione turistica interessante. Questo perché Homefans nasce per unire turismo e calcio”.

A febbraio Homefans lancia seconda campagna di crowdfunding

Nonostante il successo ottenuto in questi anni, Homefans ovviamente non vuole fermarsi e vuole continuare a crescere. E per farlo si affiderà nuovamente al crowdfunding. “Abbiamo deciso – dichiara Alessandro Tordi – di lanciare a metà febbraio una nuova campagna di equity crowdfunding, sempre su Crowdcube”. 

Rispetto al primo round di due anni fa, in cui Homefans ha raccolto 180 mila pound (oltre 200 mila euro), il minimo di raccolta questa volta è stato fissato a 200 mila pound. Va sottolineato che la campagna durerà due settimane e “abbraccerà tutti”. Per diventare soci di Homefans bastano infatti 10 pound (circa 12 euro).

“Ovviamente – rivela Tordi – l’obiettivo di questa campagna è quello di espanderci in maniera molto molto più aggressiva sul mercato europeo, tant’è che la maggior parte dei fondi ottenuti li dedicheremo al budget pubblicitario, il 25% sul personale executive e il 5-10% su assicurazioni per tutelare acncora di più i viaggiatori”.

L’obiettivo di Homefans: exit entro 5 anni

Da quanto ci racconta Alessandro Tordi, gli obiettivi di Homefans per i prossimi anni sono abbastanza chiari: aumentare il numero dei viaggiatori, dei ricavi e puntare a una exit nel giro di massimo 5 anni. Tra l’altro anche grazie all’aiuto economico di un club di calcio spagnolo che milita nella Liga, di cui Alessandro ci svela (per motivi di riservatezza) solo la lettera iniziale “B”, Homefans negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale. Tant’è che tra il 2017 e il 2018 il business è cresciuto del 300% (anche in virtù della prima campagna di crowdfunding), tra il 2018 e il 2019 dell’80%.

Fino al 30 novembre 2019 sono stati registrati 2300 viaggiatori da 40 Paesi per un totale di circa 100 viaggi e di 615 mila pound di ricavi con un profitto del 46% tasse incluse (circa 282 mila pound). Numeri importanti che comunque Homefans nel entro il 2023 vuole totalmente surclassare.  Infatti, come racconta Alessandro Tordi “nei prossimi tre anni abbiamo l’ambizione di arrivare a 6 milioni di pound di ricavi: 3 dal nostro business attuale e 3 dal match day experience (il pacchetto “tutto in giornata”) che vogliamo che sia il nostro core business futuro”. 

 

 

Investimenti 9 Gennaio, 2020 @ 2:07

Microcredito di Impresa: la startup che finanzia Pmi e professionisti

di Forbes.it

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Massimo Laccisaglia
Massimo Laccisaglia, ad Microcredito di Impresa

Articolo apparso sul numero di dicembre 2019 di Forbes. Abbonati

Il microcredito in rampa di lancio con il crowdfunding. Questa la svolta attesa dagli operatori del settore e di cui iniziano a vedersi i primi incoraggianti segnali, come racconta a Forbes Italia il team di Microcredito di Impresa, la startup fintech autorizzata da Banca d’Italia a prestare, come stabilito dalla normativa di riferimento, fino a un massimo di 35mila euro a startup, piccole imprese o professionisti con anzianità inferiore ai cinque anni.  A fine ottobre ha deciso di sfruttare il crowdfunding lanciando una campagna su BacktoWork che è in poco tempo andata in overfunding rispetto agli obiettivi minimi di raccolta che si era posta.

“Vogliamo imprimere una svolta al settore del microcredito, che offre grandi opportunità sia agli investitori di equity che di debito”, spiega Massimo Laccisaglia, amministratore delegato di Microcredito di Impresa e presidente di Innovative-RFK, tra i soci fondatori. “Ci piace questo settore perché coniuga forti esternalità positive con ottime opportunità di ritorno per gli investitori”. Ma il microcredito ancora non è decollato in Italia se è vero che la domanda potenziale da parte di tutti questi soggetti privi di storia creditizia viene stimata dal ministero dello sviluppo economico in oltre un miliardo di euro l’anno. Ed è qui che entra in campo BacktoWork, la piattaforma di crowdfunding fondata da Alberto Bassi (di cui Forbes Italia vi ha raccontato la storia sul numero di novembre) grazie alla quale Microcredito di Impresa mira a realizzare un aumento di capitale fino a 5 milioni di euro con l’obiettivo di prendere la guida di questo mercato a livello italiano.

Diego Rizzato
Diego Rizzato, dg Microcredito di Impresa

“Anche se gli operatori di microcredito sono ancora pochi, 13 società in tutta Italia, questo settore è ormai pronto per una crescita esplosiva”, dice convinto Diego Rizzato, direttore generale di Microcredito di Impresa. “Per questo ci stiamo dotando dei capitali necessari per stabilire rapporti di partnership con gli istituti bancari, che, pur potendo erogare direttamente microcredito, di fatto ci manifestano spesso la preferenza ad operare tramite un soggetto specializzato, come noi”. Ma la raccolta di funding non si ferma alle banche, la società sta già lavorando con alcuni fondi di debito che sottoscriveranno obbligazioni per poter mixare la provvista oltre che con alcuni istituti specializzati nell’acquisto o cartolarizzazione dei finanziamenti erogati dopo un periodo di ammortamento concordato, confidano Laccisaglia e Rizzato.

Se tutte le potenziali offerte di microcredito a professionisti, startup e pmi fossero soddisfatte potrebbero nascere 40mila nuove imprese l’anno e 100mila nuovi posti di lavoro.  La domanda reale, però, è oggi inferiore al 10% di questo potenziale. Un punto su cui gli operatori del microcredito come Microcredito di Impresa fanno particolare affidamento per sfondare nel mercato è la garanzia dell’80% da parte del Fondo di Garanzia che assiste i micro-prestiti, come prevede la normativa di riferimento, il decreto attuativo dell’art. 111 del TUB n. 176/2014 e le relative disposizioni attuative della Banca d’Italia.

Investimenti 11 Settembre, 2019 @ 4:07

Walliance, il real estate crowdfunding made in Italy punta all’Europa

di Forbes.it

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Investire nel mercato immobiliare non è più un’attività ad appannaggio di pochi. Grazie al crowdfunding, la nuova modalità di microfinanziamento dal basso che sfrutta la capillarità di propagazione del web unita ai metodi di pagamento digitali, è possibile oggi destinare i propri risparmi (anche contenuti) al settore real estate.

Il real estate crowdfunding, sottoinsieme del crowdinvesting, infatti, permette a diffusi investitori di partecipare al finanziamento di un progetto immobiliare in ambito residenziale o commerciale, in cambio di una remunerazione del capitale. E i risultati raggiunti dal suo avvio rivelano le potenzialità dell’idea.

Stando a quanto riportato dal 4° Report italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano pubblicato nel mese di luglio di quest’anno, il real estate rappresenta l’ambito di maggiore crescita nel mondo del crowdinvesting nei prossimi 12 mesi.

Walliance, la piattaforma italiana di real estate crowdfunding

Walliance è la principale piattaforma italiana di investimenti immobiliari online, che permette di investire nel mercato immobiliare, semplicemente dal proprio smartphone o dal proprio PC, in operazioni immobiliari selezionate e analizzate, con un rating assegnato da EY a disposizione per ogni operazione, il tutto a partire da un investimento minimo e democratico per progetto di 500 euro. Con un organico di 11 persone operanti in Italia, in 24 mesi di attività Walliance ha raggiunto 13 milioni di capitali raccolti tramite la piattaforma ed investiti in progetti immobiliari, con oltre 23 mila utenti profilati.

Nuovo aumento di capitale per Walliance, la piattaforma verticale per investire online nel settore immobiliare. A tutta dritta verso l’Europa

Walliance, real estate crowdfunding
Walliance è la principale piattaforma di investimenti immobiliari online in Italia

Ora, dopo appena due anni di attività, Walliance ha annunciato la chiusura di un nuovo aumento di capitale riservato ad investitori privati pari ad 1 milione di euro, che in aggiunta al round precedente, ha portato la società a dotarsi di una cassa di circa 2 milioni di euro.

I nuovi fondi saranno destinati alla prima fase dell’espansione europea, che avrà inizio con il lancio sul mercato francese previsto entro la fine del 2019, oltre al consolidamento e all’espansione del mercato italiano.

Questo aumento di capitale nasce dalla volontà di coinvolgere partner industriali e strategici, ovvero soggetti in grado di apportare un contributo operativo, prima ancora che finanziario, finalizzato ad espandere il perimetro delle nostre attività core” ha commentato Giacomo Bertoldi, CEO di Walliance, che ha poi proseguito: “Già nel nostro primo anno di attività abbiamo superato i 300mila euro di fatturato e la tendenza per quest’anno ci porta a raddoppiare: non avendo quindi esigenze di cassa imminenti, abbiamo potuto permetterci di scegliere, tra i molti soggetti interessati a sottoscrivere il nostro aumento di capitale, quelli che abbiamo ritenuto essere i migliori in ottica di sviluppo.

Tra gli investitori del primo round vi è Trentino Invest, la joint-venture partecipata tra gli altri da La Finanziaria Trentina, Istituto di Sviluppo Atesino, Fondazione Caritro e Trentino Sviluppo. Nel secondo round oltre ad alcuni investitori privati, partecipa anche Lago SpA, società padovana che realizza arredi di design Made in Italy e progetta mobili modulari, adatti a tutte le aree della casa, e non solo.

Grazie a un design partecipativo che si arricchisce delle energie provenienti dall’utente finale, l’azienda ha dato vita al Lago Design Network, una rete di luoghi pubblici e privati progettati e arredati da Lago che ad oggi conta oltre 200 progetti in tutto il mondo tra hotel, ristoranti, real estate e spazi di lavoro e che parla a una community di 25 milioni di persone. Con un fatturato di 35 milioni di euro e 25 milioni di contatti, Lago ha scelto di investire su un nuovo ramo aziendale con l’obiettivo di contribuire al miglioramento del business a partire da tutti quegli ambienti in cui quotidianamente scorre la vita.

Questo è solo l’inizio” fa sapere Bertoldi; “Walliance ha già avviato molteplici colloqui con fondi di investimento per dotarsi di ulteriori capitali volti a sancire definitivamente l’espansione europea, in attesa del nuovo regolamento europeo sugli European Crowdfunding Service Providers”.